La politica…sempre più strana, non parliamo poi di quella dei fuoriusciti dal PD

Oggi c’è poco da meravigliarsi per le sortite dei politici, di vario livello, si legge e si ascolta di tutto. Ma ci sono casi che si impongono all’attenzione, da soli, senza bisogno di alcuna sollecitazione.
Accade avendo modo di osservare che tre sindaci, che si possono definire fuori dal Partito Democratico, per loro libera scelta, si trovino d’accordo a firmare una lettera aperta proprio per rivolgere un appello al Partito Democratico che, per maggiore chiarezza, è all’opposizione di tutte e tre le giunte presiedute dagli interessati.
Sindaci che hanno scelto, legittimamente, di andare da soli, senza il partito, scelgono ora di dettare la linea politica su alcune situazioni locali.
Ripetiamo, c’è di tutto in giro, ci sono anche fuoriusciti dal PD che flirtano anche con amministrazioni di destra, in definitiva il ritorno delle pulsioni per l’ex può considerarsi quasi fisiologico ma non esime dalla legittimità di considerarlo interessato.
Questi politici che, come ogni buon politico, parlano come detentori della migliore politica e delle migliori strategie sono i sindaci di Chiaramonte Gulfi, Pozzallo e Scicli, tutti e tre di chiara estrazione PD, i primi due elementi della prima repubblica tornati alla ribalta alle ultime elezioni amministrative che hanno visto il resuscitare dei sindaci del passato.
Già di recente, i tre sindaci, accomunati dai conti in sospeso con l’ex partito, avevano avuto strategie comuni relativamente all’emergenza pandemica e per la tutela di qualche categoria insofferenza per le chiusure.
Oggi, Gurrieri, Ammatuna e Giannone si lanciano nella politica vera e si rivolgono al Partito Democratico che vogliono vedere come guida del territorio.
Ma cosa chiedono?

Il Partito Democratico rappresenta, indubbiamente, il perno dell’attività politica e lo èper più ordini di motivi: per la sua tradizione di rispetto istituzionale, per la qualità delle risorse umane che vi fanno parte ma anche, se non soprattutto, per l’esercito di sindaci, amministratori, consiglieri che svolgono il proprio ruolo a diretto contatto con la gente.
Proprio quest’ultimo aspetto rappresenta, al contempo, il punto di maggiore forza dell’azione politica e il punto di debolezza che non gli consente di spiccare il volo, di consolidare una rappresentatività adeguata alla sua forza, di raggiungere il ruolo di leader riconosciuto fra le formazioni politiche presenti nell’arco costituzionale.
È il caso di chiedersi, come mai?
Perché non c’è la giusta presenza vicino a chi sta in prima linea, non esiste un cordone ombelicale fra territori e strutture centrali, non c’è il necessario ascolto delle istanze che provengono dal mondo dell’associazionismo, non si applica insomma quel principio di sussidiarietà che è la linfa vitale di ogni azione democratica.
Una delle conseguenze di tutto ciò, non trascurabile, è la mancata crescita in termini di consensi pur rappresentando, come già detto precedentemente, la forza politica di maggiore qualità.
Distanza dalle realtà locali significa, insomma, allontanarsi dal comune sentire dei cittadini, non conoscerne a fondo le problematiche che attanagliano – con le dovute diversità – l’intero territorio nazionale, non captarne gli umori e per certi versi la rabbia che li avvolge.
Significa, anche, lasciare spazio ai populismi più beceri, permettere che facciano presa le azioni di coloro che parlano alla pancia di chi è in difficoltà, ancor di più in questo periodo di emergenza sanitaria ed economica.
Non vogliamo assolutamente dire che il PD deve cavalcare l’onda nazionalista o populista, ma esattamente il contrario: deve essere presente nei territori a sostegno dell’azione di chi li amministra, deve saper ascoltare più che parlare linguaggi criptici, da addetti ai lavori, deve tirarsi su le maniche per risolvere concretamente i problemi.
Ascoltare i suggerimenti di chi vive direttamente e quotidianamente i problemi porta ad una conoscenza dettagliata delle difficoltà e a trovare il modo di superarle concretamente: aiuta ad individuare le priorità negli investimenti, ad eliminare le pastoie burocratiche che frenano le iniziative, a stilare cronoprogrammi reali ed attuabili.
Tutto ciò vale, naturalmente da Bolzano a Pozzallo, da Torino a Scicli, da Genova a Chiaramonte Gulfi.
L’alternativa è accontentarsi di oscillazioni di qualche decimale di crescita o accettare supinamente una decrescita lenta ma continua.
Speriamo che la soluzione della crisi politica con la nomina del Presidente del Consiglio Prof. Mario Draghi non si limiti alla semplice soluzione di un problema istituzionale ma porti anche ad una svolta, ad una risintonizzazione dell’operato del Partito Democratico con il mondo reale che sta fuori dai palazzi.
Il PD ha la capacità e gli uomini per assurgere al ruolo di guida e deve impegnarli entrambi per far risalire la nazione dal declino in cui si trova, senza alcun tentennamento.
Adesso più che mai.

Ad una prima lettura, riaffiora lo stupore per dei personaggi che se ne vanno da un partito e lo mettono in discussione, ma se ve ne siete andati, perchè andare a sentenziare in casa d’altri ? Logico pensare a strategie per restare a galla, politicamente, dopo la prima e la seconda esperienza, anche per una terza e, magari, una quarta.

Una prima risposta alla lettera, con un post su facebook, arriva dal Partito Democratico di Chiaramonte Gulfi, la cittadina amministrata dal sindaco Gurrieri.

Questo il contenuto:
Che il nostro Sindaco (assieme ai colleghi di Scicli e Pozzallo) si sia finalmente accorto che il PD ha sempre avuto una “tradizione di rispetto istituzionale, per la qualità delle risorse umane che vi fanno parte” non può che farci piacere.
Vuol dire che il lavoro svolto negli ultimi anni è stato positivo, soprattutto facendo da argine a quei “populismi più beceri” di cui si fa menzione.
Ringraziamo soprattutto il Sindaco Gurrieri per averne “certificato” l’impegno e l’importante funzione.
Fatta questa doverosa premessa, non possiamo però tacere che un tale importante atto politico non sembra avere una logica coerente.
La totale chiusura dimostrata in questi anni nei confronti del nostro partito, verso le sue rappresentanze comunali e provinciali, hanno negato alla radice proprio la creazione di quel “cordone ombelicale” di cui si parla. Non per nulla ci troviamo all’opposizione.
Ci si consenta un sospetto un po’ maligno sul “timing” di questo documento, caro Sindaco Gurrieri.
Sarà forse un tentativo di trovare una bandiera da sventolare per l’occasione delle prossime amministrative del 2022?
Non dobbiamo certo spiegarlo ad un intelligente uomo politico di così lungo corso che la volontà di procedere a determinate aperture, così di buon senso e massimamente condivisibili, andrebbero però fatte nei tempi giusti e con il dovuto galateo istituzionale.
E non ci sembra proprio che sia andata così.
Pertanto, non riteniamo di poter accettare una proposta di dialogo ampiamente fuori tempo e sospetta nelle modalità.
Siamo all’opposizione e rimaniamo all’opposizione.
Rimane la nostra volontà da sempre di continuare nella nostra opposizione costruttiva.

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