Cassì si vedeva già in mano il giocattolo delle provinciali per svezzare Direzione Ragusa, reazione spropositata dopo la bocciatura

Deluso, anche troppo, per l’affossamento del ddl che doveva riportare in vita le province, il sindaco Cassì pubblica un post dove emergono stizza e acredine per la scelta del parlamento siciliano.
Tralasciando che ci poteva essere un fumus di incostituzionalità, di certo era una norma in netto contrasto con una legge nazionale in vigore che consentiva solo, per la ricostituzione delle province, l’elezione di secondo livello, c’era da rilevare come la norma avesse previsto solo la dotazione finanziaria per gli organi elettivi, senza prevedere somme per le competenze che sarebbero state restituite alle province.
In ogni caso, è stato un bagno di democrazia, perché un parlamento ha bocciato una norma con 40 voti contro 25, non è stata l’azione isolata di qualche franco tiratore.
Che ci possano essere di mezzo ritorsioni per la bocciatura della norma salvaineleggibili, o delusioni per le nomine dei manager, ci può stare, per quanto possano essere considerate azioni discutibili sotto il profilo dell’etica politica, come pure saranno prevalse valutazioni politiche di altro tipo, sempre, comunque legittime, ancorché discutibili da chi non le condivide,
Cassì stesso parla di riforma “giusta o sbagliata che sia”, quindi da lui stesso non giudicata perfetta, ma utilizzare termini come “miserabili scopi degli “onorevoli” (citati con le virgolette, con evidente finalità”) “che provocano sgomento e nausea” e proprio troppo, anche perché esula troppo dal bagaglio di bon ton istituzionale di cui Cassì si è sempre vestito e vantato.
Altre espressioni come “È la stessa melensa ammirazione che suscita in taluni tifosi il calciatore baro che cade da solo in area ottenendo un rigore a favore. La politica come un’arena senza regole dove furbizia e piccoli interessi di bottega prevalgono” denotano una enorme delusione per qualche cosa che, evidentemente, Cassì pregustava per le sue strategie politiche, forse con tanto di accordi già in cassetto.
In proposito, forse, ci potrebbe dire di più qualcuno degli onorevoli che hanno votato contro la norma che dovrebbero rispondere ai toni inusitati rivolti nei loro confronti solo per aver democraticamente votato.

Questo il post di Cassì;

A PROPOSITO DI CIÒ A CUI ABBIAMO ASSISTITO IN REGIONE
Il senso della democrazia si compie quando si affrontano i problemi concreti dei cittadini secondo la logica del perseguimento del bene comune.
Coloro che rivestono incarichi politici per essere stati per ciò eletti dal popolo, dovrebbero orientare le loro scelte ispirandosi sempre al superiore principio.
La proposta di legge regionale che prevede la reintroduzione delle Province, assecondando una richiesta pressante dei territori e sulla base di un orientamento trasversale ai partiti largamente condiviso anche dalla stragrande maggioranza degli amministratori locali, è stata bocciata, a scrutinio segreto.
Dall’analisi politica successiva è emerso che le ragioni del voto contrario, lungi dallo scaturire da una valutazione sul merito della riforma, sarebbero state: “ritorsioni sul precedente voto, delusi dalla lotteria dei manager della sanità, inviperiti per le presidenze delle province promesse ad altri alleati, impauriti da un voto ravvicinato che scoprirebbe alcuni altarini territoriali, rivoltosi contro le dinamiche di potere nei singoli partiti” (Mario Barresi – La Sicilia).
Che il voto su una riforma, giusta o sbagliata che sia, che definisce l’articolazione democratica dei poteri territoriali con effetti per i prossimi decenni, incidendo su competenze (scuole, strade, gestione rifiuti, ecc.) di enorme importanza per le comunità siciliane, sia utilizzato da una parte numericamente significativa degli “onorevoli” eletti del popolo siciliano, per i miserabili scopi sopra evidenziati, provoca sgomento e nausea.
E c’è da credere che i protagonisti avranno gioito ed esultato in cuor loro, e magari suscitato ammirazione in taluni esperti di politica, per l’abilità strategica dimostrata.
È la stessa melensa ammirazione che suscita in taluni tifosi il calciatore baro che cade da solo in area ottenendo un rigore a favore.
La politica come un’arena senza regole dove furbizia e piccoli interessi di bottega prevalgono.
La gente comune assiste sconcertata, e come qualcuno ha detto, “a forza di compiacere gli ultras delle curve, lo stadio della politica continua a svuotarsi.“

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