Ragusa – Catania, c’è chi non la vuole

C’è chi non si strappa le vesti di fronte all’ipotesi che il raddoppio della Ragusa – Catania venga tralasciato, rimandato a tempi migliori.
Questa la nota congiunta della Federazione del Sociale USB Ragusa e della Federazione provinciale di Ragusa CUB TRASPORTI sull’argomento:

AUTOSTRADA RAGUSA-CATANIA: USCIRE FUORI DAL CORO

La recente mobilitazione per l’autostrada Ragusa-Catania segnala quanta arretratezza culturale e quanta ignoranza caratterizzi la classe politico-amministrativa locale e i vertici delle organizzazioni sindacali.
Senza voler sottolineare quanto di strumentale e propagandistico sia emerso sabato 11, a cominciare dal coinvolgimento delle scuole, con bus pagati dal comune e senza un lavoro di discussione preliminare con gli studenti, riteniamo grave questo diffuso atteggiamento oscurantista in base al quale debba essere scontato che tutti vogliano la nuova arteria autostradale.
Chi scrive non è contrario alle infrastrutture, però è convinto che oggi gli sforzi e le energie per migliorare la mobilità debbano essere rivolti verso vettori che abbiano una prospettiva, e che sin da adesso possano essere individuate come ecologicamente compatibili, socialmente utili ed economicamente gestibili.
Questo ragionamento ci induce a uscire fuori dal coro di chi chiede una nuova autostrada, cioè ancora cemento e asfalto sui nostri territori, ancora un trasporto basato sul gommato, sui carburanti di natura fossile, sull’inquinamento, sui rischi di incidenti, su costi sempre più insostenibili (pedaggi, carburanti, assicurazioni, mezzi, ecc.).
Occorre essere lungimiranti, guardare a un futuro neppure tanto lontano, in cui il trasporto automobilistico subirà un drastico alt, in cui l’inquinamento ambientale ci costringerà a scelte alternative.
Ci si può proiettare in questo futuro immediato puntato su altri vettori, in primo luogo una nuova linea ferroviaria che colleghi la provincia di Ragusa a Catania, magari collegando i due aeroporti; una ferrovia per il trasporto delle merci (una delle più gravi criticità dell’attuale scorrimento veloce 514 Ragusa-Catania) e delle persone, in linea con le direttive dell’Unione Europea, che invitano da tempo ad investire sul trasporto pubblico su ferro, di gran lunga più sicuro, molto meno inquinante, e infinitamente meno costoso di nuove autostrade.
Noi non siano quelli del No a tutti i costi; noi contestiamo una politica che rimane ancorata al passato, un passato condizionato dalle lobby del petrolio, del cemento, della gomma, dell’industria automobilistica, e, nella nostra zona, influenzato dai poteri legali e illegali che ruotano attorno al mercato ortofrutticolo di Vittoria e al trasporto delle merci.
Liberarsi da queste ipoteche è necessario e possibile solo se la si smette di perseguire politiche che le rafforzano e le perpetuano.
Dopo 50 anni, l’autostrada Siracusa-Gela, nata per collegare i due poli petrolchimici, non è nemmeno arrivata a Ispica; forse fra qualche anno giungerà a Modica per terminare definitivamente la sua corsa.
Metà della provincia avrà quindi presto la sua porzione di autostrada per Catania.
Nel frattempo, i petrolchimici hanno anch’essi esaurito la loro funzione, lasciandoci uno strascico di morti, inquinamento irreversibile, disoccupazione e corruzione mafiosa. Sarebbe ora di fermarci qui.
Noi siamo per una mobilitazione sincera e convinta che richieda degli aggiustamenti strutturali immediati sulla 514, nel frattempo punti a decongestionare il traffico merci adottando misure alternative sin da ora possibili, e infine persegua l’obiettivo di una nuova infrastruttura ferroviaria moderna per collegare il ragusano e il catanese: in 90 minuti se si costruisce solo un tratto nuovo da Comiso a Vizzini Scalo, e in un’ora se si costruisce una linea diretta Ragusa-Lentini.

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