È venuto a mancare Calogero Rizzuto, già Soprintendente ai Beni Culturali di Ragusa

Grande dolore e costernazione per la morte di Calogero Rizzuto, Direttore del Parco Archeologico di Siracusa e già Soprintendente ai Beni Culturali di Ragusa e di Siracusa.
Venuto a mancare in circostanze drammatiche, affetto dal corona virus, era stato ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Siracusa, il 12 marzo, le prime notizie sul suo stato, diffuse negli ultimi giorni, sembravano far trapelare un miglioramento che avrebbe potuto portare all’auspicata guarigione ma, evidentemente era solo un falso segnale, Rizzuto è mancato stamattina lunedì’ 23 marzo.
Affranti i colleghi e gli amici, per la grave perdita che lascia un vuoto enorme nel panorama culturale siciliano per il quale ha lavorato sempre con grandissima competenza e dedizione ininterrotta.
Numerose le attestazioni di stima e di apprezzamento, soprattutto da parte dei politici che con lui si sono confrontati per la tutela e valorizzazione dei nostri beni culturali, unanime il cordoglio di quanti lo avevano conosciuto e avevano avuto modo di collaborare per tante iniziative.
Particolarmente affranto il deputato regionale Nello Dipasquale che con Rizzuto intratteneva, oltre ai rapporti istituzionali, un grande rapporto di amicizia personale.

E proprio da una lettera inviata in data 14 marzo al Prefetto di Siracusa, diffusa stamattina dall’on.le Dipasquale, si apprendono particolari, non certo confortanti sul decorso della malattia di Rizzuto che il deputato ha seguito, con particolare vicinanza appunto per gli stretti rapporti con la famiglia.
Nella lettera, l’on.le Dipasquale rende noto che il soprintendente, su indicazione del medico di famiglia, si era recato a fare il tampone, il 9 marzo, perché affetto da febbre e tosse, da oltre una settimana.
Non arriva l’esito fino all 11 marzo, giorno in cui, per l’aggravarsi delle condizioni del marito, la signora Rizzuto riporta il paziente, con la sua macchina, a rifare il tampone, come nel frattempo le era stato richiesto.
Senza ulteriori esami, che avrebbero potuto verificare la patologia in atto, il paziente viene rimandato a casa.
Inizia, a quel punto, come riferito dall’on.le Dipasquale, un giro di contatti con i vertici della sanità siracusana e con parlamentari della provincia di Catania per cercare di capire che fine abbiano fatto gli esiti dei tamponi.
A questi, prontamente attivatisi, il referente del Policlinico scrive che il tampone non andava fatto, secondo le direttive ministeriali, poiché dalla scheda non aveva indicazioni di rischio: tosse , febbre, solo la citazione di un incontro con una delegazione coreana a fine febbraio, già comunicata in occasione del 1 tampone di giorno 9 marzo, ribadendo che l’emergenza imponeva delle scelte su criteri di priorità. Questo il giorno 12 marzo ore 13:38.
A questo punto, sentendosi affatto rassicurato, l’on.le Dipasquale, avvertito anche del permanere delle condizioni critiche di Rizzuto, chiama l’Assessore Regionale avv. Ruggero Razza e gli spiega tutta la triste e paradossale vicenda.
L’Assessore mi dice che ritiene utile, a prescindere dal tampone, il ricovero e con successivo messaggio alle 17:43 mi conferma che è in corso il ricovero di Rizzuto.
Alle 21:33 l’Assessore gli scrive che dall’ esito della TAC effettuata al ricovero risulta affetto da polmonite. Alle 23:29 la moglie mi comunica che al marito stanno somministrando l’ossigeno perché con insufficienza respiratoria, tutto questo dopo appena 12 ore dai messaggi del Policlinico che il paziente non necessitava di tampone.
Giorno 13 alle 8:30 arriva l’esito positivo del tampone: COVID-19. Il paziente a quell’ora è già in rianimazione. Io non sono un medico, non lo so se Calogero Rizzuto fosse stato ricoverato già giorno 9 o10 marzo, se avesse potuto evitare la sala rianimazione, questo non tocca a me stabilirlo.
La lettera dell’on.le Dipasquale al Prefetto di Siracusa così conclude:
“Oggi mi auguro soltanto che ne esca prima possibile e che nessun altro si trovi nelle condizioni in cui si è trovato lui, sua moglie, i suoi familiari.
Purtroppo, il ritardo nell’individuare la positività del tampone per ben 5 giorni non ha fatto scattare prontamente l’obbligo di quarantena nei confronti di quanti (familiari, amici, collaboratori) avevano avuto contatti con lui proseguendo la loro normale vita.
Forse la tempestiva individuazione della patologia del paziente Rizzuto, che non so se definire paziente 1, avrebbe potuto ridurre ulteriori contagi a carico di quanti hanno avuto contatti con lui nei giorni precedenti il 9 marzo. Tutto questo mi corre l’obbligo di comunicarLe al fine di valutare eventuali azioni che Ella vorrà intraprendere a tutela della salute dei cittadini.”

 

Oggi, l’on.le Dipasquale scrive in una nota diffusa alla stampa:

Coronavirus, morto l’arch. Calogero Rizzuto. La denuncia dell’on. Dipasquale (PD): “Mi auguro che a nessun siciliano capiti la stessa assurda storia”

Non ce l’ha fatta l’arch. Calogero Rizzuto, direttore del Parco Archeologico di Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro, già Soprintendente ai Beni Culturali della provincia di Ragusa, deceduto oggi per contagio da Covid-19.
“Sono stato in apprensione per l’amico Calogero per ben due settimane – commenta Nello Dipasquale, parlamentare regionale del PD – e purtroppo è successo quanto temevo. Alla sua famiglia vanno le mie più sentite condoglianze: la Sicilia perde un grande professionista e sono moltissimi i ricordi che mi legano a lui e al lavoro eccellente che ha svolto anche in provincia di Ragusa”.
“Per giorni, però – continua Dipasquale – ho tenuto per me delle considerazioni e dei fatti che adesso, visto l’esito tragico, non posso più tacere.
Lo scorso 13 marzo ho inviato al Prefetto di Siracusa una lettera nella quale ho raccontato puntualmente l’assurda vicenda che ha riguardato Rizzuto, almeno fino a quella data, quando ormai si trovava in rianimazione. Quella lettera che avevo inviato al rappresentante del Governo nazionale adesso è diventata una denuncia alla Procura della Repubblica di Siracusa perché verifichi eventuali responsabilità in merito alla morte di Rizzuto che arriva ad essere ricoverato forse ormai troppo tardi, e nessun siciliano deve vivere lo stesso “calvario” assurdo che ora mi appresto a raccontare”.
“Lo scorso 9 marzo – spiega Dipasquale – Calogero Rizzuto, su indicazione del proprio medico di famiglia e accompagnato dalla moglie, si reca a fare il tampone poiché da una settimana accusava febbre e tosse. Da quel momento le sue condizioni peggiorano gradualmente fino al ricovero avvenuto nel tardo pomeriggio del 12 marzo.
Nel frattempo, del tampone nessuna notizia: contattato dalla moglie di Rizzuto, mi sono personalmente occupato di reperire informazioni in merito all’esito dell’esame senza avere mai nessuna risposta né dalla direzione dell’ASP di Siracusa, né dal Policlinico di Catania dove il tampone era stato inviato.
L’11 marzo Rizzuto (già stremato) viene portato dalla moglie in ospedale. Non ci sono ambulanze disponibili e la signora è costretta a caricare il marito in auto abbassando un sedile.
Viene chiesto che venga eseguito un nuovo tampone e nessun altro esame viene effettuato per verificare la presenza di un’eventuale polmonite. Un esame RX al torace sarebbe stato sufficiente.
Al 12 marzo nessun risultato per i due tamponi effettuati. Addirittura, mi si dice che quei tamponi, secondo le direttive ministeriali, non erano da farsi perché dalla scheda del paziente non risultavano fattori di rischio. “Fare due tamponi in due giorni è da incompetenti. Dalla scheda del paziente si evince che non ha alcuna indicazione di rischio: tosse (?) contatti con coreani (?). Chiunque vedendo queste indicazioni li manderebbe a quel paese. Nell’emergenza attuale bisogna fare scelte di priorità”.
Questo è il tono delle rassicurazioni che mi venivano fornite. A questo punto se febbre, tosse e un incontro con una delegazione coreana non erano da considerare fattori di rischio comincio a non capire quali possano esserlo.
Nel primo pomeriggio del 12 marzo, sempre più preoccupato, contatto l’assessore Razza al quale racconto tutta la paradossale vicenda.
L’assessore , al di là dell’esito dei tamponi, ritiene necessario l’immediato ricovero. Alle 18 circa del 12 marzo il paziente Calogero Rizzuto viene ricoverato, sottoposto a TAC che dà esito di polmonite grave. Alle 23 dello stesso giorno la moglie mi comunica che al marito stanno somministrando l’ossigeno perché è in insufficienza respiratoria. Il 13 marzo, dopo quattro giorni, arriva l’esito di un tampone, non si sa quale dei due effettuati. Risultato: Covid-19. Ma Rizzuto è già in rianimazione”.
“Questa è la vicenda, più o meno – continua Dipasquale – e ho un’infinità di perplessità su quanto accaduto. Non sono un medico e non so cosa sarebbe potuto accadere se Rizzuto fosse stato ricoverato il 9 marzo o il giorno dopo. Non so dire se due o tre giorni avrebbero potuto fare la differenza. Qualcuno, però, dovrebbe poterlo dire alla moglie, a noi amici e a tutti i siciliani.
Forse la tempestiva individuazione della patologia non solo avrebbe potuto salvargli la vita, ma avrebbe potuto ridurre ulteriori contagi a carico di quanti hanno avuto contatti con il paziente nei giorni precedenti il 9 marzo”.
“Davvero mi auguro che non capiti più nulla del genere – conclude Dipasquale – e penso che in questa tragica vicenda qualcuno deve accertare se esistono o meno delle responsabilità”.

 

Lettera Prefetto per paziente Rizzuto Calogero .pdf.pdf.pdf.pdf

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