Turismo, coinvolgere i sindaci del territorio per il progetto Ragusa 2043: un modo come un altro ” p’arriminari ‘a sarsa “

Degli step previsti nella proposta di piani di Ragusa 2043, per il mese di marzo non c’è traccia, non si parla più di questo piano e dei suoi promotori, scomparso dai radar anche l’esperto locale per il turismo che sarà regolarmente pagato ma della cui attività nulla si sa.
È passata in silenzio la Pasqua, viviamo nella speranza dei nuovi pochi alberghi previsti dal PRG, per il resto sembra che il turismo sia materia secondaria, alle porte della stagione che maggiormente porta turisti dalle nostre parti.
Al progetto 2043, però si lavora, e il sindaco Cassì che guarda a lungo termine, come ha scritto in una nota, pur non potendo “ignorare le sfide ambientali, lavorative, migratorie, infrastrutturali”, gira il cucchiaio nella ciotola della salsa.
L’ultima trovata per incantare i ragusani e distrarli dalle, poche in verità, emergenze della città, è la condivisione della metodologia e degli obiettivi del “Piano Ragusa 2043” con i sindaci dei Comuni vicini.
In verità contradditoria la trovata di Cass’, perché nella stessa nota esalta il “un team di professionisti che ha già curato progetti simili per città come Torino, Matera e Parma”, progetti che, ci siamo documentati sono stati incentrati tutti sulle singole città e non hanno contemplato coinvolgimento dei comuni vicini, s non per esigenze tecniche e logistiche.
Nel caso nostro le sfide, invece, “vanno affrontate in un’ottica di area vasta Iblea, parla di una recente sinergia per la promozione turistica dagli effetti sconosciuti, “il percorso strategico quindi si allarga, trovando l’entusiasmo di tutti i sindaci per lavorare insieme a un progetto unico.”
Teoricamente valida l’idea di pensare al territorio e alla sua promozione come un unico distretto la cui forza sia superiore alla somma degli sforzi di dodici comuni, pe restare alla nostra provincia, un unico distretto che dovrebbe aprire necessari contatti con Regione, Stato e Unione Europea per individuare i corretti canali di finanziamento.
Purtroppo, una strategia che non ha mai funzionato, forse buona solo come strategia per prossime consultazioni elettorali provinciali. Campanilismi, antipatie, differenza di ideologia politica, gelosie e naturale propensione a valorizzare il proprio territorio e il proprio patrimonio, hanno sempre impedito di arrivare a progetti concreti.
Peraltro, come ci insegnano le recenti esperienze di Iblea Acque e della SRR non sembra che esistano nel panorama provinciale dei sindaci figure in condizioni e con l’autorevolezza necessaria per gestire un così importante progetto.
Ma, soprattutto, come ci ha ricordato anche di recente, in consiglio comunale, il consigliere Iurato, occorre guardare alle precedenti esperienze negative della partecipazione di comuni vicini alle nostre esperienze: università, su tutte, discariche.
In pratica, viene da chiedersi, chi paga e quanto per il coinvolgimento nel “Piano Ragusa 2043”?
Sembra che si voglia riproporre il teatrino di Iblea Acque, dove ognuno va per conto suo, mentre il Comune di Ragusa è già in credito di circa 10 milioni.
Ma con la schiera inesistente di oppositori e quella silente di alleati del sindaco, difficilmente qualcuno solleverà questo problema.

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