Replica di Ragusa Prossima alla Lega di Ragusa sull’iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo

Il Direttivo di Ragusa Prossima diffonde una nota per evidenziare come il decreto Sicurezza
non abolisce il diritto di iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo.

Questo il testo della nota:

Come Ragusa Prossima abbiamo già espresso preoccupazione sul contenuto del c.d. decreto sicurezza.
I timori si sono rivelati vieppiù fondati nel leggere la nota con la quale i rappresentanti della Lega a Ragusa hanno inteso “far chiarezza” sul diritto dei richiedenti asilo ad esseri iscritti nell’anagrafe dei residenti.
Il contenuto di tale nota non può che lasciare basiti, in quanto lungi dal “fare chiarezza”, evidenzia come i rappresentanti della Lega a Ragusa non conoscono, o fanno finta di non conoscere, la reale volontà del Ministro dell’Interno.
Come il Ministro Salvini abbia inteso la norma è ben chiaro negli atti amministrativi che ha adottato. In questo caso, ci sia consentito intestarci il compito di “fare chiarezza” sull’argomento.
Sul punto basterà evidenziare che la Circolare N.0083774 del 18/12/2018 del Ministero dell’Interno a pagina 6 recita: “ai richiedenti asilo – che, peraltro non saranno più iscritti nell’anagrafe dei residenti (articolo 13) – vengono dedicate le strutture di prima accoglienza (CARA e CAS), all’interno delle quali permangono, come nel passato, fino alla definizione del loro status” (ed il grassetto è nella circolare).
Dall’inciso che fa riferimento all’articolo 13 del decreto sicurezza sembra che il Ministero ritenga che una tale disposizione impedisca l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo ospitati presso i CARA e i CAS.
Questo inciso riprende e ribadisce quanto già affermato dalla Circolare 15/2018 Ministero dell’Interno – Dipartimento degli affari interni e territoriali – Direzione centrale per i servizi demografici, inviata il 18 ottobre 2018, quindi poco dopo la pubblicazione del decreto.
In questa circolare il divieto di iscrizione anagrafica era affermato in modo più esplicito e presentato come logica derivazione delle previsioni contenute nell’art. 13 del decreto sicurezza. La circolare, infatti, dopo aver riportato le disposizioni dell’art. 13 conclude affermando:
“Pertanto, dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni, il permesso di soggiorno per richiesta di protezione internazionale di cui all’art. 4, comma 1 del citato D.lgs. n. 142/2015, non potrà consentire l’iscrizione anagrafica (Il grassetto questa volta è nostro).
È evidente che l’abolizione del diritto dei richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe della popolazione residente rappresenti la volontà del Ministro dell’Interno Salvini, proponente del decreto.
Ma come è stato da più parti evidenziato nel nostro sistema costituzionale questa volontà non ha un peso decisivo, in quanto i Giudici sono soggetti soltanto alla legge.
In realtà, la lettura che il Ministro Salvini vorrebbe imporre non può essere sostenuta, in quanto l’analisi di un testo normativo non può assolutamente essere condotta senza avere presente il contesto costituzionale e il sistema di tutela multilivello dei diritti e poi il quadro sistematico rappresentato dall’ordinamento giuridico. Le interpretazioni fornite dalle circolari ministeriali sono rilevanti solo quando sono compatibili con questo quadro.
L’opinione ormai diffusa tra i giuristi è che l’art. 13 del decreto sicurezza, letto in maniera sistematica e costituzionalmente orientata, non impedisce l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo che si trovano nelle strutture di accoglienza.
Una lettura corretta del testo normativo porta a concludere che esso abolisce non il diritto all’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo, ma semplicemente la procedura semplificata per tale iscrizione prevista in fase di conversione in legge del decreto Minniti attraverso l’introduzione dell’articolo 5-bis del D.lgs. 142/2015.
Ma la problematica evidenziata non è che una delle tante che solleva il contenuto di un provvedimento che si pone in aperto contrasto con i principi della nostra carta costituzionale, nonché con i principi di diritto internazionale. Senza dimenticare le ricadute negative che tale provvedimento ha già sulle singole realtà comunali.
Ma il compito di “fare chiarezza”, per quanto riguarda Ragusa Prossima continuerà con una serie di tavole rotonde sul contenuto del decreto sicurezza per fornire ai cittadini uno strumento di informazione e formazione.

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