Per il rinnovamento auspicato, il candidato sindaco non deve uscire dall’attuale consiglio comunale

Ormai da tempo, si sgomita per conquistare la candidatura a sindaco, consolidate solo quelle del PD e del Movimento 5 Stelle, quest’ultima, invero, autorevolmente annunciata ma non ufficializzata.
Per il resto trattative e ipotesi di candidature tutte nell’area delle opposizioni in consiglio comunale: almeno tre sono gli aspiranti alla carica fra gli esponenti delle opposizioni, che condizionano, inspiegabilmente, anche le posizioni di partiti che non sono rappresentati nel civico consesso, come Forza Italia e Fratelli d’Italia.
Si vuole imporre il concetto che Ragusa ha bisogno del cambiamento e si vuole far apparire scontato che la candidatura debba sortire dalle file delle opposizioni consiliari.
Le stesse rivendicano il merito della politica di contrasto all’amministrazione pentastellata senza che possano dimostrare un solo obiettivo raggiunto: hanno sì sollevato questioni importanti, anche se, spesso, ad orologeria e in maniera fondamentalmente strumentale, ma non hanno mai ottenuto nulla, se non qualche ininfluente ritiro o correzione di atti.
Inoltre, nonostante ripetuti tentativi di accordo e di alleanze, la risultante dell’intento di fare fronte comune sbatte, puntualmente, di fronte alle singole ambizioni di essere, comunque, il candidato prescelto.
Ci ha dato lo spunto di questa riflessione, la nota del Presidente del Laboratorio politico 2.0, Claudio Castilletti, che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, come fra le opposizioni regni il più assoluto contrasto sulle strategie unitarie da intraprendere.
Una nota, quella di Castilletti, già contraddittoria nel titolo, perché esorta a valutare meriti che non esistono, come abbiamo cercato di spiegare, e viene fuori con un proclama per esortare gli elettori a non tenere conto di quelli degli altri.
Di proclama si tratta perché già l’incipit risuona di quella fondamentale e atavica rivalità, nella storia della candidatura per le amministrative 2018, fra la portavoce del suo Laboratorio, la consigliera Migliore e il leader dell’ormai nutrito gruppo misto, al consiglio comunale, Maurizio Tumino, ex di Forza Italia, leader, ideologo e stratega riconosciuto di un gruppo civico, nonché apparentemente legato, per questioni di sostegno elettorale, all’on.le Giorgio Assenza.
Il gruppo di Tumino, ormai comunemente considerato come il bastone di sostegno, almeno fino a poco tempo fa, della dissolta maggioranza pentastellata, viene definito “complice (più o meno palese)” dei 5 Stelle, viene considerato fra quelli che hanno usato i guanti di velluto per contestare quanto non andava bene.
Per il resto, si passa a rivendicare meriti nel tentativo di arginare le politiche di Piccitto, considerate, unilateralmente, come ‘mala amministrazione’.
Indiscutibile l’impegno di certa parte delle opposizioni per contrastare le politiche dell’amministrazione, ma occorre ammettere che non è stato raggiunto alcun risultato, anche ricorrendo a tribunali amministrativi, Corte dei Conti e Uffici Ispettivi dell’Assessorato agli Enti Locali della Regione Siciliana.
Un risultato che denota solo come inadeguate e inefficaci sono state le strategie scelte per fare opposizione, considerazione dimostrata dal fatto che l’amministrazione 5 Stelle è arrivata al capolinea, senza scossoni, in grado di presentare alla città risultati incontrovertibili ancorché non condivisibili, con il solo fastidio di aver dovuto avere l’accortezza di tenere i finestrini chiusi, lungo il cammino, per evitare fastidiose folate di vento e qualche sputo che espressioni becere delle opposizioni hanno tentato di lanciare all’indirizzo di amministratori e consiglieri a 5 Stelle, qualche volta a ragione nel merito ma mai nei modi.
Il Presidente del Laboratorio 2.0 rammenta la lotta di opposizione come una guerra di trincea, dove i rappresentanti in Consiglio Comunale si sono trovati soli: soli nella battaglia contro la pressione fiscale, soli sul randagismo, soli sui bilanci, (dove, in verità, nessuno ha saputo dimostrare contezza e competenza con vere proposte alternative NdR), soli nel combattere quelli che potevano essere identificati come sperperi.

Per Castilletti ci sarebbero personaggi in cerca di futuro che vorrebbero conquistare la fiducia dei ragusani a disastro avvenuto, lo stesso disastro che li avrebbe visti assenti, le candidature e le aspirazioni al Governo dovrebbero emergere per merito.
Giustissimo, condivisibile, per cui nessuno degli attuali componenti del civico consesso merita di poter anche solo proporre la propria candidatura.
Nessuno può vantare un consuntivo, degno di questo nome, del lavoro di opposizione.
Nessuno si è impuntato sull’urbanistica, sul PRG, sulle varianti, sulle costruzioni in verde agricolo, sul piano particolareggiato per il centro storico, nessuno ha sentito l’esigenza di far luce sui fondi mancanti della Legge su Ibla, nessuno ha voluto addentrarsi sulle questioni anagrafe tributaria, contenzioso per i parcheggi pluripiano, Castello di Donnafugata e consistenza della collezione di abiti d’epoca, raccolta differenziata sempre al palo, conflitti di interesse, immobili e strutture comunali abbandonate (cinema Marino, scuole Carmine, ex tribunale, ex biblioteca, ex City, stadietto di via delle Sirene, parcheggio di San Paolo), senza dire che si è assistito alla più completa indifferenza nei confronti della scandalosa vicenda dell’ospedale nuovo.
I consiglieri di opposizione si sono trastullati in poco produttive esibizioni di carattere amministrativo, con rilievi di irregolarità e di profili di illegittimità, spesso inesistenti, con inoltro di pregiudiziali quasi sempre bocciate, scaturite per lo più da strategie tendenti a rallentare o bloccare i lavori d’aula, hanno contrastato solo, con forza, i tentativi iniziali dei 5 Stelle di mettere ordine nei lavori d’aula e delle commissioni attraverso una seria revisione del regolamento relativo che permette, ancora oggi, per esempio, ad un consigliere, di entrare in consiglio, acquisire il gettone di presenza e il permesso lavorativo, e andare via dopo dieci minuti, oppure, alle opposizioni unite, questa volta in maniera efficace, di adottare la strategia per far mancare il numero legale e trasformare ogni convocazione del Consiglio in una seduta doppia, con costi raddoppiati di spese generali, di gettoni di presenza e di rimborsi lavorativi.
Per tutti questi motivi, che saranno meglio illustrati nel corso della lunga campagna elettorale, potrebbe risultare poco opportuno scegliere un candidato sindaco proveniente dalle file dell’attuale consiglio comunale, non sarebbe una scelta dettata dal colore politico ma dalla reale esigenza di rinnovamento e di buona politica che non deve essere solo quella delle amministrazioni ma, più ancora, delle opposizioni che dovrebbero dare l’esempio.

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