Solo solidarietà e parole di rito per l’ennesima vittima della violenza maschile

Note di solidarietà per la ragazza vittima della violenza maschile ad opera di un recidivo già condannato ma in semilibertà, libero di reiterare sempre lo stesso reato.
Le note del comitato AdessoBasta e del Vescovo di Ragusa mostrano estrema cautela nel condannare l’uomo che addirittura chiamano, uomo, padre, marito, senza che si possano individuare i connotati citati nell’autore dell’infame gesto.
Si parla di educazione alla legalità, di informazione sulle violenze di tutti i tipi e genere, si parla di rispetto per le differenze, ma non si esigono leggi adatte a debellare i fenomeni di violenza che dilagano e per i quali la magistratura mostra eccessiva considerazione ai larghi magli della legge.
Leggere che un condannato per reati simili possa fare solo 4 giorni di carcere è lo specchio di una situazione che ormai non regge e per la quale educazione, informazione e appelli al rispetto non servono, se non come accessori di misure rigide per cui si devono richiedere leggi severe.

Il movimento AdessoBasta ha inviato la seguente nota:
Ciò che è successo qualche giorno fa alla giovane donna vittoriese è l’emblema brutale di come il corpo femminile sia ancora considerato un oggetto su cui e contro cui all’uomo è permesso sfogare il peggio dei propri istinti animaleschi e della propria rabbia.
La sequenza dei fatti raccontati dalla vittima si snoda come una pellicola da film horror che rende ancora più inquietante l’episodio.
Un uomo, un padre, un marito (a proposito: che ne è della sua famiglia, della moglie, dei figli?) che deve sfogare le proprie frustrazioni familiari e coniugali con la prima che passa, facendone la vittima di questo caos esistenziale.
La preda è, naturalmente, una donna che ha solo la sventura di incrociarlo sulla sua strada al ritorno di una normale festa di compleanno passata con gli amici. Ma per lui è la preda ideale, è la bambola di gomma, l’oggetto su cui sfogare tutta la rabbia e la brutalità accumulate.
Ci viene spontaneo chiederci che svolgimento avrebbe avuto la trama se a passare, in quel momento fosse stato un uomo. Certo non il medesimo.
Tutto ciò ci rende ancora più convinte e decise a proseguire sulla strada che abbiamo intrapreso: non ci stancheremo di informare e formare riguardo la violenza di genere, di educare il più possibile per quanto concerne il rispetto delle differenze, di reclamare e combattere per leggi e pene adeguate (troviamo inammissibile che questo bruto si sia fatto solo 4 giorni di galera dopo una condanna a due anni e mezzo per reati similari) per i colpevoli di questi delitti, di assistere e aiutare le donne vittime di violenza.

Anche Il vescovo di Ragusa, monsignor Carmelo Cuttitta, esprime vicinanza alla donna vittima dell’odioso episodio di violenza. «Occorre un patto per l’educazione e la legalità»

Il Vescovo di Ragusa, monsignor Carmelo Cuttitta, manifesta vicinanza alla vittima dell’odioso episodio di violenza registratosi nei giorni scorsi.
Ancora una volta i riflettori dei media si sono accesi su questa terra per un dramma che rischia di lasciare una ferita profonda nella vittima e una ulteriore lacerazione nel tessuto sociale.
Il Vescovo, nel lodare il coraggio della donna che ha contribuito alle indagini portate avanti con scrupolo e professionalità dalla Magistratura e dalle Forze dell’Ordine, invita tutti a compiere passi concreti che vadano nella direzione della legalità e ribadisce l’impegno della comunità ecclesiale su questo versante.
Occorre un grande patto per l’educazione e la legalità tra tutti coloro che hanno a cuore le sorti di questa terra. Istituzioni, scuola, Chiesa, famiglia, agenzie educative, servizi sociali, forze dell’ordine, magistratura devono trovare il modo per trasmettere ai giovani quei valori che purtroppo sono sempre meno nel patrimonio genetico delle nuove generazioni.
Dispiace constatare che il presunto autore di questo indegno atto di violenza non fosse nuovo a episodi del genere. Lontano da slogan su garantismo, certezza della pena, impunità, il Vescovo ribadisce la necessità di una giustizia che tuteli i più deboli e rieduchi chi ha rotto il patto di civile convivenza con la comunità.
È evidente, se i fatti di queste ore dovessero trovare conferma anche a livello giudiziario, che qualcosa non ha funzionato consentendo la reiterazione di un reato di questa gravità.
Non ci interessa sapere cosa e perché non abbia funzionato, auspichiamo però che simili episodi non abbiano più a ripetersi e che tra Magistratura, cittadini e forze dell’ordine possa tornare a respirarsi un clima di reciproca fiducia.

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