Ristoratori, si comincia a non capire nulla delle tante azioni di protesta dei ristoratori

La crisi è senza dubbio grave, le chiusure e le riaperture breve hanno, senza dubbio, decimato le forze economiche e mentali della categoria, ma non ci sono state mai azioni decise per mettere ordine nei provvedimenti e, soprattutto, per ottenere adeguati ristori per i titolari delle aziende e per il personale, abbandonato, troppo spesso, al suo destino.
Alla non sempre efficace azione delle associazioni di categoria, tant’è che ci sono diversi comitati di nuova costituzione sganciati dalle classiche organizzazioni, si aggiunge, appunto, questo fiorire di nuove sigle che non mancano di attuare, anche, manifestazioni concomitanti e coincidenti

Ieri doveva essere la giornata dell’apertura per gli aderenti a Confimprese Iblea, ma non se ne è più fatto cenno, né ci sono stati comunicati per capire se la protesta è rientrata oppure i locali sono aperti veramente, come era stato annunciato.

Oggi, a Ragusa, la protesta dei ristoratori aderenti al CoRi Sicilia, in piazza Matteotti, con un discreto numero di presenti alla manifestazione, ancora in corso.

La Cna territoriale di Ragusa organizza, per venerdì 9 aprile, un’assemblea degli operatori del settore della ristorazione con la partecipazione dei parlamentari nazionali e regionali dell’ambito locale
L’appuntamento è fissato per venerdì 9 aprile alle 16,30 in videoconferenza con gli stessi operatori e con l’invito a partecipare rivolto ai deputati: Giorgio Assenza, Stefania Campo, Nello Dipasquale, Marialucia Lorefice, Maria Marzana, Nino Minardo, Pino Pisani e Orazio Ragusa.
All’assemblea interverranno anche i massimi vertici regionali e nazionali dell’associazione di categoria.
Da oltre un anno, a seguito della pandemia e delle conseguenti decisioni dei Governi regionale e nazionale, le attività del settore, bar, ristoranti, pizzerie, pub, pasticcerie, etc., stanno vivendo una situazione ogni giorno più drammatica. Basti solo pensare che, nei circa 400 giorni compresi fra l’1 marzo 2020 ed il 31 marzo 2021, i giorni di chiusura totale o parziale imposti dai vari Dpcm sono stati oltre 200 e che il calo del fatturato si aggira su un importo medio compreso fra il 35 e il 55%.
“L’ultimo decreto-legge approvato dal Governo nazionale, il n. 44 dell’1 aprile 2021 – spiegano dalla Cna territoriale di Ragusa – non ha fatto altro che posticipare ulteriormente al prossimo 30 aprile le chiusure dei locali, limitando l’attività all’asporto e alla consegna a domicilio.
Non intendiamo mettere in discussione le decisioni governative dettate dalla necessità di fronteggiare l’emergenza sanitaria. Tuttavia, non si può nemmeno disconoscere la gravissima situazione economica in cui versano le imprese della ristorazione. È pertanto assolutamente necessario intervenire al più presto per fornire tutti i possibili sostegni di carattere economico alle imprese interessate prima che sia troppo tardi”.

Il 13 aprile la protesta Fipe a Roma, alla quale parteciperà anche Confcommercio provinciale Ragusa
A poco meno di 6 mesi dalla manifestazione #SiamoATerra che ha visto la partecipazione di migliaia di imprenditori in 24 diverse città italiane, Fipe-Confcommercio, Federazione italiana dei pubblici esercizi, torna in piazza per dare coralmente volto e voce all’esasperazione di un settore in ginocchio.
Ne dà notizia il presidente provinciale Confcommercio Ragusa, Gianluca Manenti, il quale sottolinea che anche la realtà territoriale iblea parteciperà alla convocazione dell’assemblea straordinaria della federazione, il prossimo 13 aprile, in piazza, a Roma, per chiedere direttamente al governo, e alla politica in generale, un impegno preciso: una data della ripartenza e un piano per farlo in sicurezza.
“Sarà una forma di protesta ordinata e costruttiva – chiarisce Manenti – coerente con lo stile di una federazione che ha sempre cercato un confronto con le istituzioni, rifuggendo populismi, polemiche e strumentalizzazioni e che oggi vuole dare un altro segnale forte. Da mesi cerchiamo di diffondere incessantemente la voce e i bisogni delle imprese del settore sui media, presso le istituzioni e sui territori. Sentiamo però la responsabilità di dare un segnale forte e pubblico davanti all’ultimo decreto del Governo che rinvia nuovamente la riapertura dei ristoranti e dei bar ad eventuali decisioni del Consiglio dei ministri. Non si può continuare a lanciare la palla in avanti, perché le imprese non sono in un campo di gioco, ma in una palude, dove sprofondano ogni giorno di più, mentre gli indennizzi non bastano certamente a risollevarle. L’incertezza ha ormai un peso economico e psicologico insostenibile per decine di migliaia di imprese serie che hanno bisogno di programmare per tempo la loro attività. Possiamo riaprire ed assumerci l’impegno di farlo in sicurezza, tra distanziamenti e rafforzamento dei protocolli. Viceversa, senza prospettive certe e credibili e lo sforzo di costruire insieme una soluzione, si finisce nel caos”.

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