Un piatto di riso rancido mette a nudo un sistema di livello bassissimo

Ad essere alterato non è il cibo della refezione scolastica, ma tutto il sistema che ruota attorno, soprattutto quello delle verifiche e dei controlli che, dopo il confronto scontro con i genitori, ha mostrato tutte le sue falle.
Fa bene ad andarsene il sindaco Piccitto, non tanto per non essere apprezzato dai pentiti che nel 2013 lo portarono al trionfo, quanto per non aver saputo creare una sua corte adeguata per supportarlo nel difficile compito di primo cittadino.
Dirigenti, assessori, consiglieri comunali che spesso hanno creato, ingigantito e cristallizzato problemi a ripetizione.
Non è questa la sede per disquisire di questi aspetti, ma ascoltare gli interventi dei consiglieri grillini, sopportare l’assordante silenzio dell’assessore al ramo, tollerare l’atteggiamento troppo signorile del dirigente, a fronte della protesta, sacrosanta ma scomposta dei genitori, ha dato il quadro di un sistema al collasso.
Se la casa brucia, non si può stare al telefono a polemizzare con il centralino dei pompieri per il ritardo nell’arrivo dei soccorsi, si comincia a buttare acqua.
A partire dal piatto di riso rancido, si dovevano chiamare subito i Carabinieri, aspettandoli con il piatto in mano, le porzioni esigue, le polpette mal cotte, la pasta senza condimento dovevano essere portate al Comune, istantaneamente.
I mezzi per trasportare il cibo, i ritardi nella consegna, la mancanza di personale in numero adeguato, dovevano essere comprovati dalle forze dell’ordine.
Postare, ancor oggi, la foto della pizza distribuita ai bambini è sintomo che si tratta, quasi, di un gioco di ruolo, perché, se quella distribuita ai bambini è anche la pizza delle foto apparse oggi sui social, resta solo da non utilizzare la mensa e dare vita ad una protesta seria non mandando i figli a scuola e obbligando le autorità a prendere provvedimenti immediati.
Oggi, giovedì 11 gennaio, l’assessore al ramo e l’amministrazione hanno mostrato i loro limiti: avrebbero dovuto invitare la stampa ad un tour, dalle cucine dell’azienda incaricata della refezione, al controllo dell’uscita dei pasti, al controllo del loro arrivo, dopo la verifica di mezzi e personale, tutto alla luce del sole, il tutto ‘condito’ da un assaggio del pasto, pizza o riso che fosse.
La sintesi di tutta questa operazione doveva essere illustrata, con ampio supporto mediatico tramite la collaborazione delle televisioni, in conferenza stampa, ad un tavolo permanente di emergenza che doveva essere immediatamente costituito.
I fatidici 8 giorni evidenziati dal dirigente servono per le questioni burocratiche di un eventuale iter di risoluzione del contratto, vedere i giornali pieni delle ammissioni di errore nel trattamento del cibo da parte del gestore dell’appalto, vedere le foto del SUV che avrebbe trasportato cibo della mensa, vedere le foto della pizza che sarebbe stata distribuita, è solamente penoso, senza un sollecito resoconto dei controlli effettuati
Ma si mettano l’animo in pace i tanti genitori, perché sarebbe una illusione pensare che ci siano, sulla piazza, aziende professionalmente adeguate per il servizio che tutti vorrebbero, soprattutto al costo irrisorio che si pretende di imporre.
Ci vorrebbe il coraggio di gridare: “Io non faccio mangiare a mio figlio un pasto che costa meno di 5 o 6 euro”, che già è una cifra irrisoria, quanto dovrà integrare il Comune per la refezione, rispetto a quanto pagato dai genitori, è questione di altra sede.
Perché la collettività non confronta quanto si spende per spettacoli o per gli abiti d’epoca e quanto per la refezione scolastica ?
Il sindaco si può rassegnare, il sistema è saltato, è innegabile che i controlli sul cibo dovevano essere effettuati
dopo che il servizio fosse partito, ma personale e mezzi dovevano essere verificati e controllati prima, questo non è stato fatto, il ciclo di preparazione e distribuzione dei cibi speciali doveva essere verificato prima, sarebbe utile capire chi c’era, degli uffici, il primo giorno, nelle cucine, nella sede dell’azienda, nelle scuole, per controllare che l’avvio del servizio non avesse presentato discrasie.
Quanto accaduto in sala giunta non fa testo, per l’atteggiamento di confusione provocato dalle continue interruzioni e dagli alterchi fra le parti, è stato solo il suggello del fallimento delle opposizioni consiliari che anche in questa occasione hanno dimostrato i loro grandi limiti già conosciuti nel corso di questi anni.
Se, come da più parti gridato, l’amministrazione avrebbe mostrato inadeguatezza al ruolo, meglio non hanno fatto i consiglieri di opposizione che hanno solo inveito contro il sindaco, senza proporre soluzioni e interventi tempestivi, forse anche perché, in campagna elettorale, è meglio muoversi con guanti di velluto.
Il nodo della situazione è uno solo: può emettere il sindaco una ordinanza urgente e contingibile per rischio sanitario in ordine alla distribuzione dei pasti nelle scuole ?
Se non lo può fare e si deve seguire una trafila giudiziaria per bloccare l’appalto, allora polemiche e discussioni sono inutili, non resta che far mangiare il panino ai bambini, o la classica ‘scaccia’-
Se invece è nelle competenze del primo cittadino rescindere immediatamente il contratto, lo si sarebbe dovuto obbligare con una forte manifestazione di protesta, occupando il Comune, incatenandosi ai cancelli, bloccando le strade.
Invece abbiamo l’opposizione delle pregiudiziali, dei ricorsi al TAR, degli esposti all’ufficio ispettivo dell’assessorato agli enti locali, delle interviste e dei comunicati stampa, l’opposizione che dei disagi delle famiglie se ne sbatte, soprattutto in questo momento in cui è occupata a tratttive senza fine per tentare di accaparrarsi candidature e poltrone
La stessa opposizione che ora si lamenta delle procedure di appalto, ma che nulla ha fatto, nei temi dovuti, per affrontare la problematica, in tempo utile.
Prima si dovevano sollevare riserve sull’operato dell’amministrazione e produrre, in anticipo, denunce circostanziate per tentare, almeno di prevenire disagi.
Tutti si lamentano che le commissioni non vengono convocate, ma nessuno si è preoccupato di chiedere la riunione per un problema così importante, le preoccupazioni sono gli abiti d’epoca al Castello di Donnafugata, la biblioteca comunale, la cultura, Ragusa capitale della cultura e della enogastronomia, con le schifezze distribuite alla mensa.
Le commissioni ci sono, non sono solo i grillini che non le hanno convocate, andate a vedere chi è il presidente della Commissione competente e chiedetegli quali sono stati gli argomenti delle sedute convocate, ma chiaramente, non è responsabile solo il Presidente, perché tutti i consiglieri avrebbero potuto richiedere apposite riunioni su temi così importanti.
Dimenticavo, se qualcuno aspirasse alla trasparenza sulla questione, c’è anche una commissione apposita !

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