Via Padre Tumino diventa un caso e i grillini Tringali e Firrincieli cavalcano la tigre

Era stato Mario Chiavola a sollevare il problema della via Padre Tumino chiusa al traffico, poi c’è stato il consigliere Iurato che ha evidenziato come la strada fosse diventata una sede di abbandono incontrollato di rifiuti, forse anche i 5 Stelle avranno fatto qualche comunicato affogato nella marea di note giornaliere inviate alla stampa.
Ora sono proprio i 5 Stelle Tringali e Firrincieli che chiedono la riapertura della strada, dopo un incontro con i residenti che vogliono portare in Comune perché non ascoltati, a loro dire, dal sindaco.
Questa è la dimostrazione che i metodi moderni, improntati all’ascolto, al buonismo, alla disponibilità e alla condivisione delle scelte porta a situazioni pirandelliane, il risvolto della medaglia della democrazia.
Non si può vivere sulle alterazioni ormonali di qualche presunto notabile del posto: prima è stata segnalata la scarsa sicurezza della strada, poi è stata presa la decisione di chiudere la stessa al traffico, con la condivisione dei residenti che hanno anche scartato l’ipotesi del senso unico.
Dopo l’estate, ci sono, forse, esigenze per il trasporto dei figli a scuola e si chiede la riapertura mettendo in atto pochi essenziali accorgimenti di sicurezza.
L’amministrazione stava verificando la possibilità di intervenire in maniera radicale, ma occorrono circa 600.000 euro per i lavori.
Strada per anni ignorata in quanto a sicurezza, come tante altre strade della città, di colpo diventa urgente risolvere la situazione: i 5 Stelle hanno governato per anni e non sono mai intervenuti, lo fanno, ora, su sollecitazione dei residenti che prima hanno sollevato la problematica, poi ne hanno condiviso la soluzione temporanea, ora si rendono conto che subiscono i disagi di una decisione condivisa ma risultata scomoda e chiedono di intervenire di nuovo.
La dimostrazione che le scelte di ogni amministratore dovrebbero essere svincolate dalle esigenze personali e improntate solo al bene comune, comodo o scomodo per i residenti.
Legittime le istanze della gente che si devono assommare a quelle dei residenti delle contrade e delle periferie, non si può fare tutto in un colpo e, soprattutto, non può fare solo il sindaco di turno dopo anni di totale immobilismo.
Spesso, anche nei programmi elettorali si fa filosofia sulle piazze, sulle vie, sui ponti sulle vallate, senza rendersi conto che sarebbe decoroso rendere percorribili le strade di casa, ma, di certo, non è produttivo parlare di via Padre Tumino in campagna elettorale, meglio parlare della idea di città e della Ragusa del futuro.

Tringali e Firrincieli rivolgono istanza al sindaco per rivedere quella che, secondo loro, sarebbe una decisione avventata, senza dire che nasce da una decisione del dirigente per la sicurezza, condivisa dai residenti che ora vogliono il contrario.
Ritengono che siano pochi gli interventi necessari a mettere in sicurezza la strada e non comprendono perché il sindaco non trovi le risorse necessarie.
Con una discutibile posizione chiedono che il sindaco si adegui alle posizioni dei predecessori che, nei 50 anni precedenti hanno tenuto la strada aperta, senza che si siano mai verificati incidenti gravi, disattendendo, quindi, il provvedimento del dirigente.
In definitiva, questa strada è sicura o no ?

Il finale del comunicato sembra mostrare i reconditi motivi dello stesso, ancora una volta un endorsement per il vicesindaco Licitra, alla quale si rivolgono i due consiglieri 5 Stelle, per la questione in oggetto, perché “probabilmente persona più attenta a questo tipo di problematiche perché abbiamo verificato che l’attuale primo cittadino sembra essere un poco troppo lontano dalla realtà e ci stupisce con decisioni che, a volte, riteniamo incomprensibili”.
Se, in una prima occasione l’endorsement poteva avere fondamento basandosi esclusivamente sull’apprezzamento per le capacità, le competenze e la capacità di ascolto, l’appello al vicesisndaco risulta inappropriato nella forma e inadatto per la mancanza di competenze sulla materia del vicesindaco che, peraltro, già spazia abbastanza in settori che non sono suoi.
Peraltro, ogni possibile intervento del vicesindaco dovrebbe passare prima dalla giunta e poi avere il consenso del primo cittadino, per cui l’appello risulta provocatoriamente strumentale, degno solo delle opportune e quanto mai necessarie precisazioni della dott.ssa Licitra che viene coinvolta, suo malgrado, nelle contorte strategie tipiche dei grillini.

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