Toni e contorni pirandelliani per i rilievi della Corte dei Conti

Pur nella consapevolezza dell’epilogo pesante che potrebbe avere l’indagine di controllo della Corte dei Conti sui bilanci 2015 e 2016 del Comune di Ragusa, nonché delle risultanze delle segnalazioni inoltrate alla Procura della stessa Corte è impossibile evitare un approccio leggero alla questione, perché tutta la vicenda, che, all’inizio, qualcuno, forse per scarsa competenza, voleva minimizzare, è intrisa di toni e contorni dal sapore pirandelliano.
Su tutta la vicenda troneggiano due fra i politici di più elevata valenza nel panorama politico, non solo locale, due soggetti in antitesi per la loro storia, per il modo di fare politica, spesso in malcelato contrasto ma, loro malgrado, accomunati dalla incontestabile dottrina di origine democristiana che li eleva dalla massa dei politicanti di basso cabotaggio.
Sono Giovanni Iacono e Nello Dipasquale, gli unici che, da tempo, hanno sollevato forti riserve sull’operato della giunta pentastellata che è al centro dei rilievi della Corte dei Conti.
Percorsi diversi per Iacono e Dipasquale, ma che hanno avuto lo sbocco comune dell’evidenza dei loro rilievi.
Iacono era alleato dei 5 Stelle per un patto non politico ma di responsabilità e fu appunto per i contrasti con l’allora assessore al bilancio dei 5 Stelle che lasciò la maggioranza per dedicarsi ad una azione forte di contrasto e di opposizione, nella consapevolezza delle irregolarità che si perpetravano in seno all’amministrazione pentastellata.
Fortissima l’azione di opposizione, numerosi gli esposti agli organi competenti, epiche le battaglie in aula anche solo per ottenere carte e documentazioni che il blocco di assessori e dirigenti del tempo evitava accuratamente di produrre.
L’on.le Nello Dipasquale, che, in maniera ridicola, veniva additato alla pubblica opinione come la causa, in qualità di sindaco nei sette anni precedenti, della situazione economico finanziaria dell’Ente poco felice, fu di poche parole: con particolare riferimento all’utilizzo delle royalties, inoltrò l’esposto alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per il mancato rispetto delle normative di legge.
Oggi Iacono e Dipasquale si possono considerare i vincitori di una battaglia politica condotta unicamente con l’obiettivo del bene comune, per la salvaguardia della città e dei suoi conti pubblici, profanati e stuprati dalla incapacità di amministratori e dirigenti che si occuparono della cosa pubblica come di questioni condominiali.
Potrebbe chiudersi qui il commento alla vicenda, ma ci sono aspetti che non si possono sottacere.
Gli attuali amministratori, rivali diretti dei 5 Stelle al ballottaggio, alle ultime comunali, non possono esaltare il successo politico sugli avversari, ancorché da loro non determinato.
I giochi politici e le esigenze dell’Ente obbligano gli attuali amministratori a tutelare il Comune, a cercare di attenuare la posizione della Corte dei Conti, per ottenere clemenza alla luce del nuovo corso amministrativo.
Non si potrà gridare alla città delle irregolarità commesse dai grillini, non si sa se per incapacità di comprensione del danno, per incompetenza o per la naturale presunzione dei 5 Stelle che tutto potevano in quanto diversi.
E, in effetti, i 5 Stelle ragusani diversi lo sono stati, perché, pare, vicende di questo tipo il Comune di Ragusa non abbia mai visto, nel corso delle amministrazioni di destra, di centro e di sinistra.
Ma chi sono i 5 Stelle ragusani che possono essere coinvolti nella vicenda?
Complicata la risposta: Stefania Campo entrò in contrasto con l’allora assessore al bilancio e, forse, i contrasti furono alla base delle sue ‘dimissioni spontanee’, i pezzi migliori della compagine consiliare, a cominciare da Maurizio Stevanato e Massimo Agosta, non avevano certo rapporti idilliaci con l’allora assessore al bilancio, gente pratica come Dario Gulino prese le distanze da tutta l’amministrazione in temi non sospetti, anche il sindaco, persona fondamentalmente sana, fu travolto dal sentimento amicale e non riuscì ad opposi al duo formato da assessore e dirigente che fecero il bello e il cattivo tempo, dentro e fuori il Comune.
Piccitto affermava di avere cieca fiducia nel suo assessore preferito, non sappiamo se, oggi, è portato ad ammettere di essersi sbagliato.
Pirandelliano il silenzio di tutti i 5 Stelle ragusani, dei leoni da tastiera dei social che non esprimono parere sulla vicenda, pirandelliano l’atteggiamento degli eletti che ostentano silenziosa indifferenza all’evolversi della questione, ciondolanti ancora fra le pretese di buona amministrazione del passato e l’evidenza di una situazione che già li dovrebbe porre in condizioni di seria responsabilità tale da non farli sproloquiare per rivendicare meriti che sono del tutto evaporati al primo ‘caldo’.
Sarà difficile ottenere un pudico silenzio, già in mattinata è pervenuto il solito sterile comunicato del capogruppo consiliare che cerca visibilità indicando al primo cittadino quello che c’è da fare a Marina di Ragusa: anche in questo caso non si comprende se si tratta di inspiegabile provocazione o di totale mancanza di consapevolezza sulla gravità della situazione provocata dal proprio movimento di appartenenza.
Pirandelliana la situazione anche dalla parte della maggioranza, con l’ex assessore Salamone che tenta di porre riparo alla iniziale inerzia nei confronti della situazione economico finanziaria dell’ente, sottovalutata nonostante i rilievi sollevati all’interno della stessa giunta e mascherata con eccessiva superficialità alla stampa che chiedeva lumi sulla audizione palermitana, quella stessa che la Corte ha definito ininfluente ai fini delle necessarie risposte che dovevano arrivare dagli uffici finanziari dell’ente.
Incontestabile l’evidenza che il primo assessore al bilancio della giunta Cassì ebbe troppo poco tempo per rendersi conto della situazione e ancor di più dopo l’audizione del mese di ottobre e prima delle sue dimissioni, ma è incontestabile anche che già per il bilancio del 2018 non emersero serie prese di posizione verso una situazione economico finanziaria dell’ente che, come ammesso in Commissione e in aula, fu colpevolmente e supinamente subita per come era stata ‘apparecchiata’ dal vecchio dirigente, dalla passata amministrazione, con soluzioni che la stessa Salamone definì di ‘finanza creativa’.
Era allora che si doveva afferrare il toro per le corna e persone competenti in materia avrebbero dovuto fiutare l’inconsistenza dei conti e obbligare gli uffici a fornire tutti gli elementi utili per portare allo scoperto la reale situazione.
L’ultimo aspetto pirandelliano della questione ci lascia anche interdetti, e vorremmo capire come funziona la macchina amministrativa: le irregolarità, l’eventuale danno amministrativo, gli errori, le errate interpretazioni della legge, a chi sono ascrivibili ?
Non si è ancora compreso, se responsabile è il sindaco, l’assessore, la giunta nel suo insieme, il dirigente, ma, soprattutto, ci chiediamo: quale è il ruolo e quali le responsabilità dei revisori dei conti ?
Cosa ci stanno a fare ? Tutti rilievi della Corte dei Conti si basano su atti firmati dal Collegio dei Revisori dei Conti, ma nessuno li ha tirati in ballo, né per difesa, né per attaccare.
Appunto, un mistero pirandelliano.
Toni e contorni che emergeranno nella odierna seduta di consiglio comunale dedicata, fra gli altri punti all’Ordine del Giorno, all’approvazione dei correttivi da inoltrare alla Corte dei Conti.

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