Tumino e Lo Destro per il rispetto delle norme sulle costruzioni in verde agricolo

di redazione

Questione spinosa, quella legata alle costruzioni in verde agricolo, in virtù dell’intreccio di norme di legge, pareri della giurisprudenza, norme regionali e deliberati del Consiglio Comunale, su cui, per tropo tempo, non si è voluto fare chiarezza.

Il nodo centrale è l’interpretazione dell’articolo 48 delle Norme Tecniche d’Attuazione del piano regolatore generale. Su cui s’innescano, al tempo, pareri dell’avvocatura comunale e chiavi interpretative delle norme.

Nell’ aprile del 2013 un intervento del Consiglio Comunale, fissava come criterio giudicante non la qualità soggettiva dello status di chi vuole realizzare l’abitazione, che non dev’essere per forza agricoltore, ma la qualità oggettiva, ossia i criteri che devono essere adoperati.

Ad oggi tutte le richieste relative a costruzioni in zona agricola, eccezion fatta per quelle degli agricoltori, sono sospese in attesa di un pronunciamento che dovrebbe mettere al riparo da ogni imprevisto (anche quello giudiziario) le concessioni e chi le rilascia. Ma è una soluzione che non piace agli ambientalisti.

L’ultimo intervento dell’Amministrazione Piccitto mira ad una interpretazione più duttile del Piano regolatore, che permetterà di rilasciare nuove concessioni edilizie in zone classificate come verde agricolo. Si cerca, in attesa dell’adozione del Piano Paesaggistico, di dare risposte alle tante domande per costruzioni in verde agricolo giacenti sugli scaffali. Non un disconoscimento della filosofia del “consumo zero del territorio” ma una norma che preveda la costruzione di abitazioni a diretto servizio dell´attività professionale, dunque edifici legati alla terra da coltivare o attività imprenditoriali sempre nell´ambito del mondo agricolo. Per le aree a verde agricolo dove non c’è il vincolo del piano non sarà invece necessario il titolo professionale.

Sulla questione, anche in relazione al comunicato di Legambiente Ragusa, che riportiamo in altra parte del giornale, in cui si esige particolare attenzione per la verifica dei requisiti ‘agricoli’ dell’istante, intervengono, con una nota i Consiglieri Comunali Maurizio Tumino e Giuseppe Lo Destro, che già hanno avuto modo di sollecitare l’amministrazione per dare risposte alle pratiche inevase, nel rispetto e in ossequio alle norme attualmente vigenti.

Questa la nota che riportiamo integralmente:

“Puntualmente ogni due mesi assistiamo ad un comunicato di Legambiente sulla questione verde agricolo.

La stessa cosa fa l’amministrazione che, con l’ormai ex assessore, ha formulato due atti d’indirizzo per dare risposta agli oltre 100 progetti ancora inevasi.

Buoni intenti, formulazioni di principio che, però, concorrono a generare ancora più confusione.

La verità assoluta è che il Consiglio Comunale, che è Organo Supremo in materia urbanistica, nell’aprile del 2013, votò una delibera mediante la quale veniva acclarato che la prerogativa di potere edificare in campagna deve appartenere a tutti e non solo all’imprenditore agricolo.

Più volte in consiglio comunale, i consiglieri Tumino e Lo Destro hanno sollecitato l’amministrazione a risolvere la questione, ma, come risposta, hanno ottenuto solo il NULLA.

Auspichiamo che l’esperto assessore Corallo possa dare mandato agli uffici, nelle more di nuove formulazioni dell’art. 48 delle norme tecniche d’attuazione, di rilasciare i progetti da troppo tempo giacenti nei cassetti, tra l’altro corredati dei pareri favorevoli della soprintendenza, al fine di usare lo stesso metro di giudizio nei confronti di tutti, atteso che non ci risulta che quest’amministrazione abbia provveduto a revocare in autotutela le concessioni edilizie già rilasciate.

Confidiamo che, in tempi brevissimi, possa risolvere la questione e consegnare alla città uno strumento che, in tema di verde agricolo, guardi alla limitazione del fenomeno dell’espansione edilizia nelle campagne, avendo cura di preservare e tutelare i valori naturalistici del nostro territorio ma senza inventare nulla od operare arbitri, mortificando le aspettative di chi ha il sacrosanto diritto di non volere vivere in città”.

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