Regna sovrana la confusione, i sindaci iblei hanno superato anche il Presidente del Consiglio e quello della Regione

Non si è capito più nulla, DPCM e Ordinanze si susseguono, non si è capito chi ha autorità e chi dovrebbe avere autorevolezza, l’autorità si rifiuta, l’autorevolezza si cerca ancora, non si è potuto capire perché il virus si prende al bar ma non con il capannello di giornalisti attorno al Presidente del Consiglio, perché ci sono i negozi chiusi ma le scuole dovrebbero riaprire, ma del resto non si comprende nemmeno se i sindaci hanno la precedenza per fare il vaccino.
La zona rossa agognata da Musumeci che l’ha chiesta a gran voce a Conte, ottenendola, ha sconvolto la comunità iblea: chi scrive non condivide, certo, queste misure che appaiono, in qualche caso sproporzionate e prive di qualsivoglia controllo, peraltro difficile da attuare.

Il Sindaco di Modica, che forse, in cuor suo si sente il capofila dei Sindaci della provincia ha chiesto a Musumeci la zona gialla per la Provincia di Ragusa.
Chi ha autorizzato il Sindaco di Modica a chiedere la zona gialla a nome di tutto il territorio, senza preventiva consultazione con i colleghi, se non con il territorio stesso, fa parte di un teatrino permanente che cotituisce l’unica nota spensierata di questa pandemia.
Per Abbate, i dati che arrivano dai vari punti screening del territorio, sono inequivocabili, lui conoscitore eccelso della situazione pandemica, ha decretato che i danni economici saranno superiori a quelli possibili sulla salute dei cittadini.
Occorre dare il giusto riconoscimento alla popolazione iblea, che avrebbe “dato dimostrazione di grande senso di responsabilità e senso civico, partecipando oltre ogni aspettativa agli screening di massa in modo da consentire l’isolamento degli asintomatici.”
Numeri in netta discesa, quelli dei contagi, secondo il sindaco di Modica, le preoccupazioni su una possibile terza ondata che potrebbe gravare anche sul nostro territorio, sono solo roba da profani, da popolino.
Il Sindaco conclude il suo appello a Musumeci e a Razza considerando l’ultima ordinanza come una mortificazione del senso civico di alcune comunità siciliane, che fanno allontanare il cittadino dalla politica e auspica il buon senso degli amministratori regionali per ristabilire “quella giustizia sociale che tutti i cittadini della Provincia di Ragusa auspicano e meritano”.
Come non ci ha messo di mezzo anche il tribunale di Modica è puro miracolo.

L’assessore regionale alla salute, Ruggero Razza ha risposto al Sindaco di Modica: non condivisibile la sua richiesta, perché a Modica ci sarebbe una incidenza del virus due volte superiore al limite.
Ha scritto l’assessore Razza : “La proposta avanzata dal sindaco di Modica purtroppo non è condivisibile. L’ultimo monitoraggio per la Sicilia fa registrare un Rt nell’intervallo massimo a 1.25, con una progressione che proprio nella giornata di ieri ci ha visti secondi per contagi ed un aumento casi complessivi con una tendenza crescente in modo uniforme.
Proprio a Modica, nei 14 giorni presi in esame, l’incidenza dei casi è stata di due volte superiore al limite indicato dalle linee guida nazionali come parametro di sicurezza per il contact tracing.
È comunque vero che negli ultimi giorni, anche per le restrizioni da zona arancione rafforzata disposte dal presidente Musumeci, si delinea una graduale discesa, ma non si tratta di un fenomeno consolidato e l’esperienza degli ultimi mesi ha dimostrato come il contagio, senza le dovute azioni di contrasto, si presti ad ondate.
Molti scienziati rilevano poi che il raffreddamento significativo della diffusione del virus si ottiene con misure contenitive omogenee, così la zona rossa potrà garantire anche un eventuale passaggio diretto – se i numeri lo consentiranno – in zona gialla. Sono convinto che l’intento del sindaco non fosse assolutamente polemico e spero apprezzerà come tutti, nessuno escluso, l’intenzione comune di garantire una vita sociale normale e sicura”.

Ma il teatrino dei sindaci non è finito, forse perché non a conoscenza della risposta di Razza al loro collega, otto sindaci dei comuni Iblei scrivono al presidente della Regione Musumeci ed all’assessore alla sanità Razza sulla istituzione della “Zona rossa”. Di seguito la nota dell’Ufficio Stampa del Comune di Ragusa:

I sindaci dei comuni di Acate, Chiaramonte Gulfi, Giarratana, Monterosso Almo, Ragusa, Santa Croce Camerina, Scicli e Pozzallo hanno sottoscritto una nota che è stata inviata al Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ed all’Assessore Regionale alla Sanità, Ruggero Razza, con la quale chiedono di riesaminare l’istituzione della “zona rossa” anche per il territorio ibleo.
Questo il testo della nota trasmessa.
“Da ieri la Sicilia intera è in “zona rossa”, unica regione d’Italia insieme alla Lombardia, unica Regione ad averne fatto espressa richiesta (la Lombardia ha impugnato il provvedimento ed ha chiesto una sospensione di 48 ore in attesa di aggiornare i dati).
Ha fatto bene il Presidente Regionale ad insistere in tal senso, o si poteva rimanere in zona arancione, e continuare ad adottare provvedimenti restrittivi mirati per i comuni e le province più esposte ai contagi?
Ha fatto bene il Ministro della Salute ad assecondare la richiesta della Regione, malgrado i dati della Sicilia, secondo i parametri elaborati dal Comitato tecnico scientifico, la collocassero in “arancione”, o sarebbe stato meglio evitare un pericoloso precedente discostandosi da quel meccanismo automatico che stabilisce il colore solo in base ai dati (e non alle richieste dei Governatori)?
Negli ultimi 10 giorni con 391 nuovi positivi su una popolazione di 320.000 abitanti, l’incidenza dei contagi nella provincia di Ragusa è stata dello 0,122%. Nello stesso periodo nella provincia di Palermo la percentuale dei positivi in rapporto alla popolazione è stata dello 0,355% (4.516 su 1.271.000), in quella di Catania dello 0,443% (4.736 su 1.080.000), in quella di Messina dello 0,486% (3.116 su 640.000), per citare le province più popolose. Dipende certo anche dal numero dei tamponi effettuati, ma un simile drastico scostamento percentuale esprime pacificamente una palese differenza di stati di fatto.
Gli scostamenti del numero dei ricoveri negli ospedali del ragusano, sempre negli ultimi 10 giorni, sono insignificanti, ed i reparti Covid si sono svuotati rispetto al periodo più critico di fine novembre.
I dati, dunque, parlano chiaro: se tutta la Sicilia avesse avuto i nostri stessi “numeri” oggi saremmo in “arancione”, o forse addirittura in “giallo”. Non è una questione di classifiche tra buoni e cattivi, ma l’incremento dei contagi di questi giorni è senza dubbio la conseguenza dei comportamenti tenuti durante le festività di Natale e Capodanno. Se ne deduce che: 1. Le scuole, chiuse in quei giorni, sono estranee alla nuova diffusione del virus in atto; 2 nel territorio ibleo siamo stati evidentemente più ligi alle prescrizioni ed ai divieti imposti dal Governo e dalla Regione.
Che valore è stato attribuito a questi dati di fatto? Nessuno.
Le norme, per essere rispettate con maggiore consapevolezza e convinzione, devono essere ben comprese, e perché ciò accada devono essere coerenti con le evidenze che ne hanno dato origine.
Come si può oggi spiegare ad un commerciante del ragusano, che dopo un anno orribile aspettava questo periodo per gli attesi profitti dei saldi, di dover drammaticamente attendere almeno altri 15 giorni prima di riaprire?
Come spiegare ad uno studente di terza media (ed alla sua famiglia) le ragioni per cui ad ottobre e novembre, in presenza di dati sanitari ben peggiori, andava regolarmente a scuola, mentre ora deve rimanere a casa almeno per tutto il mese di gennaio?
L’uniformità dei provvedimenti su base territoriale rappresenta un valore, sia per chi ha la responsabilità di decidere, sia per i destinatari delle decisioni, ma grazie all’esperienza acquisita in questi terribili mesi è oggi possibile una gradualità di interventi stringendo il campo a singoli comuni o a gruppi di comuni, o a singole province.
Con questo provvedimento la provincia di Ragusa è stata certamente penalizzata. Chiediamo alla Regione e allo Stato, ciascuno per quanto di rispettiva competenza, di riesaminare la propria posizione e di tenere anche in futuro nel debito conto la specificità del nostro territorio”.

Come andrà a finire ?

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