Profumo di DC: Nello Dipasquale fa rivivere gli splendori della Democrazia Cristiana di un tempo

Chi scrive, pur non avendone condiviso, spesso, strategie e politiche, è stato sempre affascinato dalla Democrazia Cristiana di un tempo, ha ammirato sempre Andreotti e gli uomini della sua corrente, ha apprezzato tanti esponenti politici democristiani, anche di altre correnti.
Impossibile, con gusti simili, non apprezzare Nello Dipasquale che a Ragusa, e quanto pare anche in Sicilia, fa assaporare i profumi della DC di un a volta
Gli sciocchi e i superficiali parlano di un uomo che è andato a sinistra, che ha tradito i suoi ideali, che si è alleato con i comunisti.
Non comprendono la fine scelta politica che lo ha indotto, dopo lo sciogliete le righe della DC, prima a diventare un protagonista in Forza Italia, poi a mostrare autorevolezza e idee chiare con un suo movimento, Territorio, per poi confluire in quella forza che oggi costituisce il nuovo volto della Democrazia Cristiana, un partito di centro come altrimenti non potrebbe essere, con il grande vantaggio, oggi, di avere un leader di soli quarant’ anni, mentre in Forza Italia ne hanno uno di ottanta.
Il futuro a portata di mano, con l’esperienza e le competenze di un democratico cristiano che fa sperare possano tornare i tempi degli Spadola e dei Giummarra, dopo tanti anni di anonimi e improbabili politici che, solo in rari casi, si sono dimostrati all’altezza.
Non dobbiamo dimenticare che Nello Dipasquale, negli ultimi anni, ha fatto, a Ragusa, il bello e il cattivo tempo, nella politica locale.
Da consigliere comunale, da Presidente della Provincia Regionale, da sindaco e poi da fine ricamatore della politica locale e al centro dell’attenzione anche sullo scenario regionale.
Mentre era protagonista in Sicilia, fra quelli che portarono Crocetta alla Presidenza della Regione Siciliana, non è stato gratificato come avrebbe meritato, ma ha concluso la legislatura da protagonista, entrando nel PD dalla porta principale, inserendosi come esponente di punta dei renziani, fino a diventare, dopo le ultime elezioni regionali, il possessore delle chiavi del PD in provincia di Ragusa.
È stato lottato fino all’ultimo, ma i risultati sono stati inequivocabili.
C’è stato lo scivolone della mancata elezione del ‘suo’ sindaco, alle ultime comunali, uno scherzetto di alcune frange dei comunisti e di qualche occasionale alleato che di buono avevano solo l’aver capito che Dipasquale sarebbe diventato egemone e tale sarebbe diventata gente come Peppe Calabrese.
Loro sono egemoni, gli altri povere comparse dello scenario politico locale, insieme a tutti quelli che, in questi cinque anni si sono scagliati, inutilmente, contro Nello Dipasquale, per ogni bisognino di uccello.
Perché oggi parliamo di Nello Dipasquale ?
Perché ci fanno sorridere i fatti seguiti alla sua rielezione a deputato regionale, quelli legati alla elezione del Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana e quelli legati alla elezione dell’ufficio di presidenza della stessa assemblea.
Ma ci fanno sbellicare dalle risate le preoccupazioni per un paventato possibile ma, al momento, improbabile, ritorno di Nello Dipasquale in Forza Italia, spauracchio che ha addirittura consigliato alle forze civiche di Ragusa, che, attualmente, sono in riunione semipermanente per la candidatura a sindaco della città, di accelerare le trattative per cercare di prevenire quello che potrebbe significare il pensionamento definitivo per tanti aspiranti protagonisti in replica della politica locale.
Ma andiamo per ordine: Gianfranco Miccichè viene eletto Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Servivano 35 voti, ne ha ottenuto 39, quattro in più che vengono addebitati a 4 franchi tiratori.
In tempi di possibili accordi ‘tipo Nazareno’ è facile pensare che siano 4 voti di renziani, ma sono solo illazioni destinate a rimanere tali.
Quando si procede all’elezione dell’ufficio di presidenza, la maggioranza di centrodestra per l’elezione dei deputati-segretari ha votato il proprio candidato Alfio Papale (Fi) e ha dato la seconda preferenza al renziano Nello Dipasquale. Il terzo deputato-segretario eletto è Stefano Zito del M5s.
Scandalo solo per il nome di Dipasquale, quando i grillini hanno ricevuto i voti per Cancelleri alla vicepresidenza, nessuno ha parlato, Zito dei 5 Stelle è stato eletto come Dipasquale ma nessuno ha parlato di lui.
Per Nello Dipasquale lo scandalo, l’inciucio, il trasformismo, perché andrà a lavorare a fianco di Gianfranco Miccichè, eletto presidente dell’Ars grazie all’aiutino arrivato da deputati del centrosinistra.
Come ha precisato lo stesso Dipasquale, illazioni e allusioni intollerabili e inutili.
Si parlerebbe di scambio di cortesie, quando, invece, al Partito Democratico toccava un ruolo nel Consiglio di Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana e la maggioranza ha voluto riconoscerlo.
Semplici dinamiche d’aula. Come, d’altra parte, i voti dei parlamentari del Pd hanno contribuito alla elezione del deputato questore del M5S.
Il deputato Nello Dipasquale è, e rimane, nel Partito Democratico e sarà, di certo, protagonista di una opposizione seria, ferma, risoluta, ma responsabile, al governo Musumeci.

Certo fa sorridere, piacevolmente, l’ipotesi di un ritorno di Nello Dipasquale in Forza italia, ma più ancora fanno sorridere le paure dei piccoli politicanti di Ragusa che vedono il concittadino parlamentare regionale ora come un mostro di trasformismo, ora come un comunista assimilabile a quelli che, una volta, mangiavano i bambini, ora come un volgare voltagabbana, ora come infiltrato del centro destra nelle file dei democratici.
Tante preoccupazioni, al punto che è lecito immaginare un ballottaggio PD – 5 Stelle che può consegnare, definitivamente, agli affetti familiari, il centro destra ragusano, attardato dalle solite piccole beghe e dalle rivalità personali, immerso nelle sabbie mobili di piccoli aspiranti candidati di piccoli movimenti civici che nessuno vuole senza che si riesca a dire loro di farsi da parte.

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