E la prima notte di nozze nella stanza di Bianca di Navarra, quanto costerebbe?

di Vilnius Nastavnic
E il lenzuolo da stendere per comprovare la verginità della sposa, lo fornisce il Comune o lo debbono portare gli sposi?

Interrogativi che si accavallano con il passare delle ore dopo il piccolo scandalo di paese del compleanno alla sala San Vincenzo Ferreri spacciato per meeting fra giornalisti e operatori turistici.
La facilità con cui sono stati aggirati i controlli e le limitazioni invita a pensare in grande. Non più festeggiamenti per battesimi, prime comunioni, cresime, compleanni, lauree, fidanzamenti, addii al celibato, matrimoni, nozze d’argento, d’oro, di platino, matrimoni civili e unioni gay in popolari sale trattenimenti o volgari saloni adibiti solitamente alla ristorazione dei comuni mortali.
Il patrimonio artistico architettonico della città offre mille opportunità per trascorrere le feste in allegria e baciati dai capolavori del tardo barocco.
Naturalmente c’è chi pensa in grande: poca cosa il pregevole ciclo di stucchi che caratterizza l’architettura interna di San Vincenzo Ferreri, realizzato da Onofrio Russo, allievo del Serpotta, fra il 1731 e il 1734.
Ora c’è chi pensa di consumare la prima notte di nozze al Castello di Donnafugata, nell’alcova di Bianca di Navarra, o, in subordine, nella stanza dal letto azzurra della Torre rotonda, controllata, nell’ingresso, dall’austero abito della Contessa Concepcion de Miramon,  resta solo da capire la disponibilità del Comune per fornire il lenzuolo che servirà per dimostrare l’integrità vaginale della sposa, in caso contrario occorrerà dotarsi di corredo adeguato alla storia del maniero e di tutto quanto contenuto all’interno, abiti d’epoca compresi.
Anche i linguaggi allegorici sparsi per il parco del Castello, come la grotta artificiale con ingresso forgiato a somiglianza dei genitali femminili, costituiranno motivo di attrazione, per personaggi particolari, e di incassi per il Comune.
Ma ci sarà spazio anche per matrimoni trash sfruttando l’impianto di via delle Sirene, a Marina di Ragusa o per matrimoni ambientalisti nell’ecostazione di Ragusa Ibla o nel fondo della vallata Santa Domenica.
Vi immaginate le foto del matrimonio che immortalano il sacerdote Zanotto mentre fa giurare agli sposi di rispettare le regole della differenziata e di insegnare ai figli a non buttare fazzolettini di carta dal finestrino dell’auto? Oppure l’addobbo floreale dei siti prescelti curato da Salvatore Corallo, sacerdote del verde pubblico?
Scherzi a parte l’inganno perpetrato ai danni degli uffici comunali denota assenza di scrupoli e buona dose di spregiudicatezza da parte di un personaggio che non ha carpito solo la buona fede del dirigente ma, con la complicità di qualcuno, ha offeso una città intera, meglio riderci sopra perché la vicenda non servirà nemmeno a mettere ordine nelle cose del Comune.
La maggioranza, in gran parte a conoscenza della cosa, non protesta più di tanto, nessuno chiede provvedimenti, qualcuno dell’opposizione si preoccupa di tutelare, con inspiegabile sollecitudine i dirigenti, ancor prima di identificare eventuali responsabilità, la questione finirà a tarallucci e vino, possibilmente all’interno dello stesso auditorium, dal momento che il pavimento è ancora sporco, dopo 11 giorni dalla festa.
Questo lo si appura da un comunicato dell’Ufficio Stampa che informa dei provvedimenti adottati e che saranno adottati contro l’organizzatore del festino, contro il quale non è sollevata nessuna reprimenda.
Poco ci manca che l’amministrazione chieda al consigliere Gulino di avanzare delle scuse al festeggiato per aver offuscato il suo prestigio con inopinata denuncia.
Ora tocca agli amministratori prendere delle decisioni: se è vero che il festeggiato partecipa a tavoli istituzionali al Comune, sarà opportuno prenderne le distanze, informando i vertici dell’associazione di categoria che rappresenterebbe, per evitare futuri sconvenienti contatti.
Dal momento che le richieste private non possano dall’amministrazione, essendoci un regolamento e un tariffario a cui i dipendenti si debbono attenere, occorrerà capire cosa è successo.
Non si comprende perché se per il Castello è compresa la voce ‘banchetti’ con tariffa di 3.000 euro e 1.000 euro di cauzione, comprensivi di servizio di custodia e vigilanza, non si sia prestata uguale attenzione per questa festa che ha visto introdurre all’interno, per esempio, un ananas gigantesca che troneggiava sotto l’abside centrale o gli altari laterali trasformati in espositori di bottiglie di vino.
Chi aveva aperto le porte? Chi c’era del Comune, quella sera? Fra gli invitati c’erano persone che avevano ‘spinto’ per l’autorizzazione e la concessione della sala?
Sono interrogativi che dovrebbero trovare una risposta nel contesto della trasparenza tanto decantata dai grillini.

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