Continui attacchi di Calabrese all’amministrazione per la felicità di Cassì e soci

C’è qualcuno che consiglia male il Sindaco Cassì e lo induce a pensare che la continua opposizione politica del segretario cittadino del Partito Democratico faccia il suo gioco, soprattutto in funzione del rinnovo del mandato.
Perché è ormai troppo evidente che tutta la politica locale, in maniera improvvida, senza badare a quelli che possono essere i riflessi di ciò che accade a Roma e a Palermo, guarda a ‘sistemarsi’ per le prossime elezioni comunali.
I primi che, avventatamente, hanno intrapreso questa strada sono alcuni consiglieri di maggioranza che sgomitano per la formazione delle prossime liste, che guardano ad alleanze strane, con gente di centro sinistra, ex comunisti, quasi tutti scarti della politica (non in senso negativo ma in quanto emarginati dai rispettivi partiti).
Addirittura, per dimostrare l’insipienza e l’inesperienza politica, qualcuno è arrivato a ‘consigliare’ all’esponente di Fratelli d’Italia, partito di destra, a tutti gli effetti componente della Giunta Cassì, di convogliare o, addirittura, dare vita a una lista civica, per eliminare il marchio di amministrazione di destra.
Ma l’amministrazione di Cassì, con o senza Fratelli d’Italia, è una amministrazione di destra, o, quantomeno, lo era nelle intenzioni di quelli che l’hanno votata, e molti, in verità, attendono segnali, come quando Nanni Moretti chiese a D’Alema: “quando farà qualcosa di sinistra?”
In questo scenario, per certi versi surreale, il segretario cittadino del Partito Democratico trova il suo terreno ideale per fare opposizione, facendo appello alla sua esperienza politica e alla storia del Partito che rappresenta.
E trova terreno fertile nelle ‘uscite’ infelici dell’amministrazione, trovando sponda ideale per il suo capogruppo in Consiglio nell’omologo del Movimento 5 Stelle, coppia di recente formazione che sforna comunicati congiunti a gogò,
E anche in questo, l’apparato di Cassì, l’entourage, commette un errore, (anche se fosse lo stesso sindaco a sbagliare, ci dovrebbe essere qualcuno fermo e deciso nell’impedirgli passi falsi): l’amministrazione vorrebbe giocare sul fatto che a fare opposizione siano solo i capigruppo di due gruppi sfaldati, non uniti, ma questo lo possono affermare solo con le evidenze, non con le supposizioni di quello che potrebbe avvenire in futuro.
In questo scenario, Calabrese si muove a suo agio, a beneficio non tanto suo quanto del Partito Democratico che assurge a protagonista del contrasto a Cassì e alla sua Giunta.
Contrasto che va dalla segnaletica orizzontale sbiadita di San Giacomo alle questioni di carattere urbanistico di una certa importanza.
Poi capita che un gruppetto di nostalgici del ventennio depongano una corona d’alloro su una targa toponomastica per commemorare una vittima della violenza comunista, firmandosi come camerati e salutando con il ‘presente’ tipico delle cerimonie di questi adepti, con tanto di saluto romano, e Calabrese trova anche, inaspettatamente, il dolce sulla tavola apparecchiata dalla maggioranza con mancate manutenzioni e variante del parco non approvata.
E la gente di destra che ha votato Cassì qui vorrebbe vedere confermato che si tratta di una amministrazione di destra, senza contorcimenti linguistici, senza distinguo e soprattutto senza che un partito, in giunta a tutti gli effetti, chieda al primo cittadino, suo alleato, di assumere una posizione decisa contro l’atto vandalico perpetrato ai danni della tabella toponomastica e alla corona d’alloro, senza cenno alcuno di difesa della cerimonia definita ‘fascista’, ancorché legittimata da sentenze della Cassazione.
Siccome viviamo in una nazione dominata dalla sinistra, dove le violenze fasciste sono violenze, mentre quelle comuniste sono ancora in attesa di definizione e di migliore identificazione, viene facile a Calabrese sparare parole e scritti anche su questo fianco scoperto del nostro sindaco.

Tutto ad effetto, “scena orribile” quella dei saluti romani, da parte chi si definisce ‘camerata’, comprensibile la sua impressione come quella di chi partecipa ad un incontro del PD e sente uno che si rivolge a tutti gridando “compagni”, incomprensibile che il Sindaco non prenda posizione netta – secondo Calabrese – anche nei confronti di una cerimonia giudicata legale dalla Cassazione.
Poi c’è una disquisizione sulla gravità di inneggiare al fascismo comparata a quella del gesto vandalico sulla targa, ignorando, colpevolmente, il nome che era sulla targa e lo sfregio alla corona di alloro.
Poi Calabrese conclude con un risibile riferimento a parole di Pertini che sosteneva che “il fascismo opprimeva chi non la penava come lui”, come se il comunismo non avesse fatto la stessa cosa.
Ma tutto fa brodo, per fortuna l’attuale PD non è il partito comunista di un tempo e i comunisti sono, oggi, in larga minoranza.

Questa la nota diffusa ancora da Calabrese sull’episodio in oggetto:

Apologia del fascismo a Ragusa, Calabrese (PD): “Il sindaco prenda le distanze dall’episodio”

“Abbiamo assistito, qualche giorno fa, a una scena orribile: saluti romani da parte di chi, ancora nel 2021, si definisce “camerata” offendendo la memoria consegnataci dalla Storia di un periodo che rappresenta la pagina più buia del nostro Paese.
In tale contesto vorrei che si riflettesse su un aspetto della vicenda forse più grave. È mai possibile che un sindaco di un comune libero e democratico, che fa propri i valori e i principi sociali e costituzionali dello Stato, non prenda una netta e chiara posizione e non condanni a gran voce un gesto del genere?
Come considerare la posizione espressa in prima battuta dal sindaco Cassì se non come quella di un cerchiobottista che nel tentativo di non far arrabbiare nessuno fa, come avrebbe detto il Sommo Poeta, l’ignavo? È ciò di cui ha bisogno Ragusa?
Un sindaco che non ha il coraggio di prendere una posizione netta contro “i fascisti del terzo millennio”, come si autodefiniscono i militanti e simpatizzanti di CasaPound che qualche giorno fa erano in via Ramelli per una commemorazione dai toni inqualificabili.
Ancora: come può il sindaco ritenere che imbrattare una targa toponomastica sia più grave di inneggiare al fascismo?
Proprio non riusciamo a comprendere come riesca il sindaco a considerare “inaccettabili e indigeribili le immagini di chi ancora fa apologia del fascismo”, come ha dichiarato, per poi dire il giorno dopo che “auto appellarsi camerati e fare il saluto romano sono comportamenti che, stando alla Cassazione, non oltrepassano il confine della legalità se usati per commemorare qualcuno”.
Da un punto di vista prettamente giuridico avrà anche ragione, ma da un punto di vista morale ci sembra inaccettabile e indigeribile, piuttosto, che si sia pronti a perseguire legalmente chi compie un gesto simbolico come ricoprire con vernice spray il nome di una via dedicata a un fascista, mentre non si condanni con altrettanta fermezza, anche solo simbolicamente, chi fa apologia del fascismo.
Il Partito Democratico di Ragusa, augurandosi che ogni caso vengano individuati al più presto i responsabili dell’atto vandalico ai danni di un bene della collettività, chiede che il primo cittadino si schieri apertamente e con decisione pretendendo che il partito di Fratelli d’Italia – presente in giunta con un assessore – prenda le distanze dal gesto commemorativo al quale pare abbiano preso parte anche soggetti vicini al partito della Meloni.
Purtroppo, al momento, dal coordinatore cittadino FdI sono arrivate parole di condanna solo contro l’azione vandalica alla targa toponomastica. Sul fatto che tra quei bracci alzati ce ne fossero alcuni di FdI nessuna menzione. Noi riteniamo che tutto ciò sia molto, molto, grave.
Voglio ricordare a Cassì, il quale ha dichiarato che “le vittime vanno commemorate a prescindere da ogni appartenenza”, ciò che disse Sandro Pertini, non proprio l’ultimo dei politici italiani: “Il fascismo no, il fascismo lo combatto con altro animo: il fascismo non può essere considerato una fede politica; il fascismo è l’antitesi delle fedi politiche, il fascismo è in contrasto con le vere fedi politiche perché il fascismo opprimeva chi non la pensava come lui”. Lo dichiara Giuseppe Calabrese, segretario cittadino del Partito Democratico di Ragusa.

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