A essere inquietante è la carica virale di due grillini messi assieme, non i documenti del Comune di Ragusa

Abbiamo avuto modo di esprimere, più volte, dissenso per la stucchevole questione dei locali del soppresso tribunale di Modica che, spesso, viene strumentalizzata a fini campanilistici.
Che sia la classe forense modicana a pretendere il riutilizzo dei locali anche solo per una sede distaccata del Tribunale di Ragusa ci può stare, che siano le associazioni locali, capitanate da qualche politico in disarmo, a far sognare tutto un tribunale spostato dal capoluogo a Modica, è anche giustificato, ma che siano i rappresentanti della forza politica che si fa paladina della spending review a recriminare sulla soppressione dei tribunali minori, non è accettabile. Soprattutto se questa forza politica ha il Ministro della Giustizia e se, fino a pochi giorni prima, propendeva per un utilizzo a fini scolastici della struttura.
Emerge solo la tipica confusione dei 5 Stelle e un fine eminentemente strumentale nel voler interferire in questioni del Comune capoluogo che nulla hanno a che fare con i locali del soppresso tribunale di Modica.
Vorremmo tanto che l’ispiratore del farneticante comunicato del consigliere Medica non fosse il collega ragusano Firrincieli, spesso, negli ultimi tempi vicino al compagno grillino, perché i termini utilizzati da Medica, riferiti alle scelte del Sindaco di Ragusa sono semplicemente da censurare, per essere educati.
Si parla di documenti “inquietanti”, di vicenda “scandalosa”, di scelte “scellerate”, di “spreco di risorse a danno della collettività”, di “contraddizioni causa di squilibri di ogni sorta a danno dei cittadini” come nemmeno il grillino ragusano ha valutato, tutte considerazioni quasi al limite della querela.
Tutto per richiedere che i locali del soppresso tribunale di Modica vengano almeno utilizzati come sede distaccata dell’attuale Tribunale di Ragusa.
È opportuno fare chiarezza sulla questione: sin dal suo insediamento, il Sindaco di Ragusa ha inserito, fra i suoi progetti per la città, e per il centro storico in particolare, l’acquisizione del Palazzo Tumino, enorme complesso immobiliare alle spalle del viale Ten.Lena, prospiciente l’area, acquisita dal Comune, dell’ex scalo merci.
Un immobile che sarebbe stato meglio non vedere, urbanisticamente ed esteticamente per nulla gradevole, ma dotato di spazi che lo rendono funzionale per determinate destinazioni, una volta che esiste e difficilmente potrebbe essere abbattuto.
Un immobile che il Sindaco vede inserito in un contesto che comprende l’area dello scalo merci e un itinerario ideale che dalla stazione ferroviaria attraverso il centro città e la Vallata Santa Domenica colleghi Ragusa superiore a Ibla.
Gli ampi spazi dell’immobile, compreso il funzionale parcheggio sotterraneo, si prestano ad accogliere uffici pubblici che potrebbero contribuire a rendere vivo il centro storico della città.
Fra gli uffici pubblici identificati come possibili fruitori della struttura si è pensato al Tribunale di Ragusa per potere sopperire alle carenze della vecchia struttura, centralizzando, fra l’altro le sedi di uffici giudiziari distaccati di piazza San Giovanni e di palazzo Musso.
Inoltre, il Sindaco di Ragusa, sempre prima i procedere all’acquisizione, ha sondato le possibilità di convogliare nel complesso anche Uffici di Forze dell’Ordine e Uffici Finanziari Statali che non hanno sedi proprie, costituendo così un centro direzionale dotato di tutti i confort e i servizi, fra l’altro ottimamente collegato con i centri della provincia grazie all’adiacente stazione ferroviaria e a quella dei bus in predicato di essere allocata nell’area dell’ex scalo merci.
Un progetto di grande respiro, con una visione ampia della realtà da attenzionare che viene derubricato, da una superficiale e puerilmente strumentale polemica, a tentativo di spreco di risorse della collettività, scegliendo (?), si scrive, colpevolmente, di lasciare così chiusi i locali di Modica costati 12 milioni di euro.
In pratica, secondo il grillino modicano, il Sindaco di Ragusa avrebbe dovuto girare l’Italia, o quantomeno la Sicilia, per trovare opere pubbliche incompiute o inutilizzate da adibire alla sua bisogna, prima di fare investimenti nella sua città.
Addirittura, l’elemento scatenante della furia comunicazionale di Medica è un’altra mossa preventiva del Sindaco di Ragusa che, in maniera professionale e oculata, tenta anche la carta dell’acquisizione dell’immobile da parte del privato eventualmente interessato, per evitare di caricare il bilancio comunale della spesa che sarebbe tramutata in semplici rate di affitto dei locali utilizzati.
Un normale “Avviso Pubblico Informale di sollecitazione di proposte di iniziativa privata ex art. 183, commi 15 e 16, d.lgs. n. 50/2016 connesse ad un Contratto di Disponibilità o altre forme di Partenariato Pubblico Privato (PPP) per l’acquisizione, il completamento e la messa a disposizione dell’Amministrazione Comunale di Ragusa di “Palazzo Tumino”.
Medica si sorprende che nessuno, né a Modica né a Ragusa, chieda chiarimenti sulla vicenda che vede il tentativo di replicare una struttura già esistente, ma, forse, non ha capito che il Tribunale si deve allocare nel capoluogo non in comune della provincia.
In ogni caso, in maniera a dir poco farneticante, una strategia globale di carattere urbanistico edilizio con riflessi sullo sviluppo economico del centro storico di Ragusa viene vista solo come “sottrazione di risorse pubbliche”, senza neanche considerare che può essere un privato a sostenere l’investimento.
Inquietante la posizione di Medica, ancora più preoccupante se sostenuta dal capogruppo di Ragusa, Firrincieli che potrebbe essere annoverato, a questo punto, fra i sostenitori della causa modicana a danno della nostra città e del nostro tribunale che si vuole sezionare per becere strategie campanilistiche.
Ben venga l’auspicato intervento del Ministro della Giustizia per porre fine ad una stucchevole strumentale polemica, per il resto sembra opportuno che le decisioni competano anche ai vertici del Tribunale di Ragusa e a quelli della classe forense iblea, gli unici titolati a occuparsi della questione che non può essere preda di interessi campanilistici o, peggio ancora, di arrembanti politici in cerca di visibilità.

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