Dimissioni di Musumeci, cambia poco a poche settimane dalla fine naturale del mandato

Commentare le dimissioni del Presidente della Regione è difficile, oltre che inutile. A poche settimane dalla fine innaturale del mandato, con le elezioni che si sarebbero dovute svolgere a novembre, tutto si risolve con l’election day del 25 settembre, dove si voterà per le nazionali e per le regionali.
Più facile ridurre il tutto a questo obiettivo che serve anche per dimezzare le spese per le elezioni.
L’uomo forte della destra, il presunto fascista che si è rivelato incline ad ogni compromesso con i partiti, in particolare quelli della vecchia politica, da tempo aveva avuto il benservito degli alleati, si capiva che un secondo mandato si allontanava sempre di più, per quanto le meraviglie della politica potrebbero tenerlo a galla, ancora per 5 anni.
La sensazione è quella che la coalizione di centrodestra sia ancora alla ricerca di un nome per la candidatura a Palazzo d’Orleans, fattore che rende possibile il recupero di Musumeci.
Quelli che circolano sembrano i tentativi per spianare la strada alla Chinnici, candidata del Partito Democratico e, forse, della sinistra e dei 5 Stelle, se in Sicilia viene mantenuta in vita l’alleanza giallorossa messa su per le primarie.
Valutare se è meglio tenersi Musumeci o sperimentare nomi nuovi non serve, si può essere certi che programmi e promesse elettorali saranno sempre condizionati dalle alleanze, dai compromessi e dalla realtà del governare che rende impossibile attuare programmi e idee.
È stato sempre così e non potrà cambiare, con i candidati di qualsivoglia partito.
Pensare che i nomi circolanti riusciranno a trovare le soluzioni per rifiuti, trasporti ferroviari, servizi pubblici di trasporto locale, esigenze culturali e turistiche e per tutte le altre necessità dei vari settori dell’amministrazione regionale, è pura utopia.
La candidata del Partito Democratico è quella che dà le maggiori garanzie, anche per l’organizzazione e la composizione del partito, per un governo affidabile, capace e concreto, come non si è rivelato quello di Musumeci.
Dall’altra parte i nomi che si fanno non danno alcuna garanzia di assicurare un governo migliore di quello del predecessore, tanto varrebbe tenersi Musumeci, se non fosse che, come sostenuto da autorevoli personaggi politici, il suo governo ha costituito uno dei momenti più bui della politica in Sicilia.
Per intanto, occorrerà attendere la definizione delle alleanze e delle liste per le nazionali, subito dopo si potrà procedere ad occuparsi della situazione siciliana, anche se la composizione delle candidature per le nazionali potrà essere influenzata e concatenata alla scelta del candidato Presidente.
Per quanto riguarda la nostra provincia, solo il Partito Democratico ha indicato una rosa di possibili candidati.
Le valutazioni sono quanto mai complesse, occorre considerare che il nostro collegio comprende comuni delle province vicine, le candidature saranno verosimilmente assegnate sulla base di accordi per uno scacchiere nazionale e regionale.
Nonostante i sondaggi danno il centro destra favorito, si ha la sensazione che non c’è un divario così netto, anche perché, dalle nostre parti Fratelli d’Italia ha pochi voti, almeno finora, Lega e Forza Italia non esistono come partiti strutturati e vivono solo sulle scelte e sulle decisioni dei vertici.
Molto dipenderà anche dalle alleanze a sinistra, con o senza i 5 Stelle, e questa ultima ipotesi è quella più quotata, alla luce degli ultimi avvenimenti.
Situazioni enigmatiche e, per certi versi imbarazzanti, con una politica mirata solo alla conquista di una poltrona, condizione che favorisce l’astensionismo di chi non ne può più della politica.
Situazione complessa anche per le regionali, il candidato del PD sembra l’unico con le carte in regola e le condizioni giuste per tornare a Palermo.
Scontata sembrerebbe la ricandidatura dell’uscente 5 Stelle, ma condizionata da altre eventuali candidature del capoluogo e della provincia.
A destra molto dipende dalla presenza eventuale del candidato Musumeci, che influenzerebbe le candidature e le ipotesi di successo dei suoi uomini, mentre aperti i giochi per il quarto seggio da assegnare a cui aspirano molti della coalizione di destra.
Tutto da definire.

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