Il cambiamento è arrivato, ora gli assessori parlano in inglese, forse perché la vicenda del Museo Archeologico assume toni shakespeariani

Si avvertiva il cambiamento già quando l’assessore Licitra parlava di stakeholder e di conference call, ora l’assessore Arezzo, per rispondere ai consiglieri del partito Democratico, parla del vecchio Museo Archeologico affibbiandogli gli appellativi di ‘dusty’ e di ‘skippable’, abbiamo, quindi la certezza che siamo in una nuova era.
È anche il periodo delle repliche dirette, ai comunicati delle opposizioni, che non sempre fanno chiarezza per la gente.
In una lunga nota, l’assessore Arezzo, puntualizzando, giustamente, che è stata la prima ad organizzare un incontro con i vertici della soprintendenza per sapere dei tempi per l’apertura del nuovo Museo Archeologico, a Ibla, non sgombra il campo dall’equivoco sulle dirette competenze per il Museo Archeologico.
Fa capire che l’amministrazione avrebbe voce in capitolo sulle scelte finali, ma sappiamo che non è così.
Aggiunge confusione quando scrive che “avremmo potuto effettuare i lavori che necessitavano, ripristinando l’agibilità del luogo, senza sollevare polveroni” , quando avevamo avuto l’ammissione, e lo abbiamo scritto, dai vertici della soprintendenza, che i lavori di adeguamento per la sicurezza erano e sono di competenza della soprintendenza e quindi dell’assessorato regionale.
La certificazione antincendio tocca espletarla a chi dirige il Museo, se dovesse essere compito del Comune occorrerebbe una chiara lettera di richiesta di ottemperare alle normative, con tanto di numero di protocollo e, possibilmente, comunicazione alla stampa.
L’assessore dice che si è voluta cogliere l’occasione per “discutere dell’inadeguatezza del Museo Archeologico di via Natalelli sotto molteplici aspetti”, ma non si fa, in ogni caso, chiudendo il Museo, peraltro dopo anni nei quali questa inadeguatezza non è mai venuta fuori, a meno che non abbiamo avuto affidato il Museo ad una massa di incompetenti, perché si sono succeduti numerosi Soprintendenti e Direttori che, evidentemente, non la pensavano e non la pensano come i nuovi mostri della cultura del 2020.
Lo ammette l’assessore Arezzo che l’attuale Museo è “espressione di un determinato periodo in cui risultava essere perfettamente rispondente alle esigenze del tempo, un museo che oggi presenta troppi aspetti non allineati alle moderne direttive della museografia e museologia.”
Ma non è che possiamo buttare tutto nella spazzatura perché passato di moda, senza dire che, come accade spesso, ci potrebbero essere correnti di pensiero revisioniste, di ritorno, che potrebbero rivalutare i vecchi dogmi.
Chi ci dice che hanno ragione i nuovi archeologi e non quelli che li hanno preceduti ?
Si può fare riferimento ai commenti e alle valutazioni sui social, ben vengano nuove idee per l’allestimento del nuovo museo.
Ma qui la questione è un’altra, e sulla stessa ci sono state posizioni diverse: ci deve essere un solo Museo o ne possono coesistere due ? Il materiale pare, non manchi, può la regione mantenere in vita due Musei o farebbe come per l’ospedale COVID, promettendo risorse e personale per poi tradire gli annunci ?
A Palermo di queste cose sono pratici e ci sembra di essere caduti nello stesso tranello.
In netta contraddizione con quanto asserito dal Soprintendente e condiviso dai presenti, compreso il Direttore del Parco archeologico che dovrebbe essere il responsabile del Museo Archeologico, viene fuori che l’assessore regionale, che, forse, non sa nemmeno dove stanno di casa il vecchio e il nuovo museo, pretende di aprire al più presto la sede del vecchio museo, e il Direttore del Parco, da perfetto nominato e subordinato dell’Assessorato, come avviene, ormai, per tutti i Dirigenti regionali locali, non fa altro che rispettare gli ordini.
Vengono meno, di colpo, il quasi nullo afflusso di visitatori, il fatto che il Museo sia “nascosto, buio, custodito in un palazzo anonimo e inadeguato, in una location che lascia a desiderare, in un vicolo nascosto, con troppe informazioni ammassate, con un autolavaggio al pianterreno, che dà un generale senso di trascuratezza, in un edificio vecchio e squallido, tenuto malissimo, in una pessima location, non segnalato”.
Un Museo definito, in pubblicazioni di settore di una certa importanza “all’esterno, uno dei più brutti mai visti”, “Nascosto sotto il centro di Ragusa Superiore, questo piccolo museo polveroso ( dusty ) mostra un guazzabuglio di antichi manufatti della provincia circostante. Sebbene non ci siano descrizioni in inglese, troverai mosaici romani, elmi greci, oggetti devozionali della prima cultura siceliota e rari bicchieri potori in vetro. È ignorabile ( skippable ) a meno che tu non sia un appassionato di archeologia”.
Ma nessuno, per anni, ha parlato, nessuno ha sollevato la benché minima eccezione di questo tipo, noi siamo di quelli che avremmo voluto un assessore che quando si siede sulla poltrona mette a nudo le carenze del settore: è come quando arriva il nuovo primario in reparto, se procedure di assistenza, di medicazione, di cura, non vanno bene, si instaura, subito, il nuovo corso.
Chissà cosa ci dirà l’assessore Arezzo quando affronterà la questione del Museo del Costume che, da cinque anni, attende di essere aperto, e, se ritiene che tutto sia a posto, ci deve spiegare il perché dei ritardi vecchi e attuali.
È facile fare sfoggio di cultura, ma l’Arezzo dirige un assessorato di un Comune, non una cattedra universitaria, il Museo e il patrimonio artistico architettonico e immateriale della città vanno inseriti e gestiti nel contesto di un progetto culturale che la città non ha ancora avuto il piacere di conoscere come programmazione del nuovo amministratore.
Suo dovere sarebbe chiedere al Soprintendente chi comanda, lui, il Direttore o gli uffici regionali, in maniera da poter avere un interlocutore con cui far valere le istanze del progetto culturale e della città.
L’assessore regionale vuole aprire almeno un Museo, giustissimo, ma lo hanno informato che, in questo museo non ci va nessuno perché “dusty” e “skippable”?
Come non ci piace l’affermazione che può anche apparire alquanto saccente: “La vicenda sarà certamente servita ad evidenziare le debolezze dell’offerta culturale archeologica nella città di Ragusa”
Riteniamo che non è debole l’offerta culturale archeologica nella città di Ragusa, è solo gestita male, come è stato in passato, per mano di nominati dell’assessorato regionale e di assessori comunali non sempre all’altezza: gli attuali hanno l’opportunità di dimostrare il contrario.

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