Rifiuti delle attività commerciali che invadono i marciapiedi anche in centro storico: occorre definire le cose, come sempre, con nome e cognome

Una nota del Presidente di Ragusa in Movimento, Mario Chiavola, mette in luce una problematica cronica del nostro sistema di raccolta differenziata.
Le attività commerciali detengono almeno 5 contenitori per la raccolta differenziata, quasi tutti gli operatori non hanno spazi interni privati dell’attività dove collocare detti contenitori che vengono sistemati sui marciapiedi, sulla pubblica via.
E fino a qui, questo è uno dei limiti più evidenti del sistema di raccolta differenziata che bene farebbero ad attenzionare prioritariamente quelli che si stanno occupando del nuovo appalto.
Questi contenitori diventano isole ecologiche o, per essere più chiari, minidiscariche a cielo aperto, anche in pieno centro storico.
La situazione è aggravata dai comportamenti della gente che considera, spesso, questi contenitori come sito pubblico di conferimento dei rifiuti.
Ma gli operatori commerciali non sono indenni da gravi responsabilità: intanto nessuno comprende che, quando un contenitore è pieno, non si è autorizzati a lasciare rifiuti sopra o accanto allo stesso, come oltre ventimila famiglie tengono in casa i mastelli con i vari rifiuti, anche l’operatore commerciale quando riempie il contenitore assegnato, se lo tiene dentro.
Il problema è che per ogni attività, soprattutto di ristorazione o somministrazione, le autorizzazioni dovrebbero essere rilasciate solo ad attività con adeguati spazi interni, anche per i rifiuti.
A Ragusa e a Ibla abbiamo locali di pochi metri quadrati che hanno posti all’esterno per 50/100 persone, con conseguente produzione di rifiuto.
Ma c’è una problematica assai più grave, che è poi quella segnalata da Ragusa in Movimento: ti trovi un agglomerato di contenitori e di rifiuti su un marciapiede ma non ci sono locali attigui.
Si preferisce sfruttare totalmente lo spazio per i dehors, si bada a non mettere i contenitori nelle adiacenze dell’ingresso degli esercizi, si vanno a trovare spazi anche in una via adiacente, si aggrava la situazione lasciando cassette di legno, cartoni non piegati e legati.
Accade a Ibla, con contenitori lontano dagli esercizi ma sotto le finestre delle case e sotto le finestre di asili, facile intuire che il problema è pressoché irrisolvibile, se non chiudendo le attività, problema aggravato dal conferimento continuo, senza badare agli orari e dalla mancanza di un servizio notturno di raccolta che limiterebbe lo sconcio provocato dai locali di ristorazione e somministrazione che, a fine serata, inondano di rifiuti le vie. Una raccolta notturna eviterebbe di iniziare la giornata con questo spettacolo.

Fatta questa lunga premessa, appare del tutto retorica la domanda iniziale del Presidente di Ragusa in Movimento : “Ci chiediamo: ma è mai possibile concepire una cosa del genere?

L’ipocrisia domina il comunicato: “Noi non sappiamo di chi sia la responsabilità. E non vogliamo neppure saperlo. Non è questo il tema.”

Tutte le considerazioni lasciano il tempo che trovano, si legge, addirittura, “l’assessore, evidentemente, non si accorge di quanto succede proprio sotto i suoi occhi.”
Non è che si può aspettare che una associazione di volontari si organizzi per lottare questo scempio, anche se ci fosse, lo farebbe solo la domenica.

È una problematica che si deve affrontare, sensibilizzando, prima di tutto, gli operatori commerciali, mettendo ordine nel posizionamento dei contenitori e sanzionando i comportamenti fuorilegge.
Peraltro, essendo vicini alla conclusione dell’appalto, ci si dovrebbe preoccupare di trovare soluzioni adeguate al nuovo capitolato di appalto, prima di tutto imponendo lo smaltimento privato quando i contenitori sono pieni, in apposite isole ecologiche.
Ma dalle notizie che trapelano su chi sta occupando del nuovo capitolato, la situazione è destinata solo a peggiorare.

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