Elezioni europee, le avvisaglie di campagna elettorale lasciano Ragusa come semplice portatrice di voti

Si fanno più numerosi gli interventi sui giornali per le prossime europee, si cerca di dare un quadro delle possibili candidature, ma, come spesso avviene per questo genere di articoli, è più gossip, pettegolezzo illazioni, che non notizie certe.
Anche perché, di certo, non c’è nulla, sia per le candidature ma, soprattutto, per le alleanze fra i partiti: escludendo Fratelli d’Italia e il Partito Democratico nessuno è in grado di correre da solo, nessuno è in grado di competere degnamente, alcuni rischiano anche di non raggiungere la necessaria soglia del 4%.
Nella circoscrizione che mette insieme Sicilia e Sardegna sono previsti otto posti per Bruxelles, sei siciliani, due sardi, con il vincolo per le liste di quattro uomini e quattro donne.
Lo scenario dei papabili candidati è quanto mai variegato, un dato è certo, la nostra provincia, Ragusa, è destinata, come sempre, a essere collettore di voti, non ci sono i numeri per sostenere un proprio candidato, si rimane schiavi delle altre province, ma rimane il fatto che non ci sono politici autorevoli a livello regionale.
A chi porteranno i voti i ragusani?

Nel Partito Democratico si parla di affidarsi a vecchie cariatidi come l’ex capogruppo all’Ars Giuseppe Lupo, oggi semplice consigliere comunale a Palermo, che deve però risolvere, prima, qualche pendenza giudiziaria, o come il sempreverde Antonello Cracolici, oggi presidente dell’Antimafia regionale.
Nulla di sostanzioso può arrivare dal versante orientale, dove la segreteria nazionale spera solo di acquisire voti per il simbolo. Di certo, il partito non è in grado di esprimere candidature autorevoli in Sicilia, se non facendo appello a qualche vecchio nome della politica, come potrebbe essere Leoluca Orlando, ma sono nomi che andrebbero in contrasto con le ambizioni di rinnovamento della nuova classe dirigente del partito.

Inconsistente la sinistra, del versante progressista resta solo il Movimento 5 Stelle ma il costante declino della formazione politica nelle mani di Conte rende difficile ogni ipotesi.
Un nome che potrebbe riportare entusiasmo, in ricordo di uno dei primi successi nazionali del Movimento, sarebbe quello di un ragusano, l’ex sindaco di Ragusa, Federico Piccitto, apprezzato in casa e con sufficiente autorevolezza in Sicilia, ma le vicissitudini interne del movimento, ormai allo sbando, in territorio ragusano, e lo scarso appeal, a livello regionale, dei 5 Stelle, renderebbero quanto mai ardua l’impresa di Federico Piccitto che dovrebbe contare, prima di tutto, su un consenso trasversale e diffuso nella sua provincia.

In bilico fra destra e sinistra Cateno De Luca e il suo Sud chiama Nord. Dopo la non esaltante performance alle suppletive in Brianza, per il Senato, della quale gli elettori dovrebbero ancora comprendere le finalità della candidatura, apparsa, dal primo momento, troppo pretenziosa e risoltasi in una prevedibile minima percentuale di consenso, le possibili candidature restano quelle dello stesso leader e del deputato regionale, Ismaele La Vardera.
Il test europee servirà, più che altro per verificare le forze sul territorio regionale, ma senza alleanze di peso, quasi tutte rifiutate da De Luca, il cammino appare senza speranza.

Chi non dovrebbe avere problemi di candidature, a livello regionale, è Fratelli d’Italia, il consenso attorno al simbolo dovrebbe essere assicurato, fattore che favorirà qualsiasi candidato.
Ci sono l’uscente Stancanelli, Milazzo, eletto cinque anni fa con Forza Italia, le opzioni di scelta fra l’ex assessore Razza e la moglie, Elena Pagana, attuale assessore regionale al territorio, ci sono soprattutto i nomi ai quali tengono la Meloni, in persona, il presidente del Senato, La Russa, e il delfino di questi, il Presidente dell’ARS, Galvagno, una schiera di illustri sconosciuti, eccezion fatta per Giusy Savarino ed Elvira Amata, che verrebbero lanciati nell’orbita europea della politica come dal cannone di un circo.
Da Ragusa, per lo stato quasi comatoso del partito, non dovrebbe arrivare granché, come pure per Forza Italia che, nella nostra città e in provincia, mostra, invece, un coma irreversibile.

Fondamentale per le strategie dell’attuale leader siciliano di Forza Italia sarà la possibile alleanza con la DC di Totò Cuffaro, l’unica ipotesi in grado di mantenere viva la bandiera del partito che fu di Berlusconi.
Unici nomi affidabili per poter competere, quelli di Marco Falcone, quella dell’uscente onorevole del Partito Democratico, Caterina Chinnici, oggi diventata forzista, se non ci sono cuffariani di peso si dovrà ricorrere al riciclaggio di esponenti del governo regionale che possono contare su un bacino personale di voti.
Poco sembra poter arrivare dalla nostra provincia, anche in presenza dell’alleanza con Cuffaro: si potrebbe solo tentare di sperimentare quanto del consenso personale di Ignazio Abbate, ex sindaco di Modica e attuale Presidente della prima commissione all’ARS, potrebbe tradursi in sostegno concreto ai candidati cuffariani.

In alternativa a Forza Italia, Cuffaro potrebbe scegliere di allearsi con Renzi, potrebbero entrare in gioco, oltre a qualche cuffariano d’epoca, esponenti come Davide Faraone o la ex De Luca, Dafne Musolino

Sparute le speranze di poter competere per Azione di Calenda, lo scenario è completato dalla recente alleanza Lega-MPA di Raffaele Lombardo.
L’uscente della Lega, Annalisa Tardino, o, soprattutto, direttamente il leader Raffaele Lombardo potrebbero essere la carta vincente di un accordo che ha visto anche l’impegno del nostro onorevole Nino Minardo che dovrebbe far pesare, nell’economia generale dell’alleanza, anche i voti provenienti dal suo territorio.

Come accennato all’inizio, per Ragusa solo un ruolo di comparsa nella campagna elettorale per le Europee, solo un canale da cui attingere voi, per cui la consultazione diventa una cartina al tornasole dell’effettiva consistenza dei vari big, o presunti tali, locali.
Dall’esito del voto in provincia si potrà avere un segnale del peso del Partito Democratico, un segnale del peso politico, a Modica e sul territorio provinciale, dell’onorevole Abbate, un segnale dell’attuale consistenza dell’onorevole Minardo, un segnale di quello che resta del Movimento 5 Stelle, ma, soprattutto il segnale del peso politico dei vari sindaci del territorio, primo fra tutti quello del capoluogo che dovrebbe tradurre il suo grande consenso personale in sostegno per una vera competizione elettorale, elemento che potrebbe tornargli utile per eventuali future ambizioni politiche.
Per ora Cassì non ha fatto scelte, è impegnato in una serie di contatti con vari big dei partiti, non mostra di avere una ideologia ben precisa, per ora tutto fa brodo, considerato anche sarà difficile spostare tout court il consenso delle comunali, non avendo un concreto controllo del suo elettorato, se non dei fedelissimi.

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