Aveva visto bene Nello Dipasquale: problemi per i 100 milioni annunciati da Musumeci

Politica siciliana nel pallone per gli aiuti alimentari e per beni e necessità urgenti, da erogare ai nuovi bisognosi per l’epidemia di corona virus.
Diventa un problema stabilire come devono essere i buoni spesa o come si deve stilare l’elenco dei negozi convenzionati, complice anche un apparato amministrativo che non sembra comprendere l’urgenza del momento e indugia sui meandri della burocrazia.
È chiaro che è del tutto legittimo l’interesse e la salvaguardia personale dei dirigenti per evitare ogni minima irregolarità che possa essere provocata dalla fretta o dalla interpretazione superficiale delle norme, ma sono i politici che debbono spiegare questa situazione alla gente che, a sua volta, saprebbe come far capire, in alto, che non è tempo di barocchismi burocratici.
Qualcuno si era spinto a esprimere il plauso per l’arrivo della quota dei 100 milioni annunciati da Musumeci, per una città come Ragusa, in aggiunta ai 538.000 euro dello Stato, regolarmente disponibili, altri soldi, un milione 500.000 euro, ma sembra che potranno arrivare, se arriveranno, quando tutto sarà finito.
Aveva visto bene l’on.le Dipasquale quando, anche in un suo intervento in aula, all’Assemblea regionale Siciliana, aveva esortato a concretizzare gli impegni, invece di fare solo parole.
Come aveva previsto il deputato ibleo, a oggi, solo un decreto per cominciare a distribuire 30 milioni, un terzo del totale, per il resto non poche complicazioni burocratiche per la provenienza delle somme, alcune addirittura impegnate per altre finalità, la stessa storia dei fondi nazionali, non sono somme extra per l’emergenza ma soldi spostati da un cassetto ad un altro, non vorremmo che andasse a finire come gli aerei di Mussolini che venivano spostati di aeroporto in aeroporto, secondo le tappe del duce.
Ma anche per questa prima tranche non si intravede una facile via di arrivo.

Ne sono convinti i 5 Stelle che parlano di procedure complicatissime e assurde, un cappio al collo per i sindaci che rischiano di non farcela. Ci sarebbero procedure “assurde, lunghissime e farraginose”, cui devono attenersi per ricevere le somme annunciate dalla Regione.
Procedure complicatissime che sono giustificabili per i grandi progetti infrastrutturali con le consuete procedure richieste dai bandi europei, non certo in emergenza, con l’acqua alla gola e con i cittadini dietro la porta, i quali, giustamente, chiedono aiuti immediati per poter mettere qualcosa a tavola per le proprie famiglie

L’ Asael, associazione che riunisce gli amministratori locali dell’Isola, ha fatto il punto sullo stato di avanzamento delle risorse decise dal governo regionale dopo l’assegnazione di una prima tranche di trenta milioni di euro ai Comuni attraverso un decreto del dipartimento Famiglia e politiche sociali.
Secondo i vertici dell’associazione, “le somme non potranno essere immediatamente spendibili”, la misura stabilita dalla Regione presuppone la disponibilità dei beneficiari di essere coinvolti ‘nelle misure delle politiche attive del lavoro da intraprendere a cura dell’amministrazione regionale’ per cui al potenziale beneficiario bisognerà comunicare quale tipologia di servizio sarà chiamato a fornire
Una procedura prevista dal Programma operativo Fse, da cui provengono gli aiuti decisi da Palazzo d’Orleans, e che l’Asael ritiene sia “decisamente complicata da gestire, soprattutto per i piccoli Comuni”.
L’Asael ritiene quindi “che questa difficile fase della vita del Paese debba spronare la politica a far riflettere sulla necessità di richiedere un cambio di rotta sulle procedure da seguire nella utilizzazione delle risorse comunitarie, divenute ormai il più consistente strumento per attivare la rinascita socio-economica dei nostri territori”.

Anche l’ANCI Sicilia, che aveva già sottolineato la necessità di accelerare l’erogazione delle somme e consentirne l’utilizzo ai comuni in modo chiaro, semplificato, efficace, rapido e adeguato all’emergenza in atto, suggerisce di poter utilizzare anche le risorse regionali attraverso variazioni di bilancio adottate con delibera di giunta in regime di esercizio provvisorio e la possibilità di estendere in particolare anche all’acquisto di altri beni quali bombole del gas, igiene personale e domestica, presidi medici e quant’altro previsto da delibere e determinazioni comunali.
L’Associazione dei Comuni rileva come le somme, con l’accredito nei bilanci dei comuni non appaiono spendibili nell’immediatezza richiesta dalla condizione di emergenza.
Occorrono orme diverse, in deroga al codice contratti, possibilità di adottare variazioni di bilancio con delibera di giunta in esercizio provvisorio, possibilità di avvalersi del Terzo settore, nonché chiarimento delle regole di utilizzo e rendicontazione.
Si devono inserire gli interventi all’interno del quadro normativo previsto dall’ordinanza nazionale di Protezione Civile, non serve erogare le somme nei bilanci comunali, se non possono essere subito utilizzate.
Ma l’azione risulta, in partenza, debole, alla luce del fatto che, in tale situazione caotica e contorta, l’Anci si preoccupa di inoltrare un documento alla Regione “in spirito di collaborazione istituzionale”, ribadendo la piena disponibilità a collaborare per la modifica delle regole di utilizzo dei Fondi FSE che appaiono particolarmente complesse e non immediate.
E, a cascata, localmente, l’atteggiamento degli enti locali è altrettanto soft, invece di andare allo scontro con un governo regionale che mostra, ogni giorno di più, i suoi limiti.

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