Bilancio negativo per il settore della ristorazione in provincia di Ragusa

Perso il 40% del fatturato annuo, ma secondo alcuni la crisi del settore è più grave e si manifesterà, ancora di più. nei prossimi mesi

Il 2020 è stato un anno catastrofico per il settore della ristorazione, in tutta Italia, le organizzazioni di categoria, Confcommercio, FIPE, Federazione italiana dei pubblici esercizi, insieme alle principali sigle sindacali del commercio e del turismo, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil sono state in prima linea per denunciare la grave crisi e l’assurdità di misure preventive che non hanno mostrato strategie precise, senza certezza dei risultati da ottenere e con continui cambi di direzione nelle prescrizioni che hanno devastato, ancora di più il settore.
Di certo una crisi che ha investito tutto e tutti, che ha trovato impreparati i governanti, non solo in Italia, ma un mea culpa lo devono recitare anche le associazioni di categoria che hanno tenuto un atteggiamento troppo morbido nei confronti di decisioni rivelatesi, il più delle volte, assurde e non hanno avuto autorevolezza di ottenere misure compensative e ristori adeguati ai danni subiti.

Ora che il danno subito è, forse, fuori controllo, Fipe–Confcommercio chiede l’elaborazione di un piano organico di interventi per le imprese e i lavoratori dei pubblici esercizi, anche con l’obiettivo di programmare una riapertura in sicurezza dei locali.
Le chiusure di novembre e dicembre hanno costituito il de profunids per un settore debilitato, le perdite per le mancate aperture nei giorni di Natale e Capodanno sono state ingenti e su questi numeri si deve agore per ottenere adeguate misure compensative, senza atteggiamenti morbidi e rassegna di percentuali e di dati che, ormai, non impressionano più nessuno.
Ad ingigantire il danno questo carosello di gennaio di aperture, chiusure e riaperture che oltre a costituire il caos per le attività imprenditoriali, allontana la gente dai pubblici esercizi, dovendo, anche per un semplice caffè guardare il giorno, l’orario, se quello che puoi prendere può essere caldo o freddo, con o senza zucchero, in tazza di porcellana o di carta.
Ben dicono quelli di Conf commercio che non è più accettabile che i pubblici esercizi, insieme a pochi altri settori, siano i soli a farsi carico dell’azione di contrasto alla pandemia, richiesti di un sacrificio sociale non giustificato dai dati e non accompagnato da adeguate e proporzionate misure compensative.
E’ di tutta evidenza come il settore sia strategico per l’occupazione, non può addossarsi il carico del contenimento della pandemia, vanno adottate misure importanti soprattutto per il personale, ma bisogna agire con decisione e senza riguardo istituzionale di fonte all’incapacità di venire incontro ad un settore in crisi profonda da diversi mesi.

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