Terminal bus: un fallimento quello nuovo, area degradata quello vecchio

Non cono rendiamo perché in Consiglio comunale, sia nello spazio dedicato alle comunicazioni, sia nelle sedute ispettive che nella presentazione di attti di indirizzo e di mozioni, si cincischi con tematiche ovvie, superate, opinabili, tralasciando di trattare i problemi veri della città.
La nostra riflessione sorge da quelle del consigliere Sergio Firrincieli, a proposito della sorte dei due. terminal bus, quello nuovo e quello vecchio.

Firrincieli si accorge solo dalle dichiarazioni del vicesindaco Giuffrida, esternate in una delle ultime sedute del civico consesso, che per il punto ristoro del nuovo terminal bus si tratta di un fallimento epocale, di certo uno dei più eclatanti delle gestioni Cassì

Firrincieli ribadisce giustamente la necessità di rendere pienamente operativa la nuova stazione. «Non è accettabile che, a distanza di tempo, il punto ristoro non sia ancora aperto.
Un nodo di trasporto deve offrire servizi essenziali: ristorazione, informazioni, vendita di prodotti essenziali per i viaggiatori. Senza questi elementi, la stazione non è un luogo di accoglienza ma un contenitore incompleto».
Senza dire che il fallimento dell’apertura del punto ristoro si inserisce in un contesto di mancanza di parcheggi, taxi quasi inesistenti, di una ubicazione urbana forse non del tutto azzeccata.
Quello che brucia di più è comunque l’assoluta inadeguatezza dei dirigenti preposti al bando di gara per il punto ristoro, con una serie di condizioni che, evidentemente rendono del tutto inappetibile la gestione della struttura che, peraltro, potrebbe servire da zona di aggregazione in quella zona della città.
E non sembra che si tratti di una questione risolvibile a breve perché, secondo quanto asserito dal vicesindaco, si va verso la ricerca di fondi per provvedere al completamento dei locali con le necessarie attrezzature, ipotesi che si potrebbe rivelare sensato solo se affidata a persone competenti, capaci e consapevoli delle esigenze di un eventuale gestore.
Se i dirigenti affronteranno l’iniziativa di completare il punto ristoro, così da consegnarlo chiavi in amno ad un eventuale gestore e terranno al primo posto solo la necessità di privilegiare in assoluto gli interessi del Comune, la partita è persa in partenza.
Del resto, l’incapacità è nota da tempo, vedi il punto ristoro della villa di Ibla, gli infopoint, il punto ristoro del Castello di Donnafugata, i bar degli impianti sportivi.

Il consigliere Firrincieli si occupa anche dell’area del vecchio terminal bus e della sorte delle poche attività commerciali che vivevano sul traffico di passeggeri e che si ritrovano in un deserto.
Chiaramente sono rischi di azienda che non si possono addossare all’amministrazione, via Zama non dovrebbe essere lasciata morire, ma trovare soluzioni, soprattutto con questa amministrazione dai tempi biblici è assai arduo.
«In via Zama – ricorda – operano attività commerciali che avevano fondato la loro economia sulla presenza della vecchia stazione degli autobus. Lo spostamento ha tolto loro il flusso quotidiano di pendolari e viaggiatori, gettandole nello sconforto e mettendole concretamente a rischio chiusura. Per questo avevamo chiesto almeno lo spostamento di una fermata in via Zama, così da agevolare i pendolari che oggi sono costretti a pagare ticket e sosta a pagamento, e allo stesso tempo garantire un minimo di sopravvivenza alle attività che stanno pagando il prezzo più alto di questa scelta».

Il consigliere sottolinea che non si può lasciare un vuoto urbano in un’area che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per la mobilità cittadina.
«Se la stazione è stata spostata – afferma – l’Amministrazione ha l’onere di non abbandonare via Zama al degrado e all’irrilevanza. Occorre individuare una nuova destinazione d’uso, un progetto di riqualificazione che restituisca interesse e funzioni a quell’area. Si potrebbe pensare a un punto servizi, a un presidio informativo, a un progetto di promozione del territorio: qualsiasi soluzione che ridia vita a un luogo oggi svuotato».

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