La Comunità Cultura di Ragusa Prossima contesta scelte dell’amministrazione Cassì con un capolavoro di cultura politica

Abbiamo avuto sempre rispetto di Ragusa Prossima per il suo leader e creatore, Giorgio Massari, e non possiamo quindi che appellarci allo stesso per evitare che a nome del movimento politico si diffondano comunicati come quello che vorrebbe contestare le politiche culturali dell’amministrazione Cassì.
Abbiamo avuto sempre un approccio positivo e interessato per tutto quanto scritto e diffuso da Ragusa Prossima, questa volta i contenuti della nota della Comunità Cultura Ragusa Prossima ci lasciano basiti.

Si inizia con un titolo che asserisce come siano mortificate le associazioni culturali che operano in città, ma non si cita nessuna associazione, né il perché siano mortificate, in tutto il comunicato.

L’incipit è sulla base di un abbaglio madornale, l’amministrazione non ha ideato un Piano Strategico del Turismo, ha solo approvato un progetto di una associazione inerente il bilancio partecipato per la redazione di un PST.
Quale attinenza si possa stabilire, in maniera netta, fra un Piano Strategico del Turismo, che viene definito buona idea per rilanciare il settore turistico, e la cultura, è tutto da dimostrare.
Vada per l’assenza di soluzioni serie e profonde in materia turistica, ma parlare di fiction di Montalbano è come riferirsi al target che gira per andare al Mulino Bianco o alle location di Don Matteo o di Carabinieri, turismo della domenica, di fascia bassa, che di culturale, in ogni caso, ha ben poco.
Politiche giudicate poco empatiche ma anche poco lungimiranti quelle dell’amministrazione. E si ritorna, sempre con idee poco chiare, su un PST che il Comune promuove con risultati e obiettivi tutti da scoprire, senza sapere o capire che l’assessorato al turismo non c’entra nel sostenere un progetto voluto dall’assessorato allo sviluppo economico.

Poi, finalmente si entra nel merito della questione cultura e si va direttamente all’azzeramento dei fondi per il Centro Servizi Culturali, il cui potenziamento, per RagusaProssima significherebbe risanamento del Centro Storico con azioni culturali, strategiche e prolungate nel tempo.
Una piattaforma di sperimentazione, secondo il movimento politico, per progettare la Cultura “fuori frontiera” (bandi di concorso, cortometraggi, laboratori, cineforum ecc).
Come al solito, posizioni unilaterali di opposizioni politiche che non consentono libertà di scelte, che non vorrebbero consentire di uscire dai soliti clichè che a Ragusa comprendono quasi l’obbligo di sostenere con i soldi pubblici gli stessi eventi, le stesse manifestazioni, le stesse associazioni con fondi che debbono essere mantenuti o aumentati, mai diminuiti, senza la possibilità, per nuovi amministratori di percorrere vie nuove.
Che una opposizione chieda quale sia la politica culturale del Comune è del tutto legittimo, come legittimo è contestare le scelte di una azione che può anche essere definita occasionale, senza inventiva, senza ricerca e obiettivi per una crescita culturale del territorio nel lungo periodo.
Poi si conclude in maniera sibillina, perché non si discute l’impegno del Comune in questo senso, ma si discute il tipo di progetto che, però, non si vede o è sconosciuto: ma come si può discutere un progetto che non si vede o, peggio, non esiste?
Poi si salta alla notizia dell’affitto della sala Ideal (definita da uomini di cultura ‘audirìtorium’) e della sala Falcone Borsellino e l’estensore della nota conclude in prima persona, definendo malata una società senza dialogo : e questa persona pretende di fare lezioni sul progetto culturale, un vero dramma politico, dall’inizio alla fine, come diceva Shakespeare.

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