La vicenda del parcheggio di Ibla, svegliato dal coma decennale per avviare un, comunque, repentino e veloce avvio dell’iter dell’opera, si potrà decifrare col tempo.
Come i fulmini che imperversano in questi pomeriggi che ci portano al Ferragosto, uno squarcio di efficientismo dell’amministrazione voleva lasciare il segno in questo periodo di declino dell’amministrazione e della città.
Ma le fiamme del ‘diavolo’ Calabrese hanno, invece vanificato, per ora, ogni tentativo di colpi di mano.
Come ha fatto rilevare qualche consigliere, il periodo è quello, anche a livello nazionale, nel pieno dell’estate, ci sono stati evasioni illustri, approvazioni di leggi ‘strane’.
Nel corso di questa sindacatura le ‘evasioni’ estive non sono mancate, i concorsi di Iblea Acque, il PSPP per il Castello di Donnafugata, anche ora si parla di concorsi in qualche partecipata con tentativi di ‘taylor made’ per ben identificati personaggi, stranamente, incensati anche da Cassì in aula; quindi, del tutto legittimo pensare al colpo di mano.
In un momento in cui gravitano problematiche pesanti, vedi le anticipazioni stipendiali alla SRR, poter affermare alla città che il treno del parcheggio si era avviato, sarebbe stato, di certo, esaltante, considerato anche il periodo di pre campagna elettorale.
Ma Peppe Calabrese “ci ruppi u pupu”, un’azione esaltante di opposizione, da accademia, come non si vedeva da tempo e come mai si era vista negli ultimi 8 anni.
Si deve tornare alle notti magiche dell’amministrazione grillina, quelle con la Polizia al Palazzo, quando dai banchi dell’opposizione spadroneggiavano Maurizio Tumino, il grande, la grande Sonia Migliore, Peppe Lo Destro, Elisa Marino, Giorgio Massari, Giorgio Mirabella, Angelo La Porta, quando c’era una opposizione da grand soirée ma, si deve dire, anche una amministrazione che assorbiva con classe, distinzione, eleganza e, soprattutto, serietà, i colpi.
Soprattutto la mattinata in Commissione, seduta che l’amministrazione pensava di liquidare in quattro e quattro otto, per passare in aula consiliare per la civica assise convocata alle 10.30 del mattino, è stata uno spettacolo, una opposizione da epopea, orchestrata da Peppe Calabrese ottimamente collaborato da Sergio Firrincieli, da Rossana Caruso e da Gaetano Mauro, quest’ultimo che riusciva a far innervosire la Presidente della Commissione, già al suo intervento d’apertura.
Con i passaggi che andremo a descrivere nemmeno ci passa per la testa di esprimere un giudizio su chi aveva ragione e su chi aveva torto, chi scrive ha una visione dell’opposizione che prescinde dai giochetti e dalle strategie della politica, concorda che si è fatto bene a non far mancare il numero legale, cosa che avrebbe permesso di passare in aula, ancorché senza il parere non vincolante della Commissione, ma è del tutto evidente che l’amministrazione può approvare qualsiasi atto, come farà con questo, precetta 12 consiglieri, le stampelle sono sempre dietro la porta, senza dignità politica ma felici di agire per il bene comune.
Noi condurremmo l’opposizione in ben altri termini, da guerriglia politica.
Ma lo spettacolo offerto in Commissione da Peppe Calabrese è stato adrenalinico, orgasmico, sentirlo inveire, deciso, a voce alterata, ha riportato alla esaltante e trascinante vecchia politica comunista, un ruolo da protagonista, non tanto nei confronti della presidente che non fa testo per la sua dimostrata inadeguatezza al ruolo: basta fermarsi al passaggio con il quale voleva affermare che, a seguito di una modifica del regolamento, erano stati contingentati i tempi di intervento dei Consiglieri in Commissione.
Un ingenuo e becero tentativo di arginare l’ostruzionismo che per questi civici di paese non è concepito.
Passaggio che, da solo, dovrebbe consigliare l’amministrazione e i consiglieri di maggioranza a imporre un periodo di riposo alla collega, per dignità politica.
Ma sentire i toni con cui Peppe calabrese si è rivolto all’assessore Giuffrida – “Lei qui è un ospite, la smetta di suggerire continuamente alla Presidente” – oppure quelli nei confronti del Presidente del Consiglio, Ilardo, che in una delle sue quattro irruzioni in sala Commissioni per sollecitare la fine dei lavori, senza averne titolo, veniva beccato con le parole “tu qua dentro non vali nulla, siamo tutti consiglieri allo stesso livello, qui dentro c’è una presidente, non comandi”, è stato semplicemente esaltante, tenuto conto dell’atteggiamento inspiegabilmente incomprensibile tenuto dagli amministratori, e dai consiglieri a sostegno, che ha fatto ingenerare ogni tipo di illazioni sulla smania di andare in aula per approvare l’atto subito e ad ogni costo.
Alla fine, reso vano anche il tentativo inusuale, del consigliere Schininà che chiedeva la votazione per chiudere la seduta, seduta chiusa per mancanza del numero legale, dopo 4 ore, per l’uscita dalla sala dei consiglieri di opposizione.
In ogni caso, la mossa di Schininà è servita per chiedere la Commissione e passare in aula, si è sbloccata la situazione anche perché, forse, Schininà aveva le piastre roventi nei suoi tre ristoranti, che lo attendevano per la scelta di adagiare sulle stesse, volgare sarda o filetti pregiati di cernia.
In consiglio, venivano rinnovati gli interventi delle opposizioni, mirati al rinvio dell’esame dell’atto per poterne assumere contezza, considerati i tempi ristrettissimi avuti a disposizione per la consultazione e confronti di verifica con tecnici e professionisti del settore, per la complessità della materia trattata, ancorché egregiamente sciorinata, nella giornata, con evidenti competenza e professionalità, dal Dirigente, l’ing. Alberghina.
Poi il coup de théâtre dei 231 emendamenti presentati da Calabrese e compagni che ha spezzato le gambe all’inconsistente manipolo dei cassiniani, subito in ritirata e disposti al rinvio.
Anche in questo caso, spettacolo indegno per la città, nessuna delle parti ha avuto il coraggio di proseguire la seduta e imporre anche una inutile, lunga, estenuante seduta, per portare all’esaurimento l’avversario.
La città nelle mani delle femminucce che debbono tornare subito a casa, come avviene da 8 anni.
Tu mi presenti 231 emendamenti, io te ne aggiungo altri 200 e passiamo il Ferragosto a Palazzo dell’Aquila.
Per chiudere, Peppe Calabrese è noto per preferire le Hogan, ma meriterebbe, d’ora in poi, solo Louboutin dalla suola rossa.
