Confimprese Iblea non condivide l’ipotesi di zona arancione per la Sicilia

Confimprese Iblea esprime il più assoluto dissenso per l’ipotesi di unica zona arancione dal 25 febbraio.
Una ipotesi che si fa strada assieme ad altre ancora più severe, come la zona rossa nei weekend, ipotesi che alla fine, mettono in grave e perdurante crisi quasi solo il settore della ristorazione e della somministrazione.
Già ora in zona gialla si può pranzare solo a mezzogiorno, i bar, dopo le 18, possono solo fornire asporto e delivery, l’asporto e il delivery per la ristorazione non consentono nemmeno di coprire i costi.
Si deve comunque fare i conti con il dilagare dei contagi e il mancato tracciamento che rendono la situazione assai difficile, in un contesto nel quale il governo non ha mostrato grandi capacità decisionali orientate univcamente.
L’ipotesi di zona arancine fa più male in un territorio come la Sicilia che, alla fine, risulta fra i più virtuosi, anche se nelle grandi aree metropolitane e nelle località di mare gli assembramenti sono all’ordine del giorno con controlli inesistenti.
Il direttivo di Confimprese iblea, che risulta fra i più attivi nel mantenere elevata l’attenzione sull’evolversi della situazione e recepire le sensazioni degli associati, è pronto alla mobilitazione.
“Siamo all’assurdo – spiega il presidente provinciale, Pippo Occhipinti – si gioca sull’economia delle famiglie e delle imprese in un momento in cui i ristoratori, seppur a pranzo e tra mille difficoltà, hanno ripreso a lavorare. Ci vogliono certezze e una condivisione nelle scelte. Apprezziamo le dichiarazioni del presidente Nello Musumeci che vuole scongiurare la zona arancione per la Sicilia”.
Monta la richiesta delle regioni per il superamento dello schema a colori con la richiesta da parte di alcuni governatori di una omogeneizzazione su tutto il territorio per evitare gli ‘stop and go’.
“Il tempo delle chiacchere è finito – tuona Occhipinti – vogliamo certezze in un momento in cui le attività, in parte, hanno ripreso a lavorare. Siamo pronti ad una rumorosa mobilitazione dinanzi alla prefettura di Ragusa qualora la Sicilia dovesse diventare, per scelte prese altrove, zona arancione. Chiudere nuovamente, senza adeguati ristori, potrebbe significare la chiusura definitiva di tantissime attività produttive”.
L’idea di introdurre restrizioni anti covid omogenee in tutte le regioni per qualche settimana è stata lanciata dal governatore dell’Emilia-Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini. Una proposta sulla quale non è d’accordo il collega ligure e suo vice nella Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti. Si attende, adesso, la presa di posizione del premier Draghi. Saranno sufficienti le rassicurazioni di Musumeci per mettere in salvo la Pasqua 2021 dopo gli stop durante le festività che la pandemia ha imposto?

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