Riflessioni di un semplice cittadino

Perché i giornali non anticipano i nomi dei dirigenti che circolano come scelte sicure del sindaco e dei suoi collaboratori di giunta?
Non mi interessa ‘u curtigghiu sui nomi e sui rispettivi ‘protettori’, non mi interessa la caccia al tesoro sui nomi che starebbero dietro a determinati comunicati, mi lascia assai deluso l’andazzo, precisando che non c’è nessun elemento che mi scandalizza.
Qualunque sindaco, Cassì o Tringali, Calabrese o Cosentini, D’Asta o Nello Dipasquale, Tumino o Sonia Migliore, Giorgio Massari o Ciccio Barone sceglierebbero, comunque, nomi graditi, persone amiche o amiche degli amici, soggetti, comunque, con le dovute competenze e la necessaria esperienza.
Non esiste un sindaco che aspetta la visione notturna o l’apparizione divina nella sua stanza per avere l’indicazione sul dirigente da assumere.
E’ così sin dai tempi di Nello Dipasquale, di Solarino, di Mimmo Arezzo, ognuno sceglie il segretario, il dirigente, l’esperto, e lo fa seguendo le normative, sfruttando anche le maglie larghe della legge, ma sempre in piena legittimità.
Logico che, ad ogni tornata, ci siano appetiti vari, più o meno legittimi, per esperienze, competenze, titoli, curriculum, protezioni politiche e religiose, del mondo della finanza e dei poteri forti, ma volete considerare che, alla fine, il sindaco voglia decidere sfruttando quel poco di autonomia che la legge gli concede?
E il consiglio disinteressato dei dirigenti in carica dove lo mettete, pensate veramente che non abbia voce in capitolo?
Allora è insulsa questa gara a sollevare la questione, questa smania di apparire come i paladini della trasparenza e dei criteri di scelta cristallini, portando avanti valutazioni opinabili delle normative, quando i padrini politici hanno importato i metodi per la libera scelta di collaboratori e dirigenti.
Il cancro è nella legislazione che è sempre più complicata, appunto per permettere di trovare sempre uno sbocco favorevole, come accade per l’urbanistica, relativamente alla quale, fino a quando non ci sono norme certe e definitive, ognuno trova spazio per le sue esigenze.
Un dirigente può essere assunto a tempo indeterminato o a tempo determinato, leggi particolari come la 267 del 200 0all’articolo 110 concedono margini per il reclutamento a tempo determinato per tre anni, esulando dalle regole su graduatorie e altri orpelli.
E su tutto aleggia sempre il TAR con le sue sentenze che, molto spesso, danno interpretazioni inattese della legge.
Il vero problema, poi, non sta tanto nella scelta del soggetto ideale, quanto in quella dei candidati che cambiano santo protettore o ideologia politica, che issano bandiera a seconda del mare che stanno navigando. Ieri contro l’elezione di Cassì, oggi suoi sostenitori…ma c’est la vie.
La delusione non sta tanto nelle scelte che già si anticipano, quanto nel constatare che non c’è mai un vero cambiamento: il bello sarebbe se alla fine del mese ci trovassimo due dirigenti che di nome facessero Nicola Rossoscuro e Adalberto Biancochiaro, possibilmente scelti da una commissione di saggi dell’alta Italia.
Solo allora ci convinceremmo dell’assoluta indipendenza nelle scelte, ma chi sta con i piedi per terra, e conosce la storia contemporanea, sa che c’è chi è capace di arrivare dappertutto, come tante volte hanno recitato le cronache, anche ai livelli più alti.
L’unica consolazione è che, se escono i nomi che circolano, tutti sono concordi nell’ammettere le indiscusse competenze, ma anche Cassì sarà annoverato fra i primi cittadini che dell’intuito personae fanno il proprio credo, legittimamente, in barba a quanti auspicano l’applicazione di procedure di selezione comparativa come da sentenza 4881 della Corte Costituzionale del 27/2/2017.
Quello di cui non riusciamo a capacitarci è perché uno attento alla forma come Cassì permette che la selezione scada nel pettogolezzo, con conseguente danno di immagine, per gli interessati, nei confronti della gente comune.
Le amicizie politiche e con l’establishment, civile e religioso, dell’uno, mettono, quasi, in ombra, le riconosciute competenze.
Per l’altro c’è una gara per stabilirne le protezioni che alcuni identificano all’interno della giunta, altri negli ambiti delle parentele acquisite.
Perché non si riesce a mantenere il più stretto riserbo sulle scelte? Perché si ha sempre troppa fretta di aprire l’uovo per vedere la sorpresa?
Per i delusi, politici o diretti interessati, alla fine resta sempre il TAR, se non ci sono illegittimità o irregolarità, anche solo formali, occorre sempre ricordare che le proteste prolungate ma vane, l’opposizione senza riscontri positivi, alla fine sono non solo improduttive ma danno vita a danni irreparabili dal punto di vista politico.

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