Rubrica “Si alza il Sipario su…” a cura della Fondazione Teatro Carlo Terron – Regione Sicilia e dell’Osservatorio Interpartitico Pari Opportunità

L’Italia si può ancora chiamare  il Bel Paese? Considerazioni di un diciottenne

Viviamo in un mondo ormai molto materialista, un mondo dove a farla da padrone è solo il Dio denaro e dove si fa di tutto per accaparrarsene il più possibile, pulito o sporco che sia.
Siamo in un Paese democratico, che lo è solo per certi versi. Basti pensare a tutti coloro, dal più grande imprenditore fino al più piccolo commerciante, che, incuranti degli altri, evadono fior di milioni di euro il cui peso appunto ricade su quei poveri lavoratori onesti, anche se sempre in diminuzione.
Ormai, l’evasione tocca tutti gli ambienti sociali: dal barbiere alla piccola pizzeria. Ecco, è questo il presente che viviamo. Un Paese fatto di maschere a capo di un teatro chiamato Parlamento, dove la collettività viene spesso messa in secondo piano, ma dove tutto è solo un conflitto d’interessi continuo, tra capricci vari e molte illusioni.
Il finto buonismo è alla base di tutto ciò. L’esempio lampante è dato dalle campagne elettorali, quando ti promettono la luna per poi trovarti con un pugno di mosche e nulla più in mano, con tutta la criminalità organizzata dietro a tirare le fila. Nulla è più spontaneo: dal rapporto con il prossimo (perché da un momento all’altro tutti possono voltare le spalle) fino ad arrivare al cibo, che sempre a scopo di lucro, viene contaminato, manipolato, esportato ed elaborato, senza che ci si curi che in gioco c’è la salute di chi  lo consuma.
La meritocrazia va sempre più scemando in tutti gli ambiti sociali, nello sport, nelle università, nei lavori che sono tra l’altro sotto pagati (citasi ad esempio  quello dei ricercatori).
E’ un Paese sul baratro, dove si son persi non dico tutti, ma buona parte dei valori e dove, ahimè, il nostro futuro è tutto fuorché roseo.
Si parla molto spesso di principio di fratellanza, principio di uguaglianza, etica morale e sociale, ma sono solo parole, perché al primo impiccio si molla tutto e si lasciano i guai al socio, all’amico o a chi di turno, preoccupandosi solo di sé.
Un termine che rispecchia in maniera inequivocabile il momento è “ipocrisia”. Tutti bravi, benefattori, ma che fanno il gioco della bandiera, prendendosi meriti di atti mai compiuti e riempiendosi la bocca di parole altisonanti e di promesse mai mantenute.

Roberto Di Benedetto

Classe V A-A.F.M.  –  Istituto Tecnico Statale “Giuseppe Garibaldi”  –  Marsala
Docente che ha curato la correzione: Maria Casella
Docenti referenti: Teresa M. Titone e Maria Bellafiore

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