Svalutazione dei valori della cultura e Museo Archeologico di Ragusa, interviene l’on.le Stefania Campo

Un intervento dell’on.le Stefania Campo, parlamentare regionale del Movimento 5 Stelle, sulle strategie dell’attuale assessore regionale ai beni culturali, impegnato in una operazione di svalutazione dei valori culturali dell’isola.
L’onorevole si riferisce, in particolare, alla cosiddetta ‘Carta di Catania’ e trova l’occasione per portare all’attenzione l’ormai scandalosa gestione del Museo Archeologico della Città di Ragusa che l’assessorato continua a tenere chiuso con la complice indifferenza dell’amministrazione comunale, scandalo che fa il paio con il mancato completamento della nuova sede di Ibla del Museo Archeologico.

Questa la nota dell’on.le Campo:

“Ci sono due gravi questioni inerenti i temi della cultura, che in Sicilia, proprio nel 2021, avrebbe dovuto vedere la propria ripartenza, il momento del riscatto e dell’utilizzo dei beni culturali in chiave sociale e turistica, attraverso la valorizzazione del suo immenso patrimonio e sfruttando le strutture esistenti.
E mi riferisco da una parte alla cosiddetta “Carta di Catania” e dall’altra, più a livello locale, al Museo Archeologico Ibleo di Ragusa sito nei locali di proprietà comunale di via Natalelli, e chiuso da più di un anno.

Sulla valorizzazione si è acceso un aspro dibattito proprio relativamente alla cosiddetta “Carta di Catania”, ovvero il provvedimento emanato dal leghista Alberto Samonà, neoassessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, con la complicità del soprintendente di Catania, Rosalba Panvini, (nostra conoscenza quale soprintendente che non ha lasciato nessun segno particolare della sua permanenza a Ragusa NdR)
Con tale dissennata iniziativa si vogliono concedere a soggetti privati, in comodato d’uso e a pagamento, i beni conservati attualmente nei depositi dei musei dell’Isola. L’operazione prevede di affidare il delicato compito della redazione degli inventari, non tanto a esperti catalogatori ma a dei tirocinanti e volontari, studenti universitari che in cambio di una manciata di crediti formativi, valuteranno reperti dal valore inestimabile. Una volta catalogati “scientificamente”, i beni saranno ritenuti pronti per essere assegnati – leggi, decontestualizzati – per essere esposti dentro un centro commerciale o all’interno di una concessionaria d’auto, magari per arredare i saloni in cui passeggiano ignari clienti.
In sintesi, a parte il disprezzo per le competenze di settore nella selezione dei reperti, sembra si stia incentivando una sorta di delega dell’autorità pubblica a soggetti privati per la loro promozione, svalutando il valore culturale del reperto archeologico, a mero complemento d’arredo o peggio ancora, a fini speculativi di marketing aziendale. Si passa in un sol colpo dalla prassi della concessione per finalità culturale-espositivo al prestito vero e proprio con lo scopo dichiarato di fare innanzitutto “cassa”.
Opporremo una serie di azioni parlamentari volte a ripristinare il senso profondo e legittimo del compito “pubblico” della ricerca e dello studio, della corretta conservazione e della valorizzazione per finalità civiche e culturali, senza comunque mai dimenticare l’inestimabile valore attrattivo dell’intero patrimonio di bellezza e storia che la Sicilia detiene e che non riesce ad offrire in maniera intelligente, dinamica e pianificata.
Proprio per questo serve potenziare i luoghi di pertinenza in cui i reperti si offrono allo spettatore.

Purtroppo, anche sul fronte locale, assistiamo a un grave vuoto di responsabilità e attenzione sulla funzione pubblica dei luoghi della cultura.
Il Museo Archeologico ibleo risulta infatti chiuso da più di un anno per via di lavori di ristrutturazione di alcuni locali interni all’edificio, da adeguare obbligatoriamente alle vigenti norme antincendio e da rendere quindi conformi al Piano di sicurezza, e per procedere all’abbattimento di alcune barriere architettoniche residue di passate ristrutturazioni.
Nella fase antecedente alla chiusura sembrava intenzione dell’attuale Amministrazione comunale il voler provvedere celermente all’attivazione delle procedure che avrebbero portato ad una immediata riapertura, almeno così risulta dalle informazioni raccolte.
Nulla, tuttavia, sembra essere stato fatto in questi lunghissimi mesi di lockdown. Il Museo, chiuso provvisoriamente per un intoppo di carattere tecnico-burocratico sembra invece blindato da una volontà politica dell’Amministrazione, e dell’assessore competente.
Tutti siamo a conoscenza della futura apertura di un nuovo polo museale presso il Convento Santa Maria del Gesù a Ragusa Ibla, che certamente contribuirà a valorizzare quest’ulteriore e prestigioso sito del quartiere barocco, tuttavia non ci capisce perché si decide di lasciare chiusi i locali di via Natalelli, con il suo patrimonio di beni senza alcun visitatore e senza imminente prospettiva.
Proprio nel momento in cui risulta fondamentale riprogrammare in chiave culturale e turistica, la riapertura dei musei, dei teatri, dei cinema e di tutte quelle sedi culturali che fungono da attrattori si decide di smantellare un luogo strategico già esistente e rinomato.
Il ripristino dei locali dove ha sede il Museo è, tra le altre cose, un intervento necessario e indispensabile per la funzionalità intrinseca del patrimonio immobiliare comunale, perché non approfittarne, quindi, in questo periodo di lockdown e di chiusura forzata della struttura museale?
I locali di via Natalelli devono continuare a essere sito centrale del Museo, con una caratterizzazione tematica ben specifica dei beni in esso conservati ed esposti e, magari, con una sorta di forte differenziazione da quello aggiuntivo di Ibla.
Insomma, appare veramente assurdo pensare di privare il Centro storico di Ragusa Superiore di una importante risorsa culturale come il Museo Archeologico laddove si è sempre parlato di valorizzare quest’area centrale della città, oggi sempre più spopolata, abbandonata, degradata. S
e uno dei compiti della politica cittadina è quello di attivare strategie vincenti per riportare la vita nel centro storico di Ragusa Superiore e sempre più numerosi visitatori al Museo, non è di certo con la chiusura di uno spazio culturale che si aumenterà l’offerta di attrazioni intellettuali, formative e turistiche della nostra città. La proposta che lancio al Comune di Ragusa è, anzi, quella di acquisire i locali dell’ex Standa di via Roma e di collegarli con il prestigioso Natalelli, dotando in tal modo la Città di un luogo culturale di importanza unica, con l’accesso principale proprio sulla centralissima via Roma.
Al suo interno si potrebbe attivare così un centro di catalogazione, di studio, di ricerca e di convegnistica fra i più importanti in Sicilia, legato al prestigio dei nostri reperti purtroppo ancora poco conosciuti.
Ecco perché penso che in tanti alla Regione, assessore Samonà compreso, si sbraccino inutilmente – aggiungo, ipocritamente – dichiarando in pompa magna di “rivoluzione delle modalità di gestione dei beni culturali in Sicilia” e, poi, nella nostra stessa città si procede senza procedere.
Si progetta un Nuovo Museo ma, nel frattempo, si lascia chiuso quello già esistente. Si parla di valorizzazione del Centro superiore ma non si muove un dito per una barriera architettonica e neppure per una semplice scala antincendio”.

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