AZIONE di Ragusa a favore del NO: Massimo Tidona, coordinatore provinciale, ne spiega le ragioni

Azione è il nuovo movimento politico dell’ex ministro dello Sviluppo economico, eurodeputato eletto col PD e fondatore di Siamo europei, Carlo Calenda.

L’Italia è un grande paese. Siamo l’ottava potenza mondiale, la seconda economia manifatturiera d’Europa, AZIONE è il luogo di mobilitazione dell’Italia che lavora, produce, studia e fatica.
Siamo diventati una nazione profondamente ingiusta: con i giovani, con le donne, con le persone bisognose di assistenza, con chi vive al Sud, con chi vuole svolgere la sua attività libero da eccessivi impedimenti burocratici. Molte di queste ingiustizie derivano dall’incapacità dello Stato di svolgere efficacemente la sua azione, altre dal malcostume alimentato da troppi pessimi esempi.
L’Italia non è in sicurezza. Non lo è a causa dell’alto debito, dello sperpero di denaro pubblico, dell’incompetenza e della mancanza di consapevolezza e responsabilità. E non è solo colpa della politica.

AZIONE non è un nome casuale o scelto per ragioni di marketing. Le radici culturali e politiche sono quelle del liberalismo sociale e del popolarismo di Sturzo. La necessità di sintesi tra queste grandi culture è oggi ancora più evidente.
I mali che affliggono l’Italia e l’Occidente sono le fratture tra progresso e società, tecnica e uomo, libertà e conoscenza, crescita e sostenibilità, mercato e giustizia sociale. Fratture che non si ricompongono fermando il progresso o limitando la libertà, ma investendo sulla conoscenza e sulla società, restituendo un “senso” e una direzione all’azione dell’uomo e un ruolo preciso allo Stato nell’accompagnamento delle trasformazioni.
Lo Stato va prima di tutto rafforzato nelle sue funzioni fondamentali: Scuola, Sanità e Sicurezza-Giustizia dove l’Italia investe oggi molto meno degli altri paesi europei. Tempo pieno in tutte le scuole, avvio dei giovani alla lettura, alle lingue e allo sport, assunzione di medici e infermieri, assistenza gli anziani e ai malati, presidio del territorio e intransigente rispetto della legalità senza sconfinare nel giustizialismo: queste sono le priorità immediate.
Dobbiamo essere consapevoli che un paese con un tasso di analfabetismo funzionale doppio rispetto agli altri paesi avanzati, e dove un giovane su due non legge un libro, prepara una generazione perduta. La scuola non è un bacino occupazionale ma il presidio democratico, culturale e civile per formare e liberare gli uomini ed educarli al rispetto dello Stato e della comunità.
Uno Stato forte non è quello che nazionalizza le imprese, ma quello che istruisce i cittadini e li prepara ad affrontare le sfide di una società libera e di un’economia fondata sulla concorrenza e sulla sostenibilità.
Uno Stato forte è capace di sedersi con autorevolezza, e senza complessi di inferiorità – nascosti dietro inutili diktat – con i partner europei per costruire un’Unione Europea sempre più stretta. L’Europa oggi non funziona perché è l’Europa delle nazioni e non quella delle istituzioni comuni.
La costruzione dell’Europa federale e il rafforzamento del rapporto con le grandi democrazie occidentali devono ridiventare i due punti cardinali della politica estera italiana.
La politica economica di AZIONE sarà fondata su tre pilastri: investire, proteggere e liberare. Investire per affrontare le trasformazioni digitali e ambientali giocando in attacco; proteggere quando le distorsioni del mercato e la velocità delle trasformazioni danneggiano i lavoratori e i cittadini; liberare ciascun individuo dal bisogno contingente, dall’ignoranza e da vincoli inutili, perché possa realizzare tutto il proprio potenziale.
L’urgente e necessaria rivoluzione ambientale va trattata seriamente. Trasformare l’economia e la società da un modello di sviluppo fondato sul consumo a uno basato sulla sostenibilità e la dignità della persona, è una straordinaria sfida per una nuova stagione di crescita, non la scusa per imboccare la strada della “decrescita (in)felice”.

L’Italia può contare su molti punti di forza culturali, sociali ed economici. Per liberarne le energie serve una classe dirigente capace innanzitutto di gestire la cosa pubblica.
Il nostro dibattito politico è concentrato su riforme che non riformano e rivoluzioni che non arrivano, mentre il “buongoverno” rimane da 50 anni la priorità disattesa di questo paese.
La classe dirigente di cui abbiamo bisogno è formata da persone che si sono misurate con il cambiamento dando prova di competenza, serietà e coerenza.

Pochi credono che sia possibile per un nuovo movimento politico affermarsi e diventare decisivo. Il cinismo è diventato un tratto distintivo del dibattito pubblico italiano. Eppure, oggi il voto è sempre meno convinto e sempre più spesso motivato solo dall’odio verso gli avversari. Questo clima è alimentato dai partiti perché rappresenta l’unico modo in cui fallimenti, giravolte e alleanze altrimenti incomprensibili, possono trovare giustificazione.
In nessun paese europeo gli eredi delle grandi culture politiche del ‘900 hanno scelto di allearsi con gli avversari della democrazia liberale, con il pretesto di volerli “costituzionalizzare”.
Al contrario, spesso si sono uniti per condurre una controffensiva vincente. Questa è la strada giusta.
AZIONE diventerà il pilastro di un grande Fronte Repubblicano e Democratico capace di ricacciare populisti e sovranisti ai margini del sistema politico.

Anche in provincia di Ragusa si costituisce Azione, già da dicembre 2019 il coordinatore provinciale Massimo Tidona lavora per il Partito
In provincia di Ragusa già tante adesioni al nuovo progetto politico e la costituzione di diversi gruppi nei vari comuni, anche a Vittoria prossima alle elezioni amministrative del 22 novembre con Federico Donnarumma alla guida del partito ipparino.

In merito al referendum sul taglio dei parlamentari, in linea con il partito Nazionale AZIONE appoggia il No perché ritiene referendum è una riforma scritta male che indebolisce le istituzioni per ragioni politiche.
Non migliora il funzionamento del Parlamento, le camere avranno gli stessi compiti con meno addetti e maggioranze diverse.
Non migliora la qualità della politica, meno parlamentari e più politicanti, a favore dei fedelissimi di partito.
Il taglio non ci allinea agli altri paesi della UE, i parlamentari rappresentano un numero di abitanti più alto di qualsiasi paese Europeo aumentando la distanza tra cittadini ed eletti.
Non si risparmia molto, 57 milioni di euro lo 0,007% della spesa pubblica, mettendo mano alla nostra costituzione.
Il nostro parlamento ha due problemi cardini, la lentezza del processo legislativo ed il secondo consiste nella scarsa qualità, con una elevata distanza dei nostri rappresentanti.
Questa riforma aggrava ancor di più tali aspetti.

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