Una valutazione sull’analisi di ‘Confronto’ per le criticità dell’area iblea

Ancora una nota dell’Associazione Confronto, della quale è Presidente Enzo Cavallo, che riferisce del dibattito, sviluppatosi in assemblea, sulle principali questioni che riguardano il territorio ibleo.
Vengono richiamati, per l’ennesima volta i limiti e le responsabilità di buona parte della classe dirigente provinciale, ma non si comprende a chi si riferisce la nota, a meno che non si intenda per classe dirigente provinciale la classe politica che, comunque, è al suo posto chiamata dagli elettori.
Emerge anche il grosso limite della ispirazione pur sempre campanilistica dell’Associazione, più volte venuta fuori a proposito della questione dell’inutilizzo dei locali del soppresso Tribunale di Modica.
Questa volta ci si limita ad affiancare l’accorpamento della Camera di Commercio con quelle di Siracusa e Catania con la soppressione del Tribunale, ma si tratta di due organi del tutto diversi e protagonisti di faccende diverse.
Dispiace a tutti, anche al ragusano, che il Tribunale di Modica sia stato soppresso, una storia di secoli cancellata per politiche di risparmio statale dal dubbio esito. Male hanno fatto i ragusani a non affiancare la protesta, invero debole dei modicani, per la soppressione, la questione è distorta da quanti, strumentalmente, cercano un trasloco del Tribunale di Ragusa nei locali dell’ex tribunale di Modica che, per qualcuno, costituirebbe una vittoria assai più gratificante che se riaprissero quello di Modica.
La storia legata alle criticità strutturali dei locali di Ragusa è diventata stucchevole, se non ci sono le condizioni minime di sicurezza e di vivibilità lavorativa si deve lottare per una nuova sede a Ragusa, in secondo luogo si potrebbe chiedere un temporaneo trasferimento a Modica, con condizioni e impegni rigidissimi perché la sede unica e naturale resti, comunque, quella del capoluogo.
Solo con un presupposto di questo tipo e con l’enunciazione ufficiale che, fino ad un diverso ordinamento, Ragusa è il capoluogo e tale rimane, si può discutere insieme delle politiche del territorio.

Quanto alle considerazioni emerse dal dibattito assembleare dell’associazione, indiscutibilmente condivisibili sono quelle relative al ruolo che, in passato relativamente recente, Ragusa e il territorio provinciale hanno rivestito nel contesto siciliano, posizioni che oggi sono state travolte dalla crisi generale siciliana, prima di tutto politica, poi economica e occupazionale.
È la crisi della classe politica ma, più ancora della classe dirigente che non ha saputo esprimere personaggi degni del ruolo rivestito in molte realtà del territorio.
Oggi si vive sul protagonismo e sulla smania di visibilità di alcuni rappresentanti che si sforzano di imitare i grandi del passato, con scarsissimi risultati.
Giusto auspicare il gioco di squadra per mettere in atto azioni mirate e adeguate alle necessità attuali, ma occorre, intanto, che la classe politica sia rinnovata e non si resti attaccati alle vecchie sigle e alle logiche spartitorie del passato.
Si parla di una classe politica che non ha mostrato peso e valore, debole, ininfluente ed incapace di incidere laddove serviva e serve, subendo supinamente le scelte e le imposizioni verticistiche, Palermitane e Romane.
Non è certo quello attuale il momento per fare nomi, ma non si ricordano attacchi di questo tipo in occasione delle palesi imposizioni verticistiche.
Qualcuno che oggi ha cambiato partito, fino a poco tempo fa appoggiava i governi che hanno decretato l’accorpamento della Camera di Commercio, la soppressione dei tribunali, l’inglobamento delle ASI nell’IRSAP, la scomparsa delle province: nessuno mai si è scagliato contro questi personaggi quando hanno subito, se non avallato di fatto queste decisioni, né, tantomeno, quando hanno cambiato bandiera.
Da molto tempo non c’è un rappresentante ibleo nel governo regionale, siamo messi sempre troppo male a livello di governo nazionale, anche i grillini dominatori della scena politica hanno accuratamente evitato di mettere rappresentanti dei centri maggiori come candidati alla Camera o al Senato, nessuno ha fiatato, accettando le logiche spartitorie delle candidature che lasciavano presagire gli esiti negativi.
Si parla inutilmente, e senza competenze specifiche, di autostrada, di Ragusa Catania, di Porto di Pozzallo, di aeroporto di Comiso, di Consorzio di Bonifica, di Corfilac, ma appena viene il Presidente della Regione o un assessore regionale o, peggio, un ministro, senza distinzione di colori politici, sono tutti ossequiosi e piegati a 90°, invece di organizzare contestazioni epocali.
‘Confronto’ pensa ancora alla cabina di regia, entità cara ai politici del passato, come i tavoli di concertazione e le sinergie che nulla hanno portato al territorio, occorre un coinvolgimento non solo della classe dirigente che, abbiamo sottolineato è inesistente e senza autorevolezza, ma più ancora dei giovani, con azioni unitarie che devono essere allargate, veramente, a tutto il territorio.
Una battaglia per l’area iblea non si può fare partendo da una associazione a respiro cittadino, non si può fare in giacca e cravatta, non si deve parlare di vertenza perché le vertenze sono quelle della classe operaia che è sempre assoggetta ai padroni.
Si deve parlare di rivoluzione, intanto fra gli stessi protagonisti del territorio che, uniti, devono portare non il vento ma l’uragano della protesta intanto a Palermo per poi arrivare a Roma.
Non ci potrà essere dignità e riscatto se si resterà a lottare per un reparto fra Modica e Ragusa, sono queste le beghe di piccoli uomini che fanno sorridere la classe politica regionale che ci tratta di conseguenza: vorrei vedere un assessore regionale o un Presidente della Regione che si trovasse davanti una delegazione che presentasse, unitariamente, le istanze di Ragusa, Modica e Vittoria in un colpo solo, senza chiedere ma solamente presentando la lista di cose da fare e ponendo solo la domanda : “Quando saremo accontentati?”
Occorre cambiare impostazione, purtroppo anche ‘Confronto’ continua a mostrare nostalgia per la vecchia provincia regionale e, addirittura, per le competenze di natura amministrativa, non è aspirazione solo di ‘Confronto’, non sono pochi quelli che sognano di riscaldare, di nuovo, una poltrona a viale del Fante, a meno che qualcuno non pensi di sfruttare i locali dell’ex tribunale.
Non è così che si può impostare una rivoluzione, e nemmeno una battaglia, senza dire che gli esiti delle ultime elezioni fanno presagire tempi bui per la vecchia politica e per i vecchi esponenti.
Sembra che la battaglia, la guerra, la rivoluzione, siano finalizzate alla ricostituzione dei posti al sole alla Provincia, è una battaglia, una guerra, una rivoluzione persa in partenza.

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