Si accresce la crisi, in particolare per il settore dell’abbigliamento, pacchetto di richieste all’assessorato regionale alle attività produttive

Enorme è la perdita di fatturato del settore moda in provincia di Ragusa. Lo denuncia il presidente provinciale Federmoda, Daniele Russino, il quale evidenzia che, in quanto attività aperte, queste ultime non hanno alcuna possibilità di ricevere ristori.
“Siamo al collasso così come le altre categorie – sottolinea Russino – e siamo stati coinvolti in un limbo di dimenticanza sia da parte del governo centrale che regionale. Per questo insistiamo nell’ottenere alcune risposte”.
Le prescrizioni degli ultimi Dpcm del 13, 18, 24 ottobre e 3 novembre hanno originato un blocco dei consumi in tutta Italia con incassi crollati mediamente del 70% anche per chi è potuto rimanere aperto nelle zone arancioni, con conseguenti ripercussioni sulla filiera, in tema di pianificazione dei pagamenti ai fornitori della collezione autunno/inverno 20/21 che, dopo le difficoltà operative della primavera e gli accordi tra gli stessi fornitori e gli istituti di credito, stavano tornando ad una certa regolarità.
“Le nuove restrizioni, però, stanno facendo saltare nuovamente tutti i piani di rientro – afferma Russino – per questo occorrono indennizzi in tutte le zone ai negozi e alle attività dell’ingrosso del settore moda che hanno subito forti contrazioni dei fatturati.
Abbiamo chiesto contributi a fondo perduto per il dettaglio e per l’ingrosso della moda (che ha subito un gravissimo calo del lavoro per la chiusura delle attività in zone nevralgiche del Paese), in proporzione alle perdite di fatturato di novembre, a prescindere dal colore delle zone in cui insiste l’attività.
Per il settore moda, inoltre, non è possibile prevedere un ristoro, o meglio un indennizzo, che trovi fondamento sui fatturati di aprile. Il settore moda, infatti, ha impatti diversi perché segue collezioni stagionali ed è chiaro che anche il valore delle collezioni e quindi l’impatto sui fatturati delle collezioni primavera/estate rispetto a quella dell’autunno/inverno è notevolmente diverso”.
“È sotto gli occhi di tutti – continua Russino – l’impatto dei costi di acquisto e di vendita di una t-shirt, di un paio di bermuda, di un maglioncino o di un abito di cotone, di uno spolverino rispetto a quelli di un maglione o di un abito di lana, di un paio di pantaloni di flanella, di un cappotto o di un piumino.
Si sollecita, pure, la detassazione o la rottamazione dei magazzini per superare il grande problema delle rimanenze, attraverso un credito d’imposta del 30% sull’invenduto. Il problema ricade, infatti, proprio sugli operatori del dettaglio che hanno ordinato la merce otto mesi prima della consegna, sulla base di previsioni stilistiche di terzi e di previsioni di vendita in tempi di normalità economica, assumendosi di fatto l’intero rischio dell’invenduto (divenuto certezza con il problema da Covid-19). A fronte di un verosimile aumento delle rimanenze anche della stagione autunno/inverno, che rischieranno di mettere definitivamente in ginocchio le nostre attività, occorre prevedere una soluzione specifica per il settore della distribuzione della moda (dettaglio e ingrosso), ampliando espressamente i soggetti beneficiari di cui all’art. 48 bis del Dl Rilancio che, comunque va esteso per principio, al comparto distributivo, a fronte di un sistema manifatturiero che ha prodotto sul venduto, una volta raccolti tutti gli ordini”.

Confcommercio Sicilia, facendo seguito al confronto dei giorni scorsi con l’assessore regionale alle Attività produttive, Domenico Turano, avente per oggetto “Misure di contrasto alla pandemia da Covid-19”, ha predisposto una serie di richieste.
Ecco quali sono: contributo a fondo perduto commisurato alla differenza dei ricavi, per il mese di ottobre e novembre e dicembre 2019/2020, per il settore moda; contributo a fondo perduto del valore del canone di locazione degli esercizi commerciali per il mese di ottobre, novembre e dicembre; avvalersi dello Statuto regionale in termini di autonomia dispositiva al fine di alleggerire le prescrizioni imposte dal Governo non solo per quanto attiene l’orario di chiusura dei pubblici esercizi (come previsto per pub, ristoranti, bar etc..) ma anche per le attività che vengono del tutto inspiegabilmente inibite (palestre, piscine, cinema, teatri etc..); utilizzare immediatamente i soldi già messi a disposizione delle imprese con il click day in modo da dare ossigeno ai piccoli imprenditori particolarmente in crisi; fare in modo che gli stessi indennizzi, ristori e provvidenze a fondo perduto previsti per le zone rosse in Italia siano riconosciuti anche alle imprese presenti all’interno delle zone rosse dei Comuni siciliani; indennizzare tutti i costi fissi delle piccole e micro imprese e comunque rinviare le scadenze di novembre e dicembre; alleggerire la pressione sui titoli debitori (società e privati) che, a causa della stasi per Covid-19, si trovano in una situazione di indigenza e quindi nell’impossibilità di far fronte agli impegni e quindi non protestati.
“In seguito alle misure emanate per fronteggiare la diffusione del coronavirus in Sicilia – afferma il presidente regionale vicario Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti – si sta generando il rischio chiusura di tante imprese, che non possono e non potranno far fronte agli impegni presi con fornitori, con i dipendenti e con la tassazione.
Siamo convinti che alcune di queste nostre proposte potranno creare un effetto domino su tutta la filiera commerciale e su tutta la filiera legata al turismo oggi bloccata del tutto.
Occorre far rinascere in tutti i sensi la piccola e media impresa vero motore dell’Italia e della nostra amata Regione. In Sicilia non siamo gli “appestati ed untori del mondo”. Il momento è drammatico, simile ad una guerra e dunque occorre un intervento economico importante, un intervento straordinario”.

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