Ancora una volta la Corte dei Conti dà ragione alle tesi dell’on.le Dipasquale

La Corte dei Conti sancisce con u a sentenza che l’incarico di Dirigente Generale alla Regione Siciliana non può essere attribuito ai dirigenti di terza fascia.
Lo scrive nella sentenza con ka quale ha condannato gli ex Presidenti Crocetta e Lombardo, oltre a numerosi assessori regionali del tempo, al pagamento di ingenti somme per la nomina di Patrizia Monterosso a segretario generale.
Nel richiamare una sentenza del TAR Sicilia del maggio 2014, si sancisce che Dirigente generale, riassume la Corte dei conti, può essere un dirigente di prima fascia, o un esterno (entro un limite e “solo a valle di un motivato accertamento”, cioè se non c’è proprio nessuno nell’amministrazione che può ricoprire l’incarico) o al massimo un dirigente di seconda fascia “in possesso dei requisiti”.
Questione che, alla Regione, è all’ordine del giorno, sollevata, di recente, dall’on.le Nello Dipasquale, deputato regionale del Partito Democratico e segretario del Consiglio di Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Dipasquale eccepiva e ribadiva con forza l’illegittimità amministrativa e contabile di tale condotta che mette in serio pericolo la funzionalità stessa dei dipartimenti per le conseguenze amministrative che ne derivano, giudicando le scelte del governo Musumeci, dal quale attende risposte dal mese di marzo.
Dipasquale aveva presentato una sua interrogazione: “La nomina a dirigente generale di chi appartiene alla terza fascia della dirigenza rischia di essere illegittima e potrebbe determinare non solo un danno economico alla Regione, ma anche la nullità degli atti prodotti durante il loro mandato”, diceva allora il deputato ragusano.
La sentenza della Corte dei Conti conferma la bontà della posizione dell’on.le Dipasquale, ancorché il tema sia ritenuto, da qualcuno, controverso per lo spiraglio che apre la stessa Corte nel caso in cui non si trovano dirigenti di prima e seconda fascia (che alla Regione scarseggiano).

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