Vincenzo Cascone e FESTIWALL protagonisti culturali della città anche con l’amministrazione Cassì

Festiwall torna prepotentemente alla ribalta, in anticipo rispetto all’apertura della quinta edizione, prevista per il 9 settembre prossimo.
Proseguendo il suo percorso attraverso una riflessione sullo spazio urbano, il Festival di arte urbana, propone una installazione scultorea dell’artista tedesco Clemens Behr, che è stata posizionata all’interno della rotatoria di via Ettore Fieramosca, in zona Bruscè, una delle principali arterie d’ingresso della città.
Dopo le quattro edizioni del festival, che hanno caratterizzato la città come importante giacimento culturale di questa forma artistica, Vincenzo Cascone, direttore artistico della manifestazione, lancia Ragusa in ambito internazionale, con questa opera dell’artista berlinese conosciuto e apprezzato in tutto il mondo per le sue installazioni costruite con materiale di recupero.
Questa scultura era stata ideata e concepita durante la precedente edizione di Festival, nel 2018, all’interno del “Lanificio”, ex fabbrica tessile, quartiere generale della passata edizione di “FestiWall”, dove era stata conservata.
E’ stata quindi ripensata e riplasmata per essere posizionata all’interno della rotatoria, iniziativa accolta con grande entusiasmo dal sindaco Cassì che ha percepito il valore profondo dell’opera e, soprattutto, ha apprezzato l’idea proposta da Vincenzo Cascone e dall’associazione Pandora, come innovativa e densa di un contenuto culturale importante.
L’opera è stata presentata alla stampa nel corso di una conferenza alla quale hanno partecipato il sindaco, Vincenzo Cascone e l’addetto stampa della manifestazione, Andrea D’Orazio.

Il primo cittadino si è dichiarato a fianco di Cascone per l’importante iniziativa che ha già lasciato una traccia di sicuro interesse, mettendo in risalto la qualificazione di diverse zone della città nelle precedenti edizioni di Festiwall.
Questa, secondo Cassì, un’opera di grande pregio artistico, per un sito che non è la solita rotatoria, qualcosa di diverso per un’area particolare della città.
Un primo importante obiettivo sarebbe stato già raggiunto, per il dibattito suscitato, per le reazioni provocate, utili per far sviluppare il senso critico di ognuno, una questione di arricchimento culturale.
In questi anni, sottolinea Peppe Cassì, «FestiWall ha saputo non solo arricchire la città di opere d’arte di grande impatto, firmate da artisti del panorama internazionale, ma è anche riuscito a inserire a Ragusa un circuito artistico contemporaneo di assoluto rilievo. Abbiamo quindi accolto con favore la proposta di riqualificare un’area d’ingresso della nostra città, da anni abbandonata a se stessa, partendo ancora una volta dall’arte. Da questa scultura, che ho visto prendere forma in questi giorni tra le mani e nell’estro creativo di Behr, partirà la rinascita di una zona significativa per la nostra città e per chi magari la scopre per la prima volta. Attorno alla scultura, infatti, si svilupperà uno spazio verde che andrà a dialogare proprio con l’opera. È un progetto suggestivo, sicuramente di forte impatto, che ha già raggiunto un obiettivo: destare curiosità, stimolare un dibattito critico attorno all’arte, al gusto, alla bellezza, che da tempo mancava. Anche da qui, ne sono convinto, passa la crescita di una comunità. Questa scultura darà il là a un’edizione di FestiWall particolarmente importante».

Il direttore artistico di Festiwall, Vincenzo Cascone, ha presentato l’installazione, OPEN AC, ringraziando il capo dell’amministrazione che guarda le cose con particolare spirito di apertura.
“Dopo gli ultimi lavori in Belgio e Giappone, l’artista berlinese, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo per le sue installazioni costruite con materiale di recupero, è tornato nel capoluogo ibleo per riplasmare la scultura ideata lo scorso anno all’interno del Lanificio, ex fabbrica tessile e quartier generale di FestiWall 2018, declinando le forme della precedente esposizione sotto un altro orizzonte, un’altra visione.
Se infatti gli elementi scultorei restano gli stessi, ovvero le strutture dismesse, le vecchie condotte di areazione trovate e assemblate in chiave futuristica all’interno del Lanificio, totalmente diverso è l’approccio con la materia.
Nel passaggio dal perimetro chiuso dell’ex fabbrica alla strada pubblica, Behr ha voluto rimescolare le prospettive, riadattare i volumi al contesto in un gioco dinamico tra vasi comunicanti, tra pieni e vuoti, metallo e aria, astrattismo e concretezza, modellando disegno e corpi sulle caratteristiche di un’area esposta, oltre che a un intenso traffico, a un’alta ventosità.
Motore del progetto, la pulsione della ricerca, il desiderio di un incontro, non solo con un tassello della città, ma anche con il punto di vista critico dei suoi abitanti, diffidente o appassionato che sia.
Come nuvola sospesa sul cemento, opera aperta in spazio circolare, “Open Air Conditionated” prova così a coinvolgere tutti, a muovere gli sguardi verso luoghi che prima nessuno osservava, a sollevare domande sull’habitat umano, sull’identità urbana, sul bene comune.
Un invito alla riflessione che, seguendo l’orologio della vita cittadina, viene diffuso anche in versione notturna, dai corpi illuminanti montati da Behr all’interno dell’opera, temporizzati con l’accensione dei fari pubblici che circondano la rotatoria.
A completare e perfezionare l’installazione – che rientra nel Social Challenges Innovation Platform, il progetto per la riqualificazione urbana cofinanziato dalla Commissione Ue al quale FestiWall ha aderito – sarà l’innesto di elementi vegetali del territorio ibleo attorno e dentro la scultura, suggerito dallo stesso autore. Abbracciando in pieno la logica del riuso di materiali dimenticati, cara allo street artist tedesco, il Festival di arte pubblica chiude così il cerchio sulla passata edizione, proiettandosi verso la quinta e ultima a Ragusa, concentrata, stavolta, sull’area industriale del capoluogo.
La scelta di Behr come ponte ideale fra i due eventi, spiega il direttore artistico di FestiWall, Vincenzo Cascone, non è stata casuale: “nel solco delle precedenti edizioni, in una mappatura della città che procede per visioni, generi, stili e tecniche diversissime fra loro, questa installazione sintetizza e sviluppa a pieno l’obiettivo del nostro cantiere a cielo aperto: riflettere sul degrado delle periferie, sull’emorragia di cemento che ha caratterizzato la compulsiva espansione urbanistica del capoluogo ibleo, e utilizzare l’arte come connettore sociale, cercando e stimolando il dialogo con e tra i cittadini, attraverso dei varchi, dei punti di rottura concettuali, al di là dei canoni bello/brutto, utile/inutile, senza inseguire il plauso della comunità.
La scultura di Clemens è tra gli esempi più avanzati e interessanti di questo percorso, sia perché utilizza l’esistente come spazio percettivo, incastrandosi con le forme (per certi versi alienanti) della viabilità urbana e offrendosi plasticamente agli spettatori in movimento, sia perché ha già creato attorno a sé una narrazione, un confronto di opinioni, tra giudizi attenti – nutrimento essenziale del Festival – e pregiudizi di chi, scambiando l’arte per arredo urbano e negando qualsiasi leva estetica ad opere che non siano “rassicuranti” o conformi al proprio sentire, ha proposto il ritorno allo status quo, l’abolizione tout court del lavoro.
Si ringrazia il sindaco di Ragusa per aver creduto nell’operazione, raccogliendo il filo conduttore che lega l’installazione a tutti i murales realizzati in città e a quelli che verranno”.

Nel corso dell’incontro con i giornalisti, Cascone ha accennato alla prossima edizione di Festiwall che vedrà al centro dell’attenzione la zona industriale in decadenza oltre che in crisi, un bene pubblico, insediamento produttivo, all’ingresso della città.
Un benvenuto di degrado che non è ideale, per cui si spera di trovare la partecipazione collettiva di quelli che ci vivono e ci lavorano, come è stato, in precedenza, per la zona delle case popolari del Selvaggio.
Cascone ha evidenziato anche i particolari della rotatoria oggi riqualificata dall’opera di Behr, una rotatoria drammaticamente caratterizzata da un disegno strano, aberrante.
L’artista tedesco, espressione di eccellenza della public art che è patrimonio della collettività, rappresenta la migliore espressione di modernità della specialità artistica.
In questa opera, di una bellezza infinita, viene fuori la leggerezza di un sistema di linee aperte.
Festiwall è un omaggio alla città ma anche a questa forma di arte a livello internazionale.
Delle polemiche, (che sarebbe meglio tralasciare per non evidenziare alcuni aspetti dell’analfabetismo culturale locale NdR), Cascone parla positivamente perchè qualsiasi momento che abbia i caratteri della modernità suscita polemiche.

Dell’opera, così scrive l’autore nella sinossi:

Clemens Behr – “Open AC” – Ragusa 2019
«Sono partito da una forma semplice, da una circonferenza, un simbolo che può contenere una rotatoria, una città, una comunità, una serie di cerchi concentrici che si aprono ad accogliere i diversi significati che lo spettatore può attribuire una volta entrato dentro questo sistema aperto.
Per realizzare l’installazione ho usato i moduli di un sistema di areazione dismesso, dando ai materiali in disuso una nuova funzionalità.
Il riferimento del titolo va all’alta ventosità che caratterizza la sede dell’opera e ovviamente ai cambiamenti climatici in corso, ma può benissimo essere esteso alla necessità di un rapporto obbligato con la natura, con la presenza dell’elemento vegetale, che suggerisce una direzione di riqualificazione dell’area».
Clemens Behr

Clemens Behr, classe 1985, ha studiato Graphic Design all’università di Scienze applicate di Dortmund, in Germania, per poi continuare il suo percorso di studi e ricerca nella Facoltà di Belle Arti all’università di Barcellona e all’Udk di Berlino, città dove attualmente vive.
Lo street artist tedesco, appassionato di Futurismo e Dadaismo, proviene dal mondo dei graffiti ma è conosciuto in tutto il mondo per le sue installazioni di ispirazione scultorea, realizzate sia in spazi pubblici che privati con gli elementi dismessi trovati nei luoghi scelti per l’esposizione: pezzi di cartone, sacchetti di plastica, metallo, legno e altro materiale di uso comune o industriale destinato allo smaltimento.
Muovendosi tra la ricerca estemporanea degli oggetti di scarto e i progetti visivi pensati ad hoc per lo spazio espositivo, Behr riesce a entrare in dialogo con l’ambiente che circonda le sue sculture, proponendo agli spettatori nuovi punti di vista.
Oltre che nelle principali città tedesche, ha realizzato lavori ad Amsterdam, Goteborg, Vienna, Milano, San Francisco, Lisbona, Marsiglia, Barcellona, Bucarest, Mumbai, San Pietroburgo, Tokyo, Melbourne.

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