Unanime cordoglio per la morte dell’artista vittoriese Arturo Di Modica

E’ venuto a mancare nella sua casa di contrada Pozzo Bollente, a Vittoria, all’età di 80 anni, Arturo Di Modica, geniale figura di artista, figlio della terra iblea. Giovanissimo, lasciò Vittoria e seguì gli studi e la sua passione a Firenze, dove frequentò la rinomata Scuola Libera di Nudo presso l’Accademia di Belle Arti. Nel 1973, a 32 anni, si trasferisce negli Stati Uniti e si stabilì a New York dove aprì uno studio in Crosby Street, nel quartiere di Soho.
Lavorava bene, e lavorò moltissimo, così divenne in poco tempo una delle personalità di spicco della città. Famoso, acclamato e anche ben pagato. Talmente ben pagato che, nel 1989, anche per sdebitarsi in qualche modo con quella città che gli aveva assicurato tutto quel successo, decise di realizzare una scultura interamente a sue spese, e di donarla, facendo una performance d’arte contemporanea.
Divenne famoso per la scultura bronzea “Charging Bull “, (conosciuta anche come il Toro di Wall Street).
Il 1987 è l’anno che gli regalò la fama e lo consacrò facendolo conoscere al pubblico internazionale grazie a un gesto nato quasi come una goliardata. Nel mezzo della grande crisi del mercato finanziario della fine degli anni ’80, Di Modica decise di realizzare un grande toro di bronzo e di posizionarlo, senza chiedere autorizzazioni, davanti a Wall Street.
Di Modica, che in quegli anni viveva negli Usa, volle simboleggiare la forza possente e la capacità di rinascita del popolo americano nei momenti difficili, nonché della Borsa di risollevarsi.
L’opera avrebbe dovuto essere rimossa, ma oggi è diventata uno dei simboli più noti degli States ed uno dei monumenti più visitati.
Un piano studiato nei minimi particolari per lasciare una scultura di oltre tre tonnellate nella piazza della Borsa di New York, in soli 10 minuti per evitare la ronda della polizia.
L’enorme toro in bronzo gli era costato circa 350.000 dollari, si sentiva newyorchese a tutti gli effetti, e voleva dare un segno forte, concreto e indubbiamente gigantesco di resistenza, alla città che così amorevolmente lo aveva adottato.
Il giorno dopo, del ‘Charging Bull’ parlava già tutta la città. Arturo Di Modica rivendicò la paternità del gesto, attraverso alcune lettere lasciate nelle cassette dei quotidiani di New York.
Il direttore della Borsa s’incazzò come una belva, forse anche più del toro stesso. Il sindaco di New York, Ed Koch, s’incazzò anche lui come una belva, forse anche più del toro stesso.
Arturo fu convocato d’urgenza e gli fecero un’immensa lavata di capo, con relativo verbale. Lui se ne fece un baffo, pagò i cinquecento dollari di sanzione e disse che avrebbe spostato il ‘Charging Bull’, nuovamente a sue spese.Ma non disse dove.
La notte successiva, con gli stessi uomini che lo avevano aiutato la sera prima e compiendo la stessa operazione, lo posò a Bowling Green, dove si trova ormai da trentadue anni. Nessuno ebbe più il coraggio di dirgli nulla, nessuno glielo fece più spostare, perché nel frattempo Arturo Di Modica era diventato una celebrità e tutta l’opinione pubblica si era schierata a difesa della sua opera d’arte.
Oggi, il toro di Wall Street è ancora lì, visitato più dell’Empire State Building e appena un poco meno della Statua della Libertà. Troneggia al Bowling Green Park nel quartiere della borsa di New York e simboleggia la tendenza al rialzo dei mercati finanziari.
Tornato nella sua città, aveva costruito la sua dimora fuori città, in contrada Pozzo Bollente. Negli ultimi anni, viveva soprattutto a Vittoria ed era tornato sempre più di rado negli Stati Uniti. Aveva accarezzato un sogno e stava lavorando ad un’ultima grande opera che voleva regalare alla sua città: due cavalli in bronzo da 40 metri situati uno di fronte all’altro a sormontare il fiume Ippari: un sogno rimasto incompiuto.
Voleva fare diventare casa sua un centro di aggregazione mondiale di artisti giovani. L’ultima apparizione pubblica nel settembre scorso quando i quattro candidati sindaco di Vittoria (Salvatore Di falco, Piero Gurrieri, Salvatore Sallemi, Francesco Aiello) si recarono nella sua casa per pianificare questi progetti da realizzare quando la città avesse avuto un sindaco. Numerosi i messaggi alla sua morte. Il giudice Bruno Giordano, vittoriese, magistrato di Cassazione, scrive: ““Non sarebbe giusto, non basterebbe, non sarebbe vero dire che Arturo è stato un grande artista, uno scultore. Egli è stato molto di più: estroso, coraggioso, ambizioso, generoso, provocatore. Ha visto il mondo come altri non l’hanno visto e ha dato al mondo molto di più di quello che ha avuto e visto. Un visionario della bellezza. Voleva donare a Vittoria la grandezza che merita. Un’opera incompleta, come capita ai grandi. Che la sua terra gli sia grata!”
Anche il Presidente della Regione, Musumeci, ha voluto ricordare l’incontro con l’artista, a New York, nel corso di una visita istituzionale, quando Di Modica lo volle incontrare, legato indissolubilmente alla sua terra.
Anche l’on.le Nello Dipasquale si è detto addolorato per la grave perdita che lascia il territorio privo di una figura artistica di eccellenza, apprezzato in tutto il mondo.

Arturo Di Modica aveva ricevuto, nell’anno 2000, il Premio Ragusani nel Mondo.

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