Il caso presentato dal vicepresidente dell’associazione Facta ETS, Nello Veloce, non ci sorprende più di tanto, in una città dove le barriere architettoniche sono all’ordine del giorno.
Non è questa la sede per discutere della delicata problematica, sulla quale si potrebbe disquisire per giorni.
Il mancato rispetto della legge ha mille responsabilità, delle autorità, degli enti pubblici, dei privati e soprattutto degli organismi preposti al rispetto delle normative.
E, sullo sfondo, l’atteggiamento morbido di alcune associazioni che si occupano dei diritti dei disabili, più propense a intrattenere rapporti fluidi con le istituzioni, piuttosto che rivolgergli circostanziate denunce per la mancata osservanza delle norme
Il caso odierno è del tutto particolare perché coinvolge una istituzione privata, una chiesa, una proprietà della Curia, per cui sarebbe opportuno accertarsi, prima, se tenuta all’osservanza delle norme sull’accessibilità ai monumenti sacri. Ma c’è un particolare che rende un caso a sé quello che stiamo per raccontare.
Nello Veloce si è trovato ad accompagnare una persona con disabilità motoria che si muove in carrozzina, una visita a Ragusa Ibla, affrontata, come in altre occasioni, con forza, resistenza e determinazione.
Immancabile una visita al Duomo, arrivati davanti al portoncino laterale del Duomo che introduce all’ascensore per accedere all’interno, si trova una porta chiusa.
Nessuna indicazione, nessun orario, nessun campanello, nessun numero da chiamare. Perché, appunto, a Ragusa, spesso, l’accessibilità è a chiamata, come può accadere agli uffici ASP di via Dante o alla Camera di Commercio, dove accedere, per i diversamente abili, è una avventura
Vedendo alcuni turisti che accedevano per le scale, si pregano gli stessi di cercare qualcuno, all’interno della Chiesa, che potesse fornire spiegazioni sulla disponibilità dell’ascensore.
Fortunati!
Dopo poco, scende un giovane che, senza scomporsi, apre il portoncino per accedere all’ascensore: “Alla domanda sul perché fosse chiuso, la risposta è stata disarmante: “Io faccio quello che mi dice il Parroco.”
Il vicepresidente dell’associazione FACTA ETS, che si occupa specificatamente d dei diritti dei disabili e di protezione delle fasce deboli della popolazione, definisce la chiusura del portoncino non solo una mancanza organizzativa, ma una discriminazione diretta, come definita dall’art. 2 della Legge 67/2006 contro le discriminazioni delle persone con disabilità. È anche una violazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (Legge 18/2009), che impone agli enti pubblici e ai gestori di beni culturali di garantire accesso e pari opportunità.
Ci permettiamo ribadire che vanno verificati i doveri nel caso della Chiesa, della Curia, della Parrocchia, se tenuti all’osservanza delle normative in materia.
Ma per il caso dell’ascensore del Duomo si pone una questione non da poco: si tratta di un’opera pubblica, nata per abbattere barriere architettoniche, nella fattispecie realizzata, dalla parrocchia, grazie a fondi del Comune per l’eliminazione delle barriere architettoniche, con un contributo del locale istituto di credito.
Si pone una domanda: perché il pubblico deve intervenire su un bene privato, della Curia? E quand’anche lo vuole fare, quali garanzie ottiene per la fruibilità del bene?
Perché la Parrocchia, la Curia, può decidere come e quando far entrare i fedeli che vanno in Chiesa per assistere alle funzioni e pregare, diversa è la fruibilità del bene artistico architettonico a disposizione di tutti i cittadini, fruibilità che dovrebbe essere tutelata da accordi precisi.
A Ragusa tutti gli edifici sacri della Curia hanno ricevuto contributi della legge su Ibla, per milioni, e per l’apertura delle Chiese il Comune deve pagare ogni anno.
In ogni caso, anche solo per i fedeli, sarebbe d’uopo un cartello con le indicazioni per poter usufruire dell’ascensore, ove possibile.
Quanto agli incarichi del Parroco, le osservazioni in merito si sarebbero potute evitare, in quanto non attengono alla questione, ma, di certo, lo stesso sarebbe tenuto a fornire delle spiegazioni.
Il problema è anche un altro: il Comune propaganda il suo patrimonio artistico architettonico, gli esperti farebbero bene a occuparsi di queste questioni spicciole, dovrebbero propagandare quali siti hanno piena accessibilità, ma soprattutto dovrebbero essere indicati orari di libera fruibilità ed eventuali limitazioni.
Il sindaco dice e scrive che quando viene qualcuno da fuori resta estasiato della città, dei suoi tesori, in un caso come questo si è legittimati a dubitare.
