Quello che allarma non è il virus ma la politica nelle mani di una corte di nani e ballerine

Il virus, di certo, non è fuori controllo, fuori controllo è la politica, da nord a sud, in Lombardia, incubatore del virus sin da marzo, pretendono di modificare, in corsa, il colore sulla cartina delle zone rosse e arancione, dappertutto governatori agitati e sindaci indecisi, in Calabria il teatrino dei commissari, in Sicilia quello dei dati fasulli e dei sistemi informatici che danno per consegnati gli esiti dei tamponi, passando per Roma dove c’è la lotta spasmodica per restare attaccati alla poltrone di governo.
Sembra di essere tornati al tempo dei socialisti al potere, con quella che da Rino Formica fu definitala ‘corte di nani e ballerine’, in riferimento al clima culturale, gaudente e cortigiano, che, negli anni ottanta del XX secolo, aleggiò negli ambienti e permeò le frequentazioni della classe dirigente politica italiana che faceva riferimento al Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi, Claudio Martelli e Gianni De Michelis
L’espressione si riferiva al circo cortigiano che circondava e si muoveva nel sottobosco di un ambiente politico di eterogenea composizione e di indole diseguale, popolato da amministratori, uomini d’affari, professionisti intelligenti e militanti pieni di passione.
Il caos dilaga, i personaggi strani ancora di più, esperti, scienziati, consulenti, specialisti di ogni genere, ma non trovi due persone che dicano la stessa cosa o gli stessi numeri sui positivi, non parliamo poi della lettura delle percentuali relative.
Fuori controllo, forse, non c’è ancora l’epidemia ma, sicuramente, c’è la politica, o meglio l’amministrazione.
Basti vedere le schermaglie sull’apertura o chiusura delle scuole, nessuno ha mai detto cosa è più giusto dal punto di vista sanitario.
Ormai, è fin troppo evidente che lo stato centrale non vuole assumersi la responsabilità di una nuova chiusura totale e scarica in periferia le decisioni che, però, non vengono prese. C’è la paura della reazione della gente, del disastro economico, del rischio di essere buttati fuori dal palazzo.
Tutti parlano ma nessuno sa dire se i dati indicano la necessità del lockdown, della chiusura parziale, della chiusura delle scuole o dei mercati.
Altrove hanno il teatrino con Angela da Mondello, noi l’abbiamo con il Maria Paternò Arezzo, da ospedale dismesso a COVID Hospital, poi di nuovo ospedale dismesso per diventare RSA COVID, a luglio promesse di milioni e personale, per ora solo personale di rianimazione, ma basta chiedere e arriverà la qualunque.
Soldi, medici, infermieri, attrezzature, ma un sindacato degli infermieri denuncia che non ci sono nemmeno i calzari e il personale indossa ai piedi i sacchetti della spazzatura.
Il bello è che come posti letto siamo messi bene, meglio di tante altre regioni, del personale medico e infermieristico non ci possiamo lamentare, di tutta evidenza che il caos, l’allarme, è determinato da chi ci amministra a livello regionale, dai politici, dalla politica.
Alla fine della pandemia, perché una fine ci sarà, come per tutte le pandemie, la gente vorrà solo mandare tutti a casa, senza fare distinzione fra buoni e cattivi, fra ignoranti e scienziati.

Ieri c’è stato un incontro in video conferenza fra l’assessore alla sanità, il Direttore Generale dell’ASP e i sindaci del territorio ibleo. Era l’occasione dove mettere sul tavolo, pardon, sullo schermo, tutte le problematiche e avere, soprattutto, delle risposte.
Come siamo combinati, cosa dobbiamo fare, chiudere le scuole o aprirle, stringere le restrizioni o allentarle, cosa si fa per reperire cure, medicinali, vaccini, personale, strutture, personale per i controlli sanitari e di ordine pubblico, si pensa ad uno screening di massa per isolare i positivi o non ci sono le condizioni per pensare ad operazioni di questa portata, ma soprattutto, e lo si doveva chiedere all’assessore, in che ordine sono messi salute, economia e colore politico ?
Perché si intravede l’accoglimento della zona rossa per Comiso, ma non per Ragusa o per tutta la provincia, nessuno chiede se ci sono motivazioni di ordine economico oppure è il colore politico della richiesta che fa spostare la lancetta verso il rosso.
Non abbiamo potuto sapere di cosa hanno discusso, di cosa hanno chiesto i sindaci: ne abbiamo di bellicosi in provincia ma, pare, che nessuno abbia minacciato azioni eclatanti o gite in procura, lo si è capito dal fatto che specialisti del comunicato e dei post sui social non hanno fatto uno straccio di comunicato stampa, almeno per relazionare sui loro interventi a favore della comunità che amministrano.

Il Sindaco di Comiso, nell’ambito della sua comunicazione istituzionale, ha esternato le sue preoccupazioni rimesse all’assessore, elevato numero di positivi a Comiso e Pedalino, desiderio di chiudere le scuole e richiesta di zona rossa per la cittadina casmenea, anche per le commistioni territoriali con la vicina Vittoria.

Il Sindaco di Giarratana, che è anche medico e Segretario di Federazione del Partito Democratico, ha espresso, in una nota il suo convincimento per la necessita di rigide misure restrittive al fine di contenere i contagi. Per il dott. Giaquinta la luce che si vede in fondo al tunnel è lontana da raggiungere, non gli resta che ribadire la proposta di zona rossa del Partito Democratico, lanciata dal leader e parlamentare regionale on.le Dipasquale, ma non è stata posta nei termini come l’avremmo posta noi: in base a che cosa si decide, i dati, la provenienza delle richieste, le possibili conseguenze economiche ?
Da medico, ha posto in risalto le criticità per le cure di altre patologie, ma non ha preteso rassicurazioni e certezze sulla materia. Per le scuole, Giaquinta propende per la tutela dell’attività formativa, considerato che le aule si sono rivelate, finora, luoghi sicuri, salvo poche eccezioni dove il virus è, comunque arrivato da fuori per mano di irresponsabili che non hanno rispettato le regole.
Per i rifiuti delle abitazioni dove ci sono soggetti positivi l’assessore si è impegnato a trovare soluzioni, lo specchio della lentezza con cui si procede per emergenze che dovrebbero essere risolte mentre si parla, invece di far accumulare i rifiuti nelle case in attesa di trovare soluzioni.

Il Sindaco di Ragusa è stato quasi portavoce dell’assessore, ha sostituito l’assordante silenzio dell’inesistente comunicazione di Razza ed el Direttore dell’ASP, con una nota riguardante, naturalmente in prevalenza, il capoluogo, la sua città.
Il Maria Paternò Arezzo diventerà RSA per positivi asintomatici che non necessitano di ospedalizzazione, poi ha riferito delle ultime rimodulazioni al Giovanni Paolo II, poi ha parlato dell’arrivo di 250 anestesisti rianimatori ma nessuno si è sognato di chiedere dove saranno destinati, un vago accenno al maggiore coinvolgimento dei medici di base, ma anche su questo importante aspetto della medicina territoriale siamo certi che nessun sindaco ha osato pressare l’assessore con la richiesta di risposte esaustive.

Per il resto, i sindaci non hanno sentito l’esigenza di riferire sull’incontro né di esternare le loro impressioni sulla gestione dell’emergenza. A cosa sia servito l’incontro è cosa tutta da scoprire.

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