L’Ordine del Giorno del PD per la zona rossa in provincia suscita frizioni nella maggioranza di Cassì

Purtroppo, nell’emergenza, si sono acuite le commistioni fra politica e sanità e, più ancora, fra sicurezza sanitaria e tutela dell’economia.
Sotto gli occhi di tutti che le scelte sono condizionate non solo dall’emergenza sanitaria, prova ne è che ogni decreto del Presidente del Consiglio ha ritardato anche di giorni, alla luce del sole, per il disaccordo in maggioranza sulle misure da adottare.
Per limitarci agli accadimenti più recenti, le decisioni sulle zone arancioni e rosse, quelle sulla scuola, quelle che ancora devono arrivare sul Natale sono, in tutta evidenza, condizionate dagli aspetti e dai rivolti economici oltre a quelli di sicurezza sanitaria che prevalgono ma non sono le uniche discriminanti.
Dire allora che la politica deve restare fuori da certe decisioni è solo ipocrisia, anche per l’istituzione della zona rossa nella vicina Vittoria, che ha trascinato la misura nei territori limitrofi, si sono insinuate variabili come il mantenimento dell’apertura del mercato di Vittoria o la necessità di spostare a tempi migliori le elezioni per un pendolo che oscillava troppo su candidati e su coalizioni poco gradite all’establishment.
Sembra facile poter dire che la politica deve restare fuori da certi argomenti, ma manca, poi, l’onestà intellettuale di dare seguito alle intenzioni.
Quella dell’Ordine del Giorno del Partito Democratico per l’istituzione della zona rossa nella provincia di Ragusa è stata oltremodo teatro di questa commistione, gli effetti si sono visti in Consiglio comunale, a Ragusa, dove la discussione sull’atto ha suscitato inattese ma non imprevedibili fibrillazioni nella maggioranza consiliare che appoggia il Sindaco Cassì, mettendo alla luce aspetti politici che sono venuti fuori nel momento meno opportuno.
L’Ordine del Giorno, sotto certi aspetti quasi superato, ma non del tutto, anche a causa del forte ritardo con il quale è arrivato in aula, è stato bocciato dal civico consesso del capoluogo ma, nei fatti, l’esito della votazione è stato, per certi versi, imbarazzante: solo 7 della maggioranza hanno bocciato l’atto, 8 astenuti dei quali 5 esponenti della maggioranza, favorevole solo il capogruppo del PD, firmatario dell’OdG.
Chiavola ha esposto le motivazioni della richiesta di zona rossa formalizzata attraverso un atto che avrebbe solo impegnato il primo cittadino a sostenere la richiesta nelle sedi competenti, vale a dire la presidenza della regione: andamento dei contagi allarmante in relazione alla popolazione, parallelo con la vicina zona rossa di Vittoria, confermata, preoccupazioni per la tenuta del sistema sanitario provinciale in crisi.
Preoccupazione eccessiva o meno, quella dell’ordine del giorno è stata malamente interpretata dai consiglieri di maggioranza di Ragusa. Liberissimi di non avallare la richiesta, ma non è possibile ascoltare che un OdG presentato in tutti i comuni da un partito di governo, giusto o sbagliato che sia, possa essere considerato da esponenti di una lista civica di periferia come uno strumento per andare contro l’amministrazione Cassì.
Dirimente è stato l’intervento del consigliere Iurato che, nel bailamme delle insinuazioni politiche sull’atto, è stato giudicato da qualcuno come prova generale di una futura alleanza fra Ragusa Prossima e l’amministrazione.
Iurato ha sostenuto, con forza, le sue perplessità sulla poca opportunità di far valutare l’esigenza di zona rossa ai consiglieri con criteri che sono solo di ordine medico sanitario, perplessità per le quali si rifiuta di votare, di esprimere un parere, considerando una forzatura la semplice valutazione personale della questione.
In pratica, Iurato, a cui va dato atto della legittimità della sua opinione, con la stessa onestà intellettuale che gli ha fatto riconoscere le sincere preoccupazioni di chi ha presentato per primo l’atto, ha tolto le castagne dal fuoco alla maggioranza, imprimendo una svolta al dibattito e scongiurando un esito che poteva risultare imbarazzante per il primo cittadino che si sarebbe trovato impegnato per una richiesta da lui stesso fortemente rigettata, fino alla sera prima, in consiglio comunale.
Non ci sarebbe stato nulla di strano che la maggioranza avesse bocciato la richiesta alla luce di mutate condizioni che evolvono, al momento, positivamente, non si darebbe fatto altro che condividere una linea, invece hanno voluto complicarsi la vita, contribuendo a scoprire nervi già infiammati.
Dirimente è stato anche l’intervento, comunque autorevole, dell’assessore Rabito che, in quanto anche consigliere, è intervenuto, con competente maestria, soffermandosi non tanto sulle più volte evidenziate criticità della situazione sanitaria e ospedaliera, quanto sugli effetti diluiti che avrebbe una zona rossa su una ormai consolidata condizione dei contagi che può essere solo attenuata, nel tempo, con comportamenti rigidamente consoni alle regole che già ci sono.
La zona rossa, a Vittoria, non ha sortito gli effetti sperati, è stato facile per il capogruppo Tumino, raccogliere questi assist come identificare nella chiusura delle scuole l’unica discriminante della zona rossa, peraltro bilanciata dalle numerose valutazioni positive della sicurezza delle aule per la questione contagi.
Firrincieli ha espresso la posizione che è stata anche dei compagni di movimento Federico e Antoci, su un atto che, alla luce dell’evolversi dei contagi appare, sotto certi aspetti, superato: in mancanza di dati aggiornati, si può guardare con fiducia al futuro, non appare urgente l’esigenza di una zona rossa, ma mancano elementi probanti per bocciare la proposta.
La consigliera Iacono ha guardato ai piccoli segnali positivi, rimarcano l’esigenza di affidarsi ai pareri scientifici ma non ha rinunciato a manifestare l’astensione.
C’è stato poi l’intervento del Sindaco, secondo noi del tutto non opportuno: non può intervenire il primo cittadino in un dibattito del consiglio comunale per dire la sua su un atto che, se votato positivamente, lo avrebbe impegnato a sostenere la proposta di zona rossa.
Doveva essere solo la maggioranza a esprimersi sull’Ordine del Giorno che, se approvato, lo avrebbe obbligato a farsi latore delle istanze della città.
Fuor di dubbio che il Sindaco, anche in veste di massima autorità sanitaria è legittimato ad esprimere il suo parere, la sua opinione, come peraltro Cassì ha più volte espresso, legittimo non condividere la zona rossa, ma intervenire nel dibattito ha significato influenzare il voto e, alla luce dei risultati venuti fuori, le sue preoccupazioni sono apparse fondate.
Per la cronaca, il Sindaco ha evidenziato la necessità di far prevalere le valutazioni scientifiche che sono state alla base di tanti provvedimenti, e delle quali si cominciano ad apprezzare gli effetti.
Stessa disposizione per i criteri da adottare in campo scolastico e per le valutazioni sull’onda lunga dei decessi che non possono essere influenzati da una eventuale zona rossa.
Inutili le sottolineature finali di Mario Chiavola che ha voluto evidenziare come l’atto non ha suscitato soverchie preoccupazioni dello stesso tipo in altri consigli comunali, considerando la zona rossa come elemento rafforzativo delle prescrizioni esistenti e delle regole imposte.
Reiterate le precisazioni di Iurato sulla mancanza di competenze dei consiglieri per dati che, forse, non prevedono l’istituzione di zona rossa.
Strenuo il tentativo del capogruppo Tumino per sgombrare il campo da possibili giudizi sull’indifferenza dei consiglieri di fronte alla problematica, significativo l’endorsement del Sindaco per le valutazioni del consigliere Iurato ancorché è sembrato ancora poco opportuno l’accorato appello a ritirare l’atto.
Del resto, si è voluto ampiamente equivocare sulle finalità dello stesso: i consiglieri non potevano pretendere che alla richiesta fosse dato seguito incondizionatamente. Il Sindaco avrebbe dovuto solo riportare l’istanza del civico consesso nelle sedi opportune, per affidarla alla valutazione, naturalmente, assieme alle altre delle altre assemblee comunali, a chi di competenza il compito di dare risposte, è proprio il caso di dirlo, secondo scienza e coscienza.
Questo doveva esprimere il consiglio comunale di Ragusa che, invece, si è avvitato, soprattutto nelle sue componenti di maggioranza, in un contorto tentativo di sfuggire all’assunzione di responsabilità, giocando anche a smontare, con scarso bon ton istituzionale, le istanze di altri consigli comunali.
In pratica, una dimostrazione di scarse capacità politiche che hanno avuto per esito una votazione imbarazzante, con cinque elementi di maggioranza che hanno manifestato il dissenso interno con una astensione ininfluente ma significativa che, di fatto, ha delegittimato la coalizione a sostegno dell’amministrazione.

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