Cose di casa nostra, solo il Sindaco di Ragusa fornisce notizie sulla videoconferenza fra l’assessore alla sanità e i sindaci della provincia

Sembra che la questione emergenza sanitaria sia cosa di pertinenza solo dei sindaci che non sarebbero tenuti a riferire dell’incontro in videoconferenza con l’assessore regionale alla sanità Razza.
Siamo, ormai al teatrino, se parliamo di politica amministrativa c’è altro a cui pensare, se parliamo di COVID non si deve scadere nell’allarmismo, in pratica dovremmo solo attendere decreti e ordinanze, possibilmente stando a casa, tanto non c’è dove andare.
Mentre le regioni che pochi giorni prima sono state dichiarate zona rossa chiedono già di essere declassate a zona arancione perché in poche ore sarebbe avvenuto il miracolo e, intanto, ottengono che gli indicatori passino da 21 a 5, per rendere più facile sfuggire alle maglie delle chiusure totali.
Questa massa amorfa di sindaci della provincia, ossequiosa ai poteri regionale e centrale minaccia sempre azioni eclatanti, minaccia di rivolgersi in procura, ma alla fine non dice nemmeno quello che hanno detto all’assessore e quello che hanno ricevuto come risposta.
Bisogna dare atto al Sindaco di Ragusa Cassì che una sua caratura la possiede e almeno informa i suoi cittadini dell’esito dell’incontro.
Certo, ben altra cosa sarebbe stato ascoltare la videoconferenza, assaporare cosa hanno detto i sindaci che pure l’hanno tirato avanti per oltre due ore, anche se qualcuno ha detto che si sono solo versati addosso fiumi di parole senza finalità e risultati concreti.
Desta enormi perplessità anche il silenzio assordante di politici e consiglieri comunali che localmente sono sempre prodighi di comunicati e di interventi, pra nessuno nemmeno chiede conto e ragione dell’incontro.

Secondo l’esaustivo resoconto del Sindaco Cassì è stata “una occasione per un capillare confronto sulle problematiche che la comunità Iblea sta affrontando in piena pandemia.”
La prima notizia che ci dà Cassì è, da sola, tutta un programma: “Il Maria Paternò Arezzo viene convertito in residenza sanitaria assistenziale per soggetti affetti da Covid che non necessitano di ospedalizzazione; una soluzione che, al momento, rende non necessario reperire i cosiddetti “Covid Hotel”.
Un innamoramento, evidentemente, quello dei vertici della sanitò regionale locale per la struttura che volle la Baronessa Paternò Arezzo: ora ricomincerà il balletto dei fondi e del personale che dovranno arrivare, sotto Natale, sperando che tutto sia finito, penseranno di farne qualche alta cosa.
Per il resto, sempre a detta del Sindaco Cassì, confermati gli ampliamenti dei reparti Covid previsti nella programmazione regionale, i trasferimenti e gli accorpamenti.
Attività ospedaliere sono giocoforza ridotte, ma sono garantiti tutti i servizi d’urgenza e, nei limiti del possibile, anche quelli ordinari.
Poi 250 i neo-specializzati anestesisti assegnati agli ospedali in cui c’è maggiore carenza, quindi i nostri ospedali saranno i primi a beneficiarne, maggiore coinvolgimento dei medici di base per ridurre la pressione sugli ospedali e ottimizzare le cure in casa in tutti i casi in cui è possibile farlo.
La Regione dispone di 4,5 milioni di tamponi ora in distribuzione per scovare asintomatici e trattarli a domicilio. I tamponi antigenici avranno lo stesso rilievo statistico dei molecolari e i medici di base, previo accordo collettivo nazionale in via di rimodulazione, potranno seguire in autonomia l’iter della malattia fino alla guarigione.
Sono inoltre previste al momento per la Sicilia 1.5 milioni di dosi di vaccino antinfluenzale a fronte delle 900mila dello scorso anno.
L’assessore, ha concluso Cassì, ha inoltre informato i sindaci sull’esito della conferenza tra Stato e Regioni di prima mattina e sull’ipotesi di ridurre da 21 a 5 gli indicatori secondo ai quali viene stabilito il “colore” di ogni Regione.
L’istituzione di zone rosse territoriali all’interno della Regione (come accaduto per esempio a Vittoria) ha avuto ad oggi risultati limitati e inferiori alle aspettative, considerato che, a differenza del lockdown della scorsa primavera, non viene esclusa del tutto la possibilità di spostamento, seppure per ragioni particolari.
Da questo, sarebbe esclusa l’ipotesi, oggi circolata, di zona rossa a Comiso.
Ultima chicca, in puro stile restrizioni siciliane alla Musumeci, l’ipotesi di chiusura dei supermercati nei weekend, una trovata per concentrare sempre più gente nel corso delle ridotte aperture, invece di obbligare ad una apertura h24 per diluire i flussi al massimo, e rendere più facile la vita diventata un inferno non per il virus ma per le cervellotiche decisioni di continuo modificate e particolari da zona a zona del territorio italiano
Infine, la maggior parte dei sindaci si è manifestata contraria a una ipotesi di chiusura delle scuole.
Ancora una volta segnali della mancanza di lucidità da parte di chi ci governa e dovrebbe governare l’emergenza.

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