di Cesare Pluchino
In attesa del testo definitivo del nuovo regolamento dei lavori d’aula e delle commissioni, cerchiamo di spiegare cosa è successo, dalla bozza di modifica all’approvazione condivisa dell’atto
Se dopo due sedute di Consiglio Comunale, maggioranza e opposizioni avessero avuto la pazienza di stilare un comunicato ufficiale unitario, o, meglio, affidarlo alla Presidenza del Consiglio, nessuno si sarebbe permesso di dire la sua sull’argomento, ancorché avesse vissuto, da vicino, i due giorni di pretattica.
Invece c’è la sfrontatezza di diffondere comunicati che, per la stanchezza di lunghe ore di seduta, dimenticano episodi e condizionamenti importanti che hanno determinato lo svolgersi degli eventi.
La colpa di tutto ciò facilmente addebitabile a quanti propugnano la massima trasparenza, e lo streaming come antidoto di tutti i tabù politici, ma sono i primi a chiudere le porte delle stanze dove si decide la politica alla maniera di sempre.
Perché si lavora per due anni ad un testo di modifiche che non è, palesemente, condiviso e, arrivati in aula, si cede alle ‘’pressioni’’ dell’unica opposizione presente ?
Questo non è spiegato in nessuno dei comunicati, proveremo a farlo in questo spazio.
Come sempre, significativo l’intervento del consigliere Giorgio Massari, nel primo giorno di seduta, quando volle esprimere il plauso per il tentivo di cambiamento di statuto e regolamento ma non poté esimersi dal distinguere la diversità, nella percezione del senso dell’iniziativa, fra i due proponenti.
Il consigliere Stevanato, del Movimento 5 Stelle, portava avanti una proposta finalizzata solo a limitare l’azione delle opposizioni, il consigliere Ialacqua, del Movimento Città, cercava di razionalizzare misure e norme, in qualche caso, anacronistiche.
In entrambi, Massari intravedeva una cultura avversa al protagonismo dei partiti, dei movimenti, delle liste che concorrono alla elezione di un elemento in nome di un gruppo, di un progetto. Quindi, una consacrazione della cultura individualistica della politica, un approccio dell’antipolitica.
Il risultato, sempre secondo l’abituale analisi eccelsa del capogruppo PD, era il prevalere della sopraffazione che produce un clima d’aula pesante, con una provocata sovrapproduzione di emendamenti, spesso inutili.
Le regole servono a dare confini, ma lo sconfinamento è sempre possibile, secondo Massari, il regolamento esistente non era da buttare, da cambiare per forza, servivano solo sacrosanti accorgimenti per il contenimento della spesa.
In tutto l’iter, Giorgio Massari ha trovato elementi per convincersi che l’attuale opposizione governerà, in futuro, la città: in Inghilterra, l’opposizione è chiamata di ‘’Sua Maestà’’ per significarne il rispetto e adeguarla al rango del primo ministro, da noi, purtroppo, non è considerata nemmeno una risorsa.
Dopo un intervento di questo genere, che faceva seguito ai numerosi in commissione e che riprendeva temi, più volte, riproposti dal Presidente del Consiglio Giovanni Iacono che, sempre, ha seguito e presieduto le riunioni della conferenza dei capigruppo con funzione di commissione per il regolamento, consiglieri poco esperienti ma responsabili, avrebbero dovuto affidarsi a chi la politica la sa fare.
Invece si è scelto il muro contro muro, con minacce di usare i numeri bulgari e il conseguente, legittimo, schieramento di 268 semplici foglietti di carta, prestampati, che costituivano il naturale deterrente di ogni sparata.
E se per fare un buon piatto ci vuole il bravo cuoco, se per guidare sui tornanti della Targa Florio ci vuole il ‘manico’ adatto, per fare l’opposizione, fra i banchi di palazzo dell’Aquila, non rimaneva che Sonia Migliore protagonista assoluta fra i superstiti che hanno voluto controbattere, con naturale predisposizione, la logica dei numeri bulgari. Opposizione che, va detto, ha incontrato l’incondizionata fiducia di tutte le minoranze rimaste in aula, primariamente del capogruppo Giorgio Massari che ha ciecamente seguito e approvato, apparentemente distaccato, l’azione di guerriglia politica ‘ricamata’ da Sonia Migliore.
I grillini, per la seconda volta, dopo il bilancio 2014, si sono liquefatti come neve al sole, di fronte all’ipotesi di passare giorni in aula e, fatto più grave, di fronte alla possibilità di paralizzare, senza il nuovo regolamento, l’attività consiliare in vista di importanti inderogabili impegni e atti.
Se lo fanno per esigenze di lavoro di qualcuno, se hanno poca resistenza per restare in aula, se lo fanno perché temono per la compattezza del fronte dei numeri bulgari, non è dato sapere.
Resta il fatto che, dal minacciato utilizzo dei numeri bulgari, si passa, nel giro di mezza giornata, dopo ore passate a cincischiare, alla resa quasi totale, che non riesce nemmeno a portare a casa elementi probanti per una azione moralizzatrice della politica, quella attesa dalla gente.
Perché a questa, assillata dai problemi di ogni giorno, non interessa se l’attività consiliare e delle commissioni sarà, d’ora in avanti, più efficace, incisiva ed efficiente: merito dei grillini aver ridotto il numero dei componenti le commissioni, peraltro misura condivisa da buona parte delle opposizioni, ancorché derivata dall’iniqua e antidemocratica eliminazione dei monogruppi che vanificano l’autonomia di molte scelte degli elettori. Oltre a ciò, per economicità ed efficienza dei lavori, va ascritto alla maggioranza il tentativo, parzialmente riuscito, di aver limitato l’opposizione strumentale.
Opinione comune che il tutto dovrà essere verificato, non tanto con il nuovo regolamento alla mano ma, piuttosto, praticamente in aula.
Per Sonia Migliore, e per l’opposizione in aula, un successo essere riusciti a contenere la riduzione dei tempi di intervento, a scongiurare l’eliminazione delle due ore di comunicazioni e delle dichiarazioni di voto.
Piuttosto è la maggioranza del Movimento 5 Stelle a dover spiegare due particolari importanti che non sono stati attenzionati con la dovuta serietà:
Diversi esponenti delle minoranze hanno sollevato l’opportunità di eliminare i gettoni di presenza, almeno per la partecipazione alle sedute di commissione. Proposta nemmeno valutata, che ha messo a nudo falsi moralismi e inutile propaganda populistica.
Più grave che i grillini abbiano ignorato una norma per regolamentare il diritto al gettone di presenza legandolo ad un minimo decente e decoroso di permanenza nella seduta, come invece non avviene per molti consiglieri, ben identificati, che, spesso, intervengono ai lavori d’aula e di commissione giusto il tempo per acquisire la giustificazione per l’esonero della giornata lavorativa che si aggiunge al gettone spesso del tutto immeritato. E si sappia che, quando si tratta di un dipendente privato il Comune è tenuto anche al rimborso della diaria giornaliera alla ditta.
Di questi aspetti, per il contenimento della spesa e per un’azione moralizzatrice della politica, la maggioranza non ha prestato alcun interesse e non ne ha tenuto nessun conto.
