Rifiuti in provincia di Ragusa, la ricetta di Claudio Conti, del Direttivo del Circolo ‘Il Carrubo’ di Legambiente Ragusa

Riceviamo con piacere, ringraziando per l’attenzione, e pubblichiamo integralmente, una nota del Circolo ‘Il Carrubo’ di Legambiente Ragusa, a firma del prof. Claudio Conti, componente del Direttivo, nonché già assessore all’ambiente del Comune di Ragusa, nella Giunta guidata da Federico Piccitto.

RIDUZIONE, RIUSO, RICICLO ED IMPIANTISTICA EFFICIENTE PER USCIRE PER SEMPRE DALL’EMERGENZA RIFIUTI

La provincia di Ragusa ha bisogno di impianti per gestire la buona raccolta differenziata e non di scorciatoie pericolose come gli inceneritori.
Il raddoppio dei costi di smaltimento del residuo secco , il cosiddetto indifferenziato, è il primo risultato della nuova crisi dei rifiuti in provincia di Ragusa. Viene subito dopo il conferimento fuori regione di parte della frazione umida a volte a prezzi tripli di quello praticato a Ragusa per la mancanza di un secondo impianto di compostaggio. Per fortuna, con l’attivazione di un impianto mobile, a Vittoria, a breve, i problemi dovrebbe terminare. Con buona pace dei cittadini che si vedranno aumentare l’anno prossimo e non di poco la tassa sui rifiuti.
La colpa di tutto ciò non risiede nei vari governi nazionali, come accusa il sindaco di Comiso, ma in quelli regionali a partire da quello Crocetta che ha distrutto la gestione in ambiti territoriali fino ad arrivare a quello attuale che non riesce a decidere quali impianti servono per chiudere il cerchio della gestione dei rifiuti.
E’, infatti, questo il tallone di Achille del sistema visto che, a marzo, la provincia di Ragusa ha sfiorato il 70% di raccolta differenziata, anche se lascia ancora a desiderare la qualità della raccolta.
Manca, soprattutto, un impianto dove destinare gli scarti della raccolta differenziata e il residuo secco trattato ( sopravaglio secco e sottovaglio stabilizzato ).
Ma nessuno in provincia vuole questo impianto, che tanti si ostinano a chiamare discarica, che è cosa diversa delle discariche di alcuni anni fa, quelle si pericolose.
Ciò che oggi esce dall’impianto di trattamento meccanico biologico di Cava dei Modicani non fa puzza, non produce percolato né tantomeno biogas. L’alternativa all’impianto dove conferire gli scarti della raccolta differenziata è produrre con la parte secca del residuo secco combustibile che sostituisca nei cementifici il polverino di carbone, il più inquinante dei combustibili fossili e primo responsabile del cambiamento climatico, e il Pet Coke noto come carbone da petrolio, l’ultimo scarto della raffinazione petrolio, che contiene sostanze estremamente pericolose per la salute umana e la salubrità dell’ambiente.
Altre soluzioni impiantistiche praticabili oggi non ce ne sono.
L’ipotesi degli inceneritori è una truffa ai cittadini per l’elevato costo, ( la provincia di Ragusa conferirà il suo rifiuto secco all’inceneritore di Modena a 190 €/t più 95 € di trasporto ), la rigidità delle convenzioni per i comuni e i lunghissimi tempi di realizzazione, oltre ai problemi ambientali e sanitari senza eliminare la discarica visto che le ceneri, che rappresentano il 33% in peso dei rifiuti inceneriti, vanno in discarica per rifiuti pericolosi.
E comunque un impianto dove mettere gli scarti della selezione della raccolta differenziata, della eventuale produzione del CSS è necessario. Il problema ce l’abbiamo oggi in provincia di Ragusa e va risolto qui non altrove.
Così come prevede l’art. 182 bis del testo unico dell’ambiente la SRR di Ragusa deve essere autosufficiente in materia di impianti e nel contempo deve evitare i movimenti dei rifiuti .
I sindaci devono scegliere e subito gli impianti mancanti da costruire e dove costruirli bilanciando il peso sul territorio della provincia.
A Ragusa c’è già l’impianto di compostaggio, l’impianto di trattamento meccanico biologico e in prospettiva l’impianto di produzione di combustibile solido secondario ed ha un sito non idoneo a ospitare discariche dove semmai vanno investite ingenti risorse per bonificare prima e seconda vasca, altro che quarta vasca; a Vittoria c’è il secondo impianto di compostaggio e in prospettiva un impianto di digestione anaerobica per produzione di biometano da frazione organica del rifiuto urbano, al comprensorio di Modica toccherebbe l’impianto di smaltimento finale.
Più si fa raccolta differenziata e meno rifiuto arriva in questo impianto.
La proposta lanciata in consiglio comunale di Ragusa di ritornare alla raccolta a cassonetti, per quanto intelligenti non fa altro che aumentare i costi diminuendo la raccolta differenziata e richiedere impianti finali di smaltimento più grandi.
Il problema non sono i sistemi di raccolta come il porta a porta, efficienti in tutta Italia, ma i controlli mancanti o insufficienti nei confronti dei gestori del servizio di igiene urbana che depredano i cittadini abbassando i servizi senza che i comuni riescano a opporre un freno.
Ma non basta la raccolta differenziata, i comuni devono seguire quanto ha fatto il Comune di Ragusa, ancorché insufficiente, per quanto riguarda la riduzione dei rifiuti : incentivare le attività del centro del riuso e istallare le casette dell’acqua.
In questo modo, con i centri del riuso si aiutano tanti cittadini messi in difficoltà dalla pandemia, cittadini invisibili, migranti, vecchi poveri e nuovi poveri.
Ma è necessario anche attivare un mercato di prodotti di materiale riciclato, già prevista per legge, inserendo in tutti i capitolati d’appalto che prevedono acquisto di beni, materiale riciclato da raccolta differenziata in modo da aiutare l’industria del riciclo locale.
A parte il comune di Ragusa nessun altro comune ha messo in pratica strategie di riduzione dei rifiuti.
Ma non basta raggiungere elevate percentuali di raccolta differenziata, è necessario produrre minori rifiuti coinvolgendo la GDO per quanto riguarda gli imballaggi e diffondendo al massimo, dove possibile, il compostaggio domestico per far ritornare al suolo sostanza organica in una provincia che si avvia alla desertificazione.
Altre scorciatoie non ce ne sono anche per intercettare le cospicue risorse per l’economia circolare previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e migliorare occupazione buona e durevole.
Per il Direttivo
Claudio Conti

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