Situazione politica scoraggiante

Osservare quello che sta accadendo in politica è un attentato alla serenità mentale.
Da Roma a Palermo appare sempre più evidente che la politica è, ormai, solo tentativo di conservare il potere, a qualunque costo e a qualunque condizione, senza minimamente tenere in conto le esigenze reali della gente, della collettività.
Da tenere a debita distanza quanti parlano di bene comune perché è l’ultima cosa della quale si interessano.
Vedere uno come Musumeci che incontra, separatamente, forze politiche che in altre realtà non sarebbero nemmeno nell’elenco telefonico, per spartire la torta degli assessorati, è semplicemente deprimente.
Dai nomi che vengono fuori si comprende come le competenze e le capacità non fanno parte dei curriculum esaminati, si finirà per rimpiangere la rassegna dei cinquanta assessori di Crocetta che almeno facevano arredamento di lusso nel salotto della politica.
D’altra parte, anche a Roma la schiera dei ministri, per quello che si legge dei relativi curriculum di alcuni, non è che sia esaltante.
Nella piccola realtà iblea la situazione non è da meno, in tutte le forze politiche, situazione di scarsissimo livello e scoraggiante.
La batosta elettorale impressa dai 5 Stelle, in maniera diffusa in Sicilia e, segnatamente, a Ragusa, ha messo in evidenza solo la scelta di una classe dirigente con evidenti limiti, la sola che ha perso la campagna elettorale che si poteva considerare vinta, ancor prima di passare all’incasso dei voti.
Si è capito che Cancelleri non tira, la scelta del cerchio magico e degli assessori ha rivelato limiti enormi, di certo, come è ammesso anche in ambienti grillini, la scelta di un altro nome, più nuovo, più fresco, avrebbe portato, quasi sicuramente, alla vittoria che, è a tutti evidente, è mancata per pochi voti e per strategie finali di comunicazione fallimentari.
A Ragusa il fenomeno nel fenomeno, dove si volevano evidenziare i limiti di una amministrazione 5 Stelle che proprio il candidato presidente ha, accuratamente, evitato di esaltare per non essere coinvolto nelle nebbie di una amministrazione contestata per nulla, esce fuori un risultato eclatante: il 40 % per il candidato presidente, 9.700 voti di lista, che danno la misura di come la gente ha visto l’amministrazione di Piccitto e soci in questi anni.
Diversamente non potrebbe essere, se chi vota senza senso non è radunato solo a Ragusa e dintorni.
Ne ha raccolto i benefici l’eletta Campo, che ha fatto fuori l’uscente Ferreri e si accinge a intraprendere la carriera parlamentare con rinnovato entusiasmo e scelte azzeccate.
Una delle prime quella dell’addetto stampa che, lo riconosce chi scrive che spesso si è trovato in netto disaccordo con lo stesso, ha sfornato il primo comunicato inimitabile, perché ha trasformato la prima ‘assemblea pubblica provinciale’, aperta ai cittadini, agli elettori, ai simpatizzanti e chiaramente a tutti gli iscritti al Movimento 5 Stelle, in una convention di altri tempi: si dovevano “iniziare celermente a costruire le basi organizzative del lavoro da affrontare in provincia di Ragusa e a Palermo, sia per re-incontrare i sostenitori della nostra Lista e ringraziare tutti coloro che hanno sostenuto il nostro candidato presidente Giancarlo Cancelleri.”
C’erano, in tutto, 40 persone, compresi gli elementi dell’amministrazione, sindaco, presidente del consiglio e vice, due assessori, un consigliere comunale e i collaboratori stretti della Campo: il comunicato, puntuale, parla di “attivisti, simpatizzanti e semplici cittadini da diverse parti della provincia, con molte persone nuove che sin sono avvicinate, segno di crescita e apertura del nostro gruppo, un buon laboratorio politico e di idee per il primo degli incontri organizzato dalla neo deputata regionale, servito per recepire le varie istanze che sono state avanzate oltre che per fare un’analisi più approfondita del voto delle Regionali.”
Le potenzialità della Campo, che, dal punto di vista giornalistico, avevamo, da tempo, apprezzato ed evidenziato ampiamente, da sole, non spiegano l’exploit elettorale a Ragusa, e in provincia, e la scarsa partecipazione all’incontro testimonia la natura del voto espresso, di apprezzamento per il lavoro dell’amministrazione pentastellata e indice di un voto di protesta e di tendenza che dovrebbe far preoccupare i concorrenti, ancora, invece, avviluppati nella sterile polemica di opposizione e di vano contrasto ai 5 Stelle.
Una situazione preoccupante, perché non solo le opposizioni non si rendono conto dell’inutilità assoluta dell’attività svolta in questi anni, ma non hanno la contezza della situazione attuale e, come bendati, cercano di scacciare i fantasmi di una annunciata prossima disfatta per molti di loro che vedranno, quasi certamente, una sfida riservata fra 5 Stelle e il candidato appoggiato da Nello Dipasquale, che pure ha i suoi uomini in consiglio che si ostinano a scacciare fantasmi.
Tutti gli altri sembrano destinati all’estinzione politica, considerato i naturalmente isolati e quelli che stanno producendo tentativi di alleanza da far accaponire la pelle.
Una possibilità, di ben figurare nella contesa, la potrebbe avere Forza Italia, ma deve scegliere il nome giusto e il regista capace che deve anche reperire la disponibilità della destra ragusana per dimenticare il recente consesso a Musumeci, non replicabile per le comunali, e per favorire il ritorno del centro destra.
Voltagabbana, saltimbanchi, saltafossi e cantori del civismo, se vogliono bene alla città, dovrebbero fare un passo indietro e favorire la disputa fra soggetti politici reali e, soprattutto, componenti delle rispettive formazioni da sempre, mettendosi a disposizione per il bene comune ma evitando di presentare scenari che la gente, lo ha dimostrato, non sopporta più.

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