Zona gialla per il virus, arancione per il meteo, Musumeci dice che non è ‘liberi tutti’, Confcommercio vuole le domeniche ‘aperte’

Ci dicono di stare in casa, ma non è che non ci forniscono lo spasso per alleviare la noia, decreti e ordinanze a profusione, che debbono essere studiati e interpretati, imposizioni e successive spiegazioni, attesa fino all’ultimo secondo per spostare i termini di tasse e rottamazioni varie, aumento delle quotazioni in borsa per le case produttrici di stampanti e relativo toner, ormai indispensabili per fare fronte alla crescente necessità di autocertificazioni, allentamento delle restrizioni da parte dello stato prima di prescrivere quello che dobbiamo mangiare a Natale e a Capodanno, (sembra che ci si dovrò munire di prescrizione digitale del medico di famiglia, vistata dal sindaco, da presentare al supermercato).
Musumeci non crede che a Natale si imporranno misure più severe e anticipa che anche la zona gialla dovrà passare al suo esame per possibili restrizioni regionali, tanto per fare valere la sua autorità in ombra di fronte all’attivismo del governo centrale.
Come se tutto questo non bastasse ci si mette Confcommercio che ancora prima dell’ordinanza che ci rende zona gialla, chiede subito, a Musumeci, che venga annullata la chiusura domenicale dei negozi.
Se ci riusciranno saranno capaci di dire ai dipendenti, solo alla chiusura del sabato, che l’indomani si lavora, per la giusta retribuzione del personale poi si vedrà, per questo non sono tempi di rispetto dei contratti né di comunicati sulla materia.
Ormai, siamo stanchi e rassegnati, ci sono riusciti, preferiamo stare in casa, perché per uscire è come preparare un esame di maturità, non sai chi è aperto e chi è chiuso, se devi prendere un caffè deve essere da asporto e poco ci manca che ti devi portare lo zucchero da casa. Lo puoi bere in macchina, ma a non meno di trecento metri dal bar ma a più di duecentocinquanta metri da un altro bar.
Ora siamo in grandi ambasce, perché non sappiamo se la dicitura per la zona gialla “dal 29 novembre” vuol dire decorrenza dal 29, domenica, o dall’indomani, lunedì 30.
Sarebbe proprio il caso di andare da un mago per farsi dire come stanno le cose.
A farci pensare è anche la campagna di Confcommercio per indurre a comprare sotto casa e non affidarsi all’e-commerce.. Giusto e sacrosanto privilegiare il commerciante locale, ma quando ci sono le condizioni per farlo. Sono tantissimi i settori merceologici per i quali nessuno si sogna di consultare internet, ma bisogna evitare di additare gli acquirenti digitali come dei soggetti da emarginare.
Per restare a Ragusa, da sempre c’è stato l’esodo per lo shopping, un tempo a Catania, poi a Modica, al centro commerciale, poi ancora a Catania, nei centri commerciali più forniti e convenienti di quelli locali.
Nel mentre, le aziende più affermate nei vari settori, e le più serie, si sono affermate nel capoluogo e nessuno pensa, per determinati prodotti, di uscire dalla città,
Ma con questa fissa di mettere all’indice gli acquisti su internet la si deve finire: non scendiamo nei particolari, ma voglio citare solo tre casi emblematici.
I libri di scuola: ogni anno prenotazioni, libri che ritardano ad arrivare, il distributore di Catania li ha esauriti, attese anche di 15 giorni, su amazon clicchi la lista della tua classe e dopo 48 ore hai i libri a casa, possibilmente anche con lo sconto mai avuto su libri scolastici.
Perché dovrei pagare una semplicissima protezione in vetro per lo smartphone o una cover il triplo di quanto mi chiedono a Ragusa, dove, peraltro, non trovo l’assortimento di modelli e colori?
Se cerco un paio di Timberland, in questo momento, trovo lo shop della casa che offre un assortimento da fare paura, per modelli e colori, con lo sconto del 50%, quando a Ragusa, per due o tre modelli al massimo, ti dicono che non vanno nemmeno in saldo.
Lo stesso vale per un mocassino classico di medio livello, introvabile da tempo, nella nostra città, “perchè non si usa”, giustificazione che mi fa andare in bestia.

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