Stati Generali del Turismo a Erice, convocati dalla Regione Siciliana: dov’era Ragusa?

Alla fine, la nostra è una politica di botteguccia, a Erice gli Stati Generali del Turismo, organizzati e convocati dal governo siciliano, di Ragusa e da Ragusa nessun segno di vita.
Presidenti di Distretti Turistici, albergatori, rappresentanti di categoria, ‘esperti’ a vario titolo si fanno vivi solo quando c’è da accaparrarsi qualche inutile Presidenza di osservatorio o quando si vogliono mettere fondi della tassa di soggiorno per l’aeroporto di Comiso.
Anche la politica, con i tanti assessori che si occupano di turismo, è latitante in un così importante appuntamento che non risolverà nulla, ma è indispensabile farsi vedere in queste occasioni.
A Erice, cosa che da noi sarebbe impossibile, forte contestazione, in aula e fuori dalla sede dell’incontro, nei confronti di Musumeci per le politiche sull’aeroporto di Trapani Birgi.
La stessa scelta di Erice, centro internazionalmente noto, è discutibile perché se vai organizzare un appuntamento di questo tipo, si deve sfruttare l’occasione per pubblicizzare posti meno conosciuti.
Ma nessuno parla, a Erice nessuno per analizzare dati e statistiche, per imparare cosa estrapolare dagli arrivi e dalle presenze sul nostro territorio.
L’assessora comunale al Turismo e presidente del Distretto Turistico del posto ha parlato “di un territorio in ginocchio, giunto al capolinea, all’ultima fermata. Un territorio che non ne può più di dover sopportare non soltanto la crisi economica e quella aeroportuale, ma, anche, e soprattutto i tempi biblici di una politica in cui i trapanesi, ormai, faticano a credere ogni giorno di più.”
La voce di una parte della Sicilia che non ce la fa più. Perché di promesse non mantenute, di inutili rassicurazioni e di parole a cui non hanno fatto seguito i fatti, la storia recente è piena: una situazione non molto dissimile dalla nostra, solo che da noi si fa solo salotto, senza ombra di contestazioni e di dichiarazioni forti della cosiddetta classe politica.
A Erice si è sentito parlare di rafforzare i collegamenti tra gli aeroporti ed i territori, tra aeroporti ed aeroporti, tra territori e territori, in una logica di intermodalità.
A Trapani, se non si trova una soluzione per collaborare con Palermo, considerano l’ipotesi di una cooperazione con Catania e Comiso, ma, per quanto riguarda Comiso non ci sono interlocutori, forse perché impegnati, come dicono in molti, al silenzio per favorire le mosse dei catanesi, sottotraccia approvate incondizionatamente.
Sui giornali di Trapani si legge di un sindaco che etichetta come “inadeguata e ‘pinocchia’ la risposta dell’assessore regionale al Turismo”, aggiungendo “povera Sicilia, un turista marziano avrebbe evitato di fare così tanta magra figura”. Da noi, il sindaco Cassì è troppo ‘signore’ per utilizzare questi toni per l’aeroporto o per la Ragusa-Catania.
Per tornare a Erice, si è parlato di governance turistica in Sicilia, di professioni turistiche, di sommerso nel Turismo, di enogastronomia e Beni Culturali per un turismo dell’identità̀, della Sicilia nel Mediterraneo, argomenti che da noi sono ignorati o forgiati a convenienza.
Per il resto il messaggio che viene fuori da Erice, da parte del governo regionale conferma quanto ascoltato, di recente, a Ragusa, dalla viva voce dell’assessore Pappalardo, le strategie per fare del turismo la marcia in più della Sicilia sono quelle, prioritariamente, di un unico marchio, di un unico colore, un unico messaggio, un’unica grafica. Programmazione e pubblicità adeguata, cose da noi sconosciute, anzi si persevera con iniziative locali dal dubbio esito e in totale contrasto con le strategie di unitarietà dell’immagine dell’assessorato regionale.
Aspettiamo la Fiera di Shangai, aspettiamo un resoconto, magari assieme ai dati specifici delle precedenti partecipazioni, poi ne riparliamo.

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