Indignazione dell’on.le Stefania Campo per la boutade dell’assessore Samonà relativa ai restauri gratuiti

L’on.le Stefania Campo si dice indignata per le parole dell’assessore regionale ai Beni Culturali Samonà che in un post auspica letteralmente il diffondersi del lavoro gratuito nel settore delle arti.
“un conto è ringraziare chi offre una libera sponsorizzazione un altro è auspicarsi che in questo periodo di crisi i professionisti del settore culturale lavorino sempre di più gratuitamente. Quale sarà la sua prossima richiesta? Artisti ad esibirsi senza cachet? Dovrebbe fare l’esatto contrario e cioè fare bandi e pagare le professionalità”.
Che una maestranza voglia offrire gratuitamente il proprio servigio per la propria città – spiega Campo – è un gesto nobile ma che Samonà possa definire una ‘buona prassi’ ha dello scandaloso. Sfruttare gratuitamente il lavoro altrui vuol dire ‘schiavismo’ e giustificarlo a causa della mancanza di fondi significa che l’assessore leghista sta dichiarando la propria incapacità di gestire i beni culturali.
Auspichiamo maggiore rispetto per la dignità professionale di tutti i lavoratori della cultura che oltre al danno del periodo pandemico devo sentirsi insultati da considerazioni del genere” – conclude Campo.

La polemica era sorta per le parole dell’assessore ai beni culturali Alberto Samonà, della Lega, che lodava il restauro, fatto ‘a gratis’, di uno splendido polittico del XV secolo, simbolo del Museo Pepoli di Trapani, e auspica diffusione della prassi. Travolto dalle polemiche ha poi cancellato le dichiarazioni.
Ha auspicato che la prassi di restaurate le opere gratuitamente si diffonda, e poi, dopo aver ricevuto tante critiche, ha modificato il suo commento sui social. Il restauro in questione ha riguardato una delle opere più importanti del Museo Regionale “Agostino Pepoli” di Trapani, il polittico realizzato dall’autore anonimo tradizionalmente identificato come il Maestro del Polittico di Trapani, raffigurante una Madonna col Bambino che incorona santa Caterina nello scomparto centrale e quattro santi negli scomparti laterali (Caterina, Giovanni, Margherita e Giacomo), e risalente agli inizi del XV secolo. Il dipinto è considerato simbolo del museo di Trapani
L’opera è stata da poco ricollocata nella sala della pinacoteca trapanese dedicata alla pittura tardomedievale, e l’intervento è stato eseguito da due restauratori professionisti, Elena Vetere e Gaetano Alagna, sotto la supervisione della Soprintendenza di Trapani, e con il sostegno dell’associazione Amici del Museo Pepoli.

L’assessore Samonà aveva pubblicato uno status su Facebook poco dopo le 13 con una sua dichiarazione: “Il restauro operato sul polittico della Madonna di Trapani”, aveva detto, “è frutto di un’opera prestata generosamente dai due restauratori, ai quali esprimo il mio personale ringraziamento ed è un ammirevole esempio di come ciascuno di noi può contribuire con la propria azione a preservare la memoria collettiva.
Un esempio di buona prassi che auspico possa sempre più diffondersi e non solo perché l’immensità del patrimonio siciliano richiede risorse inesauribili che non sono sempre disponibili, quanto perché gesti generosi come questo ci educano a rispettare il patrimonio e a prendercene cura”.

Queste le frasi che hanno generato le polemiche: tanti gli utenti che hanno scritto frasi come “perché non lavora gratis anche lei?”, “penso che il lavoro implichi una degna retribuzione qualsiasi esso sia”, “le professionalità vanno pagate”. Alcuni anche ironici: “complimenti ai restauratori miliardari che possono non vivere del proprio lavoro a discapito di chi lavora anche per vivere”. Altri si domandano se domani chi asfalterà le strade della Sicilia lo farà gratis.

Travolto dalle critiche, l’assessore, in serata (per l’esattezza alle 19:14) ha cancellato dal suo status (anche se sono ancora visibili andando a scorrere la cronologia delle modifiche. Forse, dunque, la polemica ha colto nel segno: il lavoro, specialmente se richiede competenze altamente specializzate, dev’essere pagato, e un assessore non può augurarsi che si diffonda la pratica del lavorare gratis.

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