Per Ragusa un Piano Regolatore di necessità, di riordino, non c’è il tocco del grande urbanista

Tre giorni di concertazione per la variante al PRG di Ragusa, riunioni non molto frequentate, se si fa eccezione per quella riservata ai tecnici, associazioni di categoria, professionisti e imprenditori del settore, affollata ma senza interventi pregnanti.
Quasi deserti gli incontri riservati alle organizzazioni della società civile: volontariato organizzato, associazioni di promozione sociale, fondazioni, cooperative sociali, imprese sociali, ONG, e alle categorie della politica e della cittadinanza attiva – sindacati, partiti, movimenti e organizzazioni politiche, cittadinanza attiva.
Molti bravissimi a parlare ma, al momento di esprimersi concretamente sulla visione di città, tutti latitanti. Nell’ultimo incontro, dei partiti politici solo rappresentanti del PD e di Articolo UNO.
Uno strumento fatto in casa, senza grandi progettisti, grazie alla professionalità dell’ing. Alberghina, dirigente del Settore Gestione del Territorio ed infrastrutture, e dei suoi più stretti collaboratori, che hanno trovato e continuato il lavoro intrapreso dall’architetto Marcello Dimartino, oggi in servizio presso un altro ente locale.
Sindaco e Presidente del Consiglio Comunale hanno marcato l’importanza del confronto e si sono detti impegnati a tenere in considerazione, come amministrazione e come civico consesso, le istanze della città, ma, come detto, non ci sono stati interventi degni di nota.
L’assessore all’urbanistica, Gianni Giuffrida, ha sentito di esprimere il plauso per il lavoro svolto dal dirigente del Settore Gestione del territorio ing. Ignazio Alberghina e da tutti i componenti dell’Ufficio di Piano a cominciare dall’architetto Grazia Accillaro.
Per l’amministratore, un momento importante per regolare la vita della città, un Piano mirato al minimo consumo di suolo, un lavoro di riordino, di ricucitura del territorio smembrato dalle diverse varianti del passato innestate senza una visione globale di insieme che ha determinato scempi e brutture, purtroppo dilaganti sul territorio comunale.
Un’opera che non ha la pretesa di stravolgere la città ma di renderla ordinata, versata ad un utilizzo corretto del territorio, che vuole rendere partecipi i cittadini di una riqualificazione dell’esistente, a partire dai centri storici, oggetto di particolari attenzioni, per l’area riconosciuta dall’UNESCO e per quella circostante che dovrà recepire, al meglio, la legge 13 del 2015, grazie alla revisione del piano particolareggiato.
“Lo strumento urbanistico che presentiamo – ha detto, tra l’altro Giuffrida – tiene conto delle aree in cui sono decaduti i vincoli del precedente piano, proponendo una possibile edificazione con il sistema della perequazione. Le zone B sature, saranno sostituite con quelle B di completamento , dando possibilità di realizzare ristrutturazioni integrali, utilizzando l’eventuale volume residuo. Il piano prevederà uno sviluppo turistico ricettivo della zona costiera a ridosso dell’edificato.
Lo schema di massima del PRG, conclusa la fase di concertazione – ha affermato ancora – tornerà in Giunta per essere riapprovato ed infine sarà esaminato ed approvato dal Consiglio Comunale.”
Di rito le osservazioni che si concentrano attorno ai rilievi per i ritardi nella revisione del piano particolareggiato del centro storico, lo strumento che viene considerato essenziale per ridare vitalità non solo all’originario nucleo abitativo ma a tutta la città.

A margine dei lavori di concertazione per il PRG, l’amministrazione ha diramato un comunicato stampa nel quale si porta a conoscenza della direttiva emanata sull’utilizzazione ai fini edificatori delle zone agricole
Il dirigente del Settore III – Governo del Territorio, Centro storico, Urbanistica ed Edilizia Privata, ing. Ignazio Alberghina, nelle more dell’approvazione della revisione del Piano Regolatore Vigente, ha emanato una direttiva, il cui testo è pubblicato sul sito istituzionale del Comune, riguardante l’utilizzazione ai fini edificatori delle zone agricole del territorio comunale.
“Con tale provvedimento – ha dichiarato l’assessore all’urbanistica Gianni Giuffrida – visto che le norme urbanistiche che regolamentano l’attività edilizia in queste zone sono alquanto nebulose, è stato necessario emanare una specifica direttiva, importante soprattutto per le aree di tutela II del piano paesaggistico, ovvero il 95% del nostro territorio.
In questa enorme parte di Ragusa, la possibilità di costruire viene vincolata al possesso dei requisiti oggettivi e soggettivi di imprenditore agricolo. Nelle aree senza tutela e a tutela 1 si dovrà dimostrare la connessione all’uso agricolo della nuova costruzione; nelle aree a tutela III è esclusa ogni edificazione”.

In tema di nuova visione della città, non direttamente collegata al nuovo piano regolatore, la polemica sollevata dall’Ordine degli Architetti e dalla Fondazione ARCH che hanno contestato la scelta dell’amministrazione di affidare un incarico professionale ad una pur stimata e riconosciuta professionista del settore che, con la collaborazione di un suo gruppo di lavoro, dovrà provvedere alla redazione di un masterplan per la riqualificazione urbana dell’area dell’ex scalo merci.
Il lavoro, commissionato all’architetto Grasso Cannizzo, dovrà elaborare un documento programmatico per definire indirizzi strategici e modalità operative per la riattivazione delle parti inattive del territorio comunale.
Scelte che non trovano la condivisione dell’Ordine degli Architetti e della Fondazione ARCH, anche sulla base di contatti e proposte che erano state inoltrate all’amministrazione per future azioni condivise sulla città.

Alla nota di dissenso degli architetti ragusani ha risposto così il Sindaco Cassì:

“La scelta di affidare l’incarico per la redazione di un masterplan per la riqualificazione urbanistica dell’area ex Scalo Merci all’arch. Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, professionista tra le più accreditate che può vantare, tra i suoi numerosi riconoscimenti internazionali, anche una medaglia d’oro alla carriera dalla Triennale di Milano e una menzione speciale dalla Biennale di Venezia, non interrompe il percorso di condivisione ma lo arricchisce.
Come Amministrazione, infatti, avevamo la necessità di individuare una figura di riferimento per definire gli indirizzi strategici e le modalità operative con cui sarà riattivata un’area cruciale della nostra città, ma ciò non vuol dire che l’arch. Grasso Cannizzo farà tutto da sola: anzi, proprio il percorso partecipato a cui fa riferimento la Fondazione Arch nella sua nota è inserito nel disciplinare di affidamento dell’incarico.
Oggi l’ex Scalo merci è una “spaccatura”, un luogo di divisione tra la ferrovia, il centro storico e via Archimede: è compito di questa Amministrazione individuare le strategie più idonee affinché , con concretezza e celerità, quest’ampia area nel cuore di Ragusa diventi un centro nevralgico per il suo sviluppo urbanistico e sociale”.

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