“Lo sport non può fermarsi”, la Virtus Kleb in controtendenza rispetto alle altre squadre del campionato di serie B

Dopo l’ennesimo rinvio, dovrebbe avere inizio il campionato di serie B di basket, non sono pochi i problemi legati alla diffusione del Covid-19
Regna molta incertezza per i rinvii, le disposizioni e le modifiche che si susseguono, spesso senza un ordine logico, come del resto avviene anche al di fuori dello sport per le prescrizioni di sicurezza anticontagio, non si comprende, ormai, se viene prima la tutela della salute o dell’economia.
Si cercano modalità e soluzioni che possono tutelare lo sport, i giocatori e gli spettatori e a volte non si riesce a conciliare tutto. Le società di pallacanestro chiedono alla lega e alla federazione nonché allo Stato aiuti concreti o soluzioni da mettere in atto ma la discordanza di idee genera maggiore confusione.

Anche in casa Virtus Kleb Ragusa si è aperto un dibattito in merito. La società si sta impegnando a garantire l’inizio del campionato a giocatori e staff ma soprattutto ai propri tifosi non con pochi sforzi.
Questo in controtendenza ad altre società dello stesso campionato che avrebbero preferito iniziare, almeno, al nuovo anno.

La presidente Sabrina Sabbatini cerca di fare il punto della situazione fornendo alternative concrete: «negli ultimi giorni assistiamo ad un bailamme di notizie – afferma la presidente virtussina – e più spesso indiscrezioni, provenienti da ogni dove; lega, sindaci, assessori allo sport, presidenti e così via. Nessuna polemica per questo, il momento è difficile ed ognuno di noi, in relazione al proprio ruolo, si confronta con problematiche diverse ed inevitabilmente i risultati sono contrastanti.
Siamo però 64 squadre in serie B, facciamo una massa critica non da poco, non possiamo perdere questo “vantaggio”, sprecarlo in esternazioni dissociate e frammentarie che mettono in risalto più i diverbi che i pensieri comuni.
Proprio su questi, però, vorrei fare un passaggio, una sorta di sondaggio, per essere certi, come dicevo, che siano ancora quelli e non si siano persi nelle difficoltà quotidiane che dobbiamo affrontare; plausibile ma distolgono gli occhi dalla palla!
Quello su cui spero quindi ci sia una comune visione è:
• la pallacanestro….. “è stata inventata perché la vita non bastava”(cit.) ;
• i giocatori di serie A1, A2 e B sono giovani (non potrebbe essere altrimenti) che hanno fatto di questo gioco il loro mestiere e la loro sopravvivenza;
• fermare completamente i giocatori, per mesi, produce dei danni fisici e psichici non indifferenti e non sempre recuperabili;
• ogni imprenditore che assume su di sé l’impegno di occuparsi di sport, deve fare modo e maniera di andare avanti.
Se su questi punti c’è comune intesa, e spero di sì, allora costruiamo tavoli comuni per ottenere tutti gli aiuti possibili per andare avanti e, speriamo nel più breve tempo possibile, lasciarci questo orribile periodo alle spalle.
Nel nostro piccolo però, insieme allo staff, stiamo mettendo a punto delle proposte che possono agevolare questo difficile momento.
Innanzitutto, cercheremo di offrire ai tifosi le partite in chiaro in TV per permettere proprio a tutti di starci vicino e di poter continuare a tifare per la propria squadra. Massimizzare l’uso dei social per permetterci di non creare distanza tra noi e le persone che ci seguono e far arrivare a chiunque il nostro lavoro sul campo. E poi lavorare sulle sponsorizzazioni offrendo alle aziende possibilità alternative di visibilità.
Sono certa e ribadisco che, se ci è stata data la possibilità di continuare, a questo impegno non possiamo sottrarci. La possibilità di offrire uno spettacolo non più dal vivo ma via cavo è una possibilità che va colta e sfruttata ed è anche questo un impegno verso gli appassionati di sport e, ripeto, verso gli stessi giocatori.
Dobbiamo cambiare prospettiva – conclude Sabbatini – impegnarci di più e su più fronti, ma fermarci no, sarebbe peggiorativo per tutti e sarebbe in conflitto con gli impegni assunti con il cuore. Sappiamo bene che questo mestiere è fatto di cuore, e allora, lavoriamo per scaldare anche quello degli altri e farci aiutare»

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