Si va ai supplementari grazie ad un tiro da tre punti all’ultimo secondo

Una tornata elettorale che si è rivelata difficile e tormentata fin dall’inizio della campagna elettorale.
Sono note a tutti le diatribe interne, comuni a tutti i partiti e alle formazioni politiche in genere, c’è stata maretta anche nella lista Città Futura che strada facendo ha visto perdere il sostegno di tre dei fondatori, gli ex assessori Conti, Dimartino e Brafa.
Nel centrosinistra la rottura definitiva fra Massari e i renziani di Dipasquale, prima con D’Asta e il gruppo consiliare, poi con Calabrese.
A sinistra è mancata l’unità per le fibrillazioni fra Art.1 – MDP e Sinistra Italiana.
Sonia Migliore e Maurizio Tumino si sono azzuffati verbalmente per assumere la candidatura della coalizione di centro destra nella vacatio determinata dal coma indotto di Forza Italia, provocato da quel che resta della dirigenza del partito.
Fra i grillini del Movimento 5 Stelle, raggiunta, solo alla fine, una pace apparente, l’unica isola felice quella dell’area moderata di centro destra, del gruppo di Pppe Cassì che, con la collaborazione di Ciccio Barone, ha messo insieme esperienze politiche diverse, da Fratelli d’Italia a Franco Antoci, a Giovanni Iacono.
Alla fine, l’hanno spuntata le persone apparse più serene, più lucide, meno esaltate dalla missione che spacciavano come richiesta da un consenso popolare e di partiti che, alla fine, non si è visto.
Il Movimento 5 Stelle, e il suo candidato, godevano di molti presupposti positivi, essere il partito dell’amministrazione uscente, un candidato generalmente ben visto a Ragusa, più all’esterno oltre che all’interno dei 5 Stelle, visita del leader nazionale che ha fatto rivivere le emozioni del 2013, con la piazza stracolma, è stato quello il momento nel quale si è capito che Antonio Tringali era, comunque, al ballottaggio.
Per il secondo posto, si propendeva per una contesa, all’ultimo voto fra Cassì e Tumino, nella quale poteva inserirsi Calabrese del PD, ma, avvicinandosi il primo turno, si delineava una prospettiva sulla quale non riuscivano ad interferire né le vicende personali di Tumino, portate alla ribalta da una emittente televisiva, né le voci, insistenti, di accordi, di non precisata paternità e componenti, per spostare voti da Calabrese a Massari, una sorta di riedizione delle strane strategie, fallimentari, del 2013.
L’esito del 1° turno è stata una sorpresa, non del tutto tale per quanti credevano nelle potenzialità di Peppe Cassì che ha sbaragliato il campo degli avversari, attestandosi al secondo posto, ad una incollatura da Tringali, spazzando via buona parte della vecchia politica come non avevano saputo fare i grillini nel 2013.
Solo 647 voti separano i due big, che resteranno, per molto tempo, comunque, protagonisti della politica locale, liberata, finalmente, dal fardello residuale di esponenti della prima e della seconda repubblica.
Eliminati dalla politica amministrativa attiva quegli elementi che si sono rivelati disuniti e incapaci di gestire il ruolo di opposizione, valutazione che scaturisce non da opinioni personali ma dallo scarso consenso raccolto fra la gente.
Tumino, Massari, Ialacqua, Migliore, e altri oppositori esterni al Consiglio Comunale, non sono stati solo sconfitti per i voti ma hanno subito una sentenza popolare di rara consistenza.
Restano a galla poche espressioni politiche, quelle qualitativamente più consistenti e affidabili, le scelte di Peppe Cassì si sono rivelate attente, resta indietro la componente di centro sinistra, cattolico-comunista, di Giorgio Massari, di fatto alla pari con il centro destra di Maurizio Tumino, dietro il PD di Peppe Calabrese, per i numeri deficitari non fanno storia Sonia Migliore e Carmelo Ialacqua.
Ancora prima di capire quali potranno essere gli sviluppi di questo tempo supplementare, i due contendenti hanno già manifestato di andare al ballottaggio senza accordi e senza apparentamenti, anche in questo un segnale inequivocabile e coraggioso di aborrire alleanze di comodo e inciuci che, peraltro, sarebbero da stipulare proprio con quegli elementi della vecchia politica dei quali la città si è voluta liberare.
Nell’attuale situazione, è chiaro a tutti che eventuali accordi potrebbero portare voti ma ci sarebbe da considerare il distacco di quanti non vedrebbero di buon occhio il rientro dalla finestra di quanti sono stati democraticamente accompagnati alla porta e riconsegnati agli affetti familiari.
Si va anche verso una gestione della vita politica comunale ‘pulita’, con una maggioranza chiara per il candidato vincente, quale che esso sia, anche se dopo l’esperienza grillina dell’ultimo quinquennio c’è sempre da temere sui colpi di testa, soprattutto in casa 5 Stelle.

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